Salvate il soldato DSK (come lui non ha salvato la Grecia)

di SIMONA BONFANTE – Annullato l’incontro con Angela Merkel per il negoziato sul prestito greco previsto domenica: il Fondo Monetario ha preferito non delegare nessuno in sostituzione del direttore Dominique Strauss-Kahn, momentaneamente impossibilitato a presenziare, causa arresto a New York con l’accusa – respinta – di violenza sessuale, tentato stupro e sequestro di una cameriera d’albergo trentenne.

Di che avrebbero dovuto parlare la Cancelliera e il Direttore del Fmi? Del bubbone greco che minaccia di impestare tutti noi. Come noto – e come previsto – il prestito euro-internazionale non è servito granché: condizionarne la concessione ad un piano di riforme e tagli di devastante impatto sociale, senza tener conto che un governo sempre ai suoi concittadini deve rispondere prima ancora che ai pluto-depositari della cassa finanziaria comune – diciamolo – non è stata una strategia di lungimirante efficacia. Infatti i greci, sto prestito da strozzini, col piffero che lo hanno metabolizzato. Figurarsi a Dublino, dove oltretutto al governo non siedono neanche più i sottoscrittori dell’accordo.

A DSK si deve l’architettura e la direzione della fase 1 – fallita – del ‘salvataggio’ dei confratelli europei in prossimità di default. Il presunto tentato stupro viene consumato proprio mentre si accingeva a concludere la fase 2, il ri-salvataggio. Chissà, sarà stato lo stress. Comunque, a questo punto al suo posto entra in campo il direttore aggiunto del Fmi, l’americano John Lipsky – almeno per un po’ visto che anche costui è prossimo alla scadenza. Certo, Dsk o altri, la Grecia assicura: il piano di ristrutturazione dell’economia nazionale procederà come concordato, il che, francamente, potrebbe anche non essere una buona notizia.

Sulle virtù professionali di Strauss-Kahn, dunque, qualche dubbio permane.
Quanto all’uomo, che dire: è un habitué dei sexgate, storie di corna per lo più
. Esattamente un anno fa usciva in Francia un libro vergato da un presunto ex collaboratore che, sotto lo pseudonimo Cassandre, raccontava con la sputtanante precisione dell’insider la ossessione sessuomane di questo gajardo sessantenne. Episodi, consuetudini, usi e costumi di tale imbarazzante gravità da rovinare la carriera di chiunque, ma non quella di DSK che anzi ha continuato ad andare alla grande nel gradimento dei francesi.
Insomma, ok le corna, ok la porsche. Ma lo stupro…

Lui si professa innocenteIl governo francese, in una nota ufficiale, invita ad andarci cauti, almeno finché i fatti non saranno stati incontrovertibilmente acclarati. E ci vanno cauti anche i socialisti che pure – in parte almeno – della eliminazione di Strauss-Kahn dalla corsa alle primarie per la scelta del loro candidato alle prossime presidenziali avrebbero avuto di che gioire. François Hollande, per dire, è dato come principale potenziale beneficiario delle preferenze dell’ala riformatrice del partito. Eppure (o forse proprio per questo), esprime riserve sulla credibilità dell’accusa: “non è il DSK che conosco io” – ha detto. E te credo.

Intanto si fa strada – puntuale come i condoni, i tagli alle tasse, le riforme costituzionali pre-elettorali di Berlusconi – la teoria del complotto. Saranno stati Aubry, Royale, Hollande; anzi no, è stato Sarkozy. O magari i tedeschi, o gli anarchici greci, o gli irlandesi: chiunque abbia anche un pur vago interesse a colpire DSK per il ruolo sino ad ora assolto nel Fondo monetario internazionale, o per quello potenziale nella sfida politica interna alla sinistra francese.

In tutto questo, non è ancora chiaro se DSK goda dell’immunità riservata ai responsabili delle grandi organizzazioni internazionali: lo statuto dell’Fmi, infatti, limita la copertura immunitaria dei suoi componenti agli “atti compiuti nell’esercizio ufficiale delle loro funzioni”. E l’atto di cui DSK è accusato non pare proprio rientrare nella categoria.
Certo, è un’accusa pesante. Sconquassante – a dire il vero. Lo sarebbe sia se si rivelasse fondata sia se si dimostrasse una montatura. È una faccenda lose-lose – possiamo dirlo? E poi che accidenti ne sarà adesso della pseudo-strategia anti-default di Grecia, Irlanda, Portogallo…
Chi vivrà, vedrà!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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