– I risultati elettorali non sono particolarmente incoraggianti.
Vero, il PDL declina, e questo fa ben sperare: forse ci si avvicina, lentamente, a un momento in cui a destra ci sarà spazio per un partito di destra, in sostituzione di uno dallo scarso contenuto politico, tutto immagine e clientele.
D’altronde, però, chi avanza è il centrosinistra, addizionato di grillini; non è materia per i nostri sogni, soprattutto guardando i curriculum non troppo liberali di alcuni candidati. Avvicinarsi a Berlusconi è improponibile: già ci ha occupato la casa, ora gli diamo le chiavi della macchina? Spostarsi a sinistra è innaturale: non siamo socialdemocratici. Per dirla all’americana, l’unica opzione per FLI ora è taking the long view: occorre guardare lontano e ignorare il rumore dei tatticismi di breve termine.

La segreteria nazionale, in una nota diffusa ieri, ha indicato che al secondo turno delle amministrative la scelta sarà degli elettori: niente alleanze con l’uno o con l’altro candidato sindaco. Non è viltà e non è difficoltà nel risolvere alcuni nodi della dialettica interna, che pure esistono; il punto è un altro.

Siamo in un angolo per via di un’anomalia, quella che vede Berlusconi occupare con straordinaria persistenza il nostro spazio politico naturale. Inutile illudersi: in un angolo rimarremo finchè questa anomalia persisterà, finchè il potere mediatico del Presidente del Consiglio terrà una parte dell’elettorato in attesa delle tanto sbandierate riforme liberali e un’altra schiacciata sul timore del comunismo.

Nel frattempo, occorre concentrarsi sul programma, sulle proposte che alle prossime elezioni politiche si vorranno presentare agli italiani. Uno dei punti di forza di FLI è la grande vivacità delle idee: un fecondo assortimento di pensieri su come vogliamo che sia la nuova destra liberale emerge ogni giorno sui webmagazine, nel movimento giovanile, negli eventi pubblici. Niente a che vedere con il deserto intellettuale del PDL, né con la stagnazione intorno a modelli cristallizzati che si vede a sinistra.

I seminari di Libertiamo, che si terranno a Pescara questo fine settimana, sono un esempio di come dobbiamo procedere.
Si parlerà di temi che da sempre riempiono il dibattito del nostro Paese: l’imprenditorialità, l’innovazione scientifica, la questione meridionale, lo spazio del mercato e quello dello Stato. Accanto a questo, non mancherà l’attenzione sugli argomenti più rilevanti dell’oggi: l’integrazione delle seconde generazioni, il rapporto tra politica e nuovi mezzi di comunicazione, i cambiamenti di scenario nel Mediterraneo. Il tutto “contro il senso comune” e “contro la cultura conformista”, come recitano i titoli di due interventi.

Salvo cambiamenti repentini e ora imprevedibili, non ci sarà modo di guadagnare un vero spazio decisionale fino alle prossime elezioni politiche. Neppure sappiamo se allora dovremo di nuovo confrontarci con Berlusconi.
Prendiamo questa lunga attesa come una fortuna: abbiamo tempo di riflettere, organizzarci, discutere, progettare, scrivere, parlare, intervenire, costruire. Siamo meno distratti di altri dalle incombenze quotidiane della politica; non viviamo nello spavento di perdere il posto; non abbiamo delus i nostri elettori.

Abbiamo, in altre parole, il lusso della libertà vera; facciamone tesoro e, tra due anni, portiamone i frutti in dote a chi vorrà darci fiducia.