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Milano secede dal ticket Berlusconi-Lega

– Impietose e rivoluzionarie, le percentuali milanesi. La fotografia di una realtà profondamente mutata, da investigare al di là di ogni possibile esito del ballottaggio, comunque aperto anche se quasi impensabile da ribaltare per il centrodestra. 48 contro 41, una debacle non annunciata e per questo ancora più dolorosa per chi, come Formigoni o Podestà, non si è sottratto ai mass media, ma anche per chi, come Bossi o Berlusconi, si è invece ritirato nel silenzio.

La sinistra ha (ri)trovato il successo sotto la Madonnina con il più identitario dei suoi possibili candidati. Il più riconoscibile come “di sinistra”, ma nel contempo mite nel porsi, nel parlare. Altoborghese, certo, ma in grado di entusiasmare la gente, di divertirsi quando serve, di impegnarsi a fondo e di incontrare qualcosa come 50mila concittadini: “E’ stata la vittoria della campagna di relazioni, a dimostrazione che i mass media contano ma non del tutto”, ha spiegato Davide Corritore, consigliere uscente del Pd e tra i primi sostenitori (contro il suo partito) di Pisapia. Le relazioni con la città, ciò che è mancato terribilmente alla Moratti. L’ha ammesso Podestà nella serata di ieri: “è poco empatica – ha detto – e noi tutti ci siamo mostrati lontani dalla gente su temi come l’Expo”. Meglio accorgersene tardi che mai.

Chi invece negli ultimi giorni ha incontrato la Moratti, l’ha descritta come una persona molto tesa. Una campagna difficile la sua: l’aveva iniziata nel suo stile, quello della signora moderata e affabile. Un caloroso augurio in occasione del matrimonio del suo competitore. Poi è scoppiato il caso Lassini, che per la cronaca è (mentre scrivo) 19esimo con quasi mille preferenze. Il candidato dei manifesti sulle Br in tribunale ha la consolazione d’avere battuto l’assessore uscente Giampaolo Landi (quello che era passato a Fli e poi di nuovo al Pdl. Quello che dichiarò di essere liberale ma come assessore alla salute “doveva” vietare il fumo nei parchi), nonché qualche consigliere uscente. E infine il disperato suggerimento di qualcuno che forse aveva in mano sondaggi precisi, e ha pensato che un colpo di teatro bastasse a risanare i numeri. Quell’uscita sul passato di Pisapia, squallida perché buttata lì all’ultima manciata di secondi, controproducente perché errata nella formulazione.

Forse è eccessivo concludere che la Moratti abbia perso in quel momento. E’ più probabile che avesse già perso prima. Nel Palasharp difficile da riempire mentre Pisapia riempiva la piazza della stazione centrale e, poi, piazza del Duomo. Nell’Expo per ora fallita. Anche nella giravolta leghista, con gli uomini di Bossi prima legalitari fino all’inutile (i coprifuochi), poi convertiti alla città always open, com’era scritto (del resto) nel programma del 2006. La Lega, l’altra grande sconfitta: un 9,6% che brucia. Ci si aspettava il 12-14%, sembra la dimostrazione che alle mancate promesse (nazionali e locali) del partito presunto liberale la gente non risponda (più) rifugiandosi nel verde padano. Una piccola prova del nove: in cima alle preferenze nella lista della Lega, dopo Matteo Salvini che ormai surclassa il vicesindaco De Corato (9mila preferenze contro 5mila), si piazzano Massimiliano Bastoni e Luca Lepore: non certo due candidati da transfughi dell’ultima ora dal Pdl. Il primo è l’uomo di Borghezio a Milano, il secondo è il presidente uscente di una circoscrizione.

E infine (last but not least) arriviamo a Manfredi Palmeri. Il candidato migliore che Fli e Udc potessero esprimere a Milano si staglia orgogliosamente al 5,6%. A scrutinio terminato possiamo definirlo un ottimo risultato. Dimostra che a Milano occorre fare i conti con un centrodestra diverso dall’impoverimento culturale a cui abbiamo assistito con l’Expo, con la coperta di Linus del richiamo agli anni ‘70 e con toni per nulla moderati di certi candidati a cui evidentemente il Pdl rinuncia a fare la radiografia. E in particolare non era così scontato che la lista del Nuovo Polo, sconosciuta e senza simboli di partiti, raccogliesse più preferenze dell’Udc (il 2,68% contro l’1,89%). Invece è successo. Come è successo che i residui di “Prima Repubblica” presenti nel Nuovo Polo abbiano occupato nulla di più che il fondo della lista. Un post-it importante: Futuro e Libertà, in futuro, pensi più al futuro, come gli insegnano il primo posto di Sara Giudice, il secondo di Barbara Ciabò, il terzo di Alessio Straniero, il quarto di Matteo Certani.

Letizia Moratti, quando in tarda serata si è fatta vedere al centro congressi Cariplo dove aveva installato il suo quartier generale, si è levata qualche sassolino dalle scarpe. “Si apre una fase nuova del centrodestra – ha detto – aperta a tutte le forze moderate che non si sono sentite rappresentate dal nostro schieramento”. Non è da leggersi come frase di circostanza. La Moratti non vuole soltanto cercare scontatamente (e tardivamente) l’appoggio di Palmeri e del Nuovo Polo, parla di fase nuova. Fli e Udc sono gli interlocutori non solo delle prossime due settimane, ma di questa fase. Lo ha spiegato molto bene: “Certo che mi rivolgo ai partiti, oltre che alla gente”, ha risposto a precisa domanda. Ed è proprio questo il momento in cui tenere ferme le smanie di autolesionismo. Ora che Fli ha dimostrato, seppur con un risultato di lista che poteva anche esser migliore, di non avere intorno solo “quattro gatti”, non si divida immediatamente tra Pisapia e la Moratti, non si faccia del male ma colga il senso profondo di questa piccola grande rivoluzione politica che è stata il primo turno di voto a Milano. Una città che, al di là delle colpe personali di Letizia Moratti, di Berlusconi (c’è già chi è pronto a giurare che la guerra in Libia ha fatto la sua parte: moderati simpatizzanti di dittatori, suppongo) o di qualche affrettato suggeritore, esige a questo punto con tutta evidenza un cambio di rotta sostanziale.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

8 Responses to “Milano secede dal ticket Berlusconi-Lega”

  1. inutile scrive:

    Progetto del FLI fallito clamorasamente. Non si piazza al balottaggio da nessuna parte, ottiene meno voti di una lista civica ovunque, non risulta neanche determinante.
    Insomma una sconfitta su tutta la linea, diciamo che la pubblicità fatta dal FLi è servita soltanto a far perdere voti in alcune parti al PDL a favore per esempio a milano di un fiero comunista.
    Ora beccatevi Pisapia, grazie FINI e Della Vedova.
    Si diceva che il FLI è nato morto, in realtà è stato un aborto spontaneo

  2. Dire che la Moratti ha perso a causa di Fli, di Fini e di Benedetto Della Vedova (e delle declinazioni milanesi, cioè Manfredi Palmeri e il Nuovo Polo per Milano) è assolutamente falso.

  3. mick scrive:

    Perdere voti a favore di un fiero comunista…. Ma che gente vota per il PDL?
    A parte le battute, io capisco che da quelle parti si legge il giornale di famiglia ma…
    Un altro aapunto. La pubblicità si chiama campagna elettorale. Anche qui capisco, l’azienda di famiglia e gli istinti primordiali, ma…
    In fine un consiglio. Mi raccomando non dica alla batsindaco che i voti di FLI non sono determinanti, potrebbe reagire in modo scomposto, diciamo così: poco moderato!

  4. Massimo74 scrive:

    @inutile
    Premesso che non sono un elettore di FLI,direi comunque che dare la colpa al partito di Fini per la batosta elettorale(perchè di questo si tratta)del cdx,è semplicemente patetico e significa ancora una volta non voler guardare in faccia la realtà e cioè non rendersi conto che con questo voto i cittadini hanno voluto semplicemente dire al premier che di lui, del suo governo e di tutte le mancate promesse elettorali,(su tutte quelle della riduzione delle tasse)ne hanno le scatole piene.
    La crisi economica se non te ne sei accorto continua a perdurare a differenza di quello che succede in altri paesi e questo nonostante per anni si sia cercato di negarla in ogni modo possibile,inoltre delle riforme liberali che gli elettori di cdx aspettano da 17 anni a questa parte nemmeno l’ombra.In compenso grazie a questo governo ci ritroviamo con equitalia,invenzione di quel “genio” di Tremonti(ministro totalmente incapace, che dall’inizio della legislatura ad oggi è stato solo in grado di aumentare debito e spesa pubblica)la quale sta portando sul lastrico migliaia di famiglie e piccole medie imprese con interessi da usura e procedure di esproprio degne di una banda di estortori legalizzati.Aggiungi a questo gli studi di settore che dovevano essere aboliti da questo governo e che invece sono di fatto stati estesi grazie al redditometro,altra perla del commercialista di Sondrio(e pensare che c’è anche chi lo vorrebbe come nuovo premier,in pratica si tratterebbe di passare dalla padella alla brace)e che costringono piccoli commercianti,artigiani,piccole e medie imprese a dichiarare cifre che mai hanno guadagnato e che non potranno essere pagate in alcun modo dai malcapitati,con la conseguenza che tutto ciò porterà al fallimento di tantissime pertite iva,le quali vorrei ricordare sono quelle che garantiscono oggi il 97% dei posti di lavoro in italia.Ecco questo è quello che sta facendo questo governo di pseudo liberali e questo senza ovviamente dimenticare tutte le varie leggi vergogna come il processo breve,il legittimo impedimento,la legge sulle intercttazioni,ecc.che nulla hanno a che vedere con i problemi veri dei cittadini ma che riguardano solo i problemi personali del cittadino Silvio Berlusconi.
    Forse il cavaliere pensava che anche questa volta gli italiani si sarebbero lasciati turlupinare dai suoi giochi di prestigio,vedi ad esempio la festa scudetto del milan organizzata proprio alla vigilia del voto,ma stavolta gli è andata male.Del resto come diceva Abraham Lincoln “Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo”.

  5. inutile scrive:

    Non ho detto quello. Ho detto che le divisioni fatte dal FLI portano perdite di voti al PDL (penso sia innegabile). Certamente ora a Milano il FLI può scegliere se fare lo struzzo oppure appoggiare un candidato.
    IL progetto del FLI è fallito perchè non porta da nessuna parte, questo intendevo, perchè il bipolarismo rimane (anzi si consolida), e la divisione dell’area liberale può solo portare vantaggio a sinistra.
    I dati del FLI sono verametne preoccupanti in tutte le città.
    Il progetto scellerato di FINI ha portato solo problemi al centrodestra.

  6. @inutile. Sei di Milano? Conosci le promesse della Moratti datate 2006? Sai qualcosa di come vanno le cose qui?

  7. creonte scrive:

    che vuol dire che il bipolarismo si consolida, se viene sancita la nascita del M5S e di De Magistris?
    a Latina stessa FLI non viene votata perchè preferisono la lista poleverini…il terzo polo non è per nostalgici

  8. inutile scrive:

    Ci vengo spesso a Milano e sono orgoglioso che nonostante la crisi si sia tenuta l’addizionale irpef più bassa d’Italia si sia dato via a linea 4 e 5 di Milano e si siano tenuti prezzi fermi su mezzi pubblici quando tutti aumentano.
    Questo vuol dire scegliere Moratti o Pisapia, uno che si professa liberale e che solo mette in dubbio la scelta è una follia.
    Sul FLi invece noto che è fallito perchè non prende gli indecisi e non prendi gli scontenti del PDL.
    Ma questo era prevedibile

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