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Torino: Fassino sindaco, centrodestra non pervenuto

 – E’ andata come doveva andare, o forse peggio.
Se i sondaggi delle ultime settimane avevano forse edulcorato la situazione, già i primi exit-poll di ieri hanno contribuito a riportare la cittadinanza alla realtà, dando l’idea di quale sarebbe stata la sconfitta del centrodestra.

Piero Fassino, il candidato scelto da Sergio Chiamparino per la successione, ha vinto con il 56,5% dei suffragi, stracciando l’avversario del PDL, Michele Coppola, fermatosi quasi 30 punti percentuali sotto di lui, al 27%. Far peggio del 29% di Rocco Buttiglione sembrava una missione impossibile, eppure il centrodestra torinese ce l’ha fatta. Tale era l’inconsistenza dell’attuale Assessore regionale alla Cultura che molti elettori di centrodestra (perfino all’interno del partito) hanno preferito il voto disgiunto o, addirittura, Fassino o Musy.
Tutto secondo le previsioni, quindi. O quasi.

Anche il Terzo Polo, infatti, crolla e raccoglie le briciole. Alberto Musy, il professore liberale che ha dato filo da torcere ai due sfidanti in questi due mesi di campagna elettorale, si ferma ad un deludente 4,8%, risultato ampiamente sotto le aspettative. Dalle parti di Via Carlo Alberto, quartier generale della lista civica di Musy, si sono visti musi lunghi per tutto il pomeriggio di ieri. Eppure, già gli eventi di chiusura della campagna elettorale avrebbero dovuto far suonare il campanello d’allarme: poca gente e sempre la stessa.

L’Udc, il partito che più di tutti avrebbe dovuto portare acqua al mulino di Musy, fa registrare uno dei peggiori esiti elettorali sotto la Mole, andando addirittura sotto al 2,5%. Per non parlare di FLI, bloccatasi all’1,4%. “Discutere di programmi e dei problemi concreti della città non paga”, dichiara lo sconsolato Musy ai microfoni di Sky. E in effetti pare proprio sia così, se è vero che il candidato­–civetta Domenico Coppola, appoggiato da liste create apposta per l’occasione tra cui No-Euro e Forza Toro, è riuscito nell’impresa di racimolare almeno 10.000 voti tra i distratti, raggiungendo quota 3,5% ed entrando così in Consiglio Comunale. Meglio di lui e Musy ha fatto solo Vittorio Bertola, l’outsider grillino che si è piazzato al terzo posto della contesa elettorale con il 4,9%.

Fatto sta che ora la città di Torino si aspetta che il nuovo Sindaco aggredisca i pur tanti problemi che l’eredità di Chiamparino ha lasciato. A partire dal debito, sul quale Fassino ha minimizzato nel corso di diversi dibattiti, senza dar conto di come intenderà ridurlo. Certo è che, al di là degli abbracci di circostanza, la nuova era fassiniana sarà molto diversa nei toni e nelle azioni dal decennio chiampariniano.

Un esempio? Negli ultimi giorni di campagna elettorale Fassino ha promesso di volersi impegnare nella campagna referendaria contro la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, sostenendo in particolare che i servizi idrici non debbano essere messi a gara perché l’acqua “ha un valore d’uso e non di scambio”. Insomma, il passo sembra breve: Torino passa dal pragmatismo di Sergio al marxismo di Piero.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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