Categorized | Partiti e Stato

Napoli a De Magistris: annientato il Pd, umiliato Berlusconi

Se Napoli elegge De Magistris io mi si suicido. Lo ha promesso – o minacciato – Clemente Mastella, candidato – anche lui  – alla conquista della frontiera partenopea, dopo esser stato, poerello, personalmente messo in croce dall’ex Pm, giuridicamente violentato ed ora – ahilui – anche politicamente annichilito. Il fatto è che Napoli, a suo modo, ha scelto la svolta. Populista, demagogicamente legalitaria, ipocritamente schierata dalla parte della pseudo-onestà anti-imprenditoriale: come quella manipulitesca di vent’anni orsono. Ma tant’è: per Napoli, Gigino ‘o flop è il cambiamento.


Il successo di De Magistris, che contenderà la vittoria al ballottaggio al se-dicentesi extra-pidiellino Lettieri, fa il paio con la clamorosa umiliazione del populismo di segno opposto – quello del Berlusconi che a Napoli non promette più soluzioni ai problemi ma deroghe alle leggi la cui violazione costituisce in realtà la principale causa di quei problemi – parliamo dei rifiuti, delle case abusive.

I napoletani hanno ignorato il Pd – incarnazione del potere civico mal agito, a dispetto dell’incolpevole Morcone, che pure ha pagato l’avvilente incapacità del partito bersaniano di fissare una rotta, stabilire un confine, avere il coraggio di  credere in un’alternativa partenopea, né supponente né parassitaria. Al rispettabilissimo Pasquino, candidato terzo in uno schema quanto mai bipolare, i napoletani hanno espresso una fiducia difficilmente ascrivibile a logiche clientelari, a retro-pensieri ideologici, a ragioni di opportunità, e che, proprio per questo, impressiona. Parliamo di Napoli, signori, non di Londra. Il voto d’opinione – la rivendicazione per via elettorale della individuale dignità civile – è tutto fuorché una scelta scontata.

Lettieri non era un candidato banale. Almeno così è come avrebbe voluto farlo apparire il suo spin doctor, Claudio Velardi, che ha cercato di raffigurarlo come ben altro dall’aumma aumma cosentininano. Ma Berlusconi ha insistito: ha creduto che i napoletani fossero dei tali coglioni che tre anni dopo la dichiarata rivendicazione della soluzione alla farsa monnezza, quelli fossero ancora disposti a credere alle soluzioni miracolose da lui medesimo avanzate.

Velardi ha usato l’ingengno: ad  inizio campagna ha fatto sottoscrivere ad alcuni a lui affini ex potenti piddini – ma tuttora influenti – post comunisti locali un appello pro-Lettieri. Un caso mediatico da manuale. Efficace, a suo modo. Il suo cliente avrebbe dovuto avere l’intelligenza di reggere il gioco. Ma Lettieri quell’intelligenza – o quel coraggio – di apparire altro più che terzo non ha mostrato di averla, ed alla fine a dargli la linea ha accettato fosse Cosentino, cioè Berlusconi, non lo spin doctor. E la linea di Berlusconi-Cosentino è stata: garantire il continuismo del peggio.

Si andrà, a Napoli, ad un ballottaggio surreale, ma a suo modo ‘epocale’. Lettieri, più che il centro-destra, più che un progetto, più che una piattaforma operativa di rottura, incarna l’apicalità collusiva della passata amministrazione ma con organigrammi diversi, ai quali – forse suo malgrado – ha comunque scelto di subordinare la propria indipendenza potenziale.

De Magistris è quello che è: un ipocrita che non esita a valersi per sé dell’immunità di parlamentare europeo mentre denuncia per gli altri il dovere di rinunciarvi. Uno che non si pone remore di (ab)usare del potere inquirente per ritagliarsi un personale profilo mediatico, quindi politico, sotto le insegne del quale programmare l’ascensione all’empireo decisionale.

È stato bravo, De Magistris, a gestire la campagna elettorale. E, come Di Pietro a livello nazionale, costringe adesso l’inerziale riserva piddina ad appoggiarlo. Se i numeri valgono qualcosa, infatti, tra due settimane l’inventore di Why Not e Poseidone – le più aberranti farneticazioni giudiziarie che Seconda Repubblica ricordi – potrebbe diventare il nuovo primo cittadino partenopeo.
Napoletani, auguri!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

8 Responses to “Napoli a De Magistris: annientato il Pd, umiliato Berlusconi”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    auguri , naples.

    povera, naples.

  2. puzzailsignorvincenzo scrive:

    Condoglianze alla famiglia Mastella

  3. creonte scrive:

    mi pare non siano pochi a Napoli che hanno votato PDL e De Magistris, no?

  4. Mi scusi, ma non mi sembra corretto richiamare la circostanza che De Magistris si sia avvalso dell’immunità parlamentare europea senza citare per quale “reato” l’abbia invocata: non ha rubato, non ha corrotto e non è stato corrotto, non è stato l’utilizzatore finale di una prostituta minorenne. Il reato di cui si sarebbe macchiato è la diffamazione, avendo affermato (fonte ANSA) che “Bagnoli è una pagina vergognosa di commistione tra politica e crimine attorno al denaro pubblico” (QUI.

    La Sua analisi e la Sue consederazioni su De Magistris, per soprammercato, divergono davvero parecchio da quelle espresse dal Prof. Pasquino (Terzo Polo) all’indomani dei risultati elettorali, il quale – da galantuomo qual è – gli ha reso l’onore delle armi: “Per Lettieri 3/30esimi come quando si dà una bocciatura. A De Magistris un 28 tranquillo. Uno che prende undici punti in più dei voti dei partiti che l’hanno appoggiato, uno che prende il 16% come lista quando di partenza ne aveva 10 può prendere meno di 28? È uno che ha portato una tesi di laurea”.

    Mi permetta di dirLe che apprezzo molto più il terzopolista Pasquino (e dalle sue parole traggano le dovute conseguenze per il ballottaggio) e auspico che altri facciano altrettanto.

    Una curiosità: non so se Lei vota a Napoli, ma – se lo dovesse fare – a chi darebbe la preferenza al ballottaggio? O non voterebbe?

  5. creonte scrive:

    io voterei per De Magistris

  6. Simona Bonfante scrive:

    @bastian cuntrari. de magistris può avvalersi dell’immunità parlamentare di cui ha piena e legittima facoltà come qualunque altro parlamanetare a cui, tuttavia, egli pretende di doverla negare. a maggior ragione se si ritiene innocente, a meno di ritenere che il magistrato chiamato a giudicarlo possa invece ritenerlo colpevole, ovvero non giudicare con serenità, ovvero compiere un atto di ingiustizia. opinione, questa, che suona stonata per un ex magistrato sé-dicentesi vittima di persecuzione dei ‘poteri forti’ rappresentati dai politici – categoria alla quale adesso si fregia invece di appartenere. l’incoerenza, o meglio: la disonestà intellettuale, non è una caratteristica che apprezzo. detto questo, non disconosco affatto il successo elettorale né imputo ad altri se non a lui stesso il merito della plateale vittoria, come d’altra parte mi pare di aver ben espresso in questo pezzo scritto ‘a caldo’ a poche ore dalla conclamazione finale. esaudisco anche la sua curiosità: se votassi a napoli mi avvarrei della facoltà di non votare, senza per questo pretendere di giudicare chi invece ritenga opportuno farlo.

  7. creonte scrive:

    l’immunità per reati di opinione e diffamazione è ben diversa da un’immunità per affari loschi, chiamiamoli col loro nome

Trackbacks/Pingbacks