Lo diciamo subito, mentre il voto è in corso, perché servirà per il dopo. Per quando, tra qualche ora, verrà un primo responso dalle urne e l’Italia inizierà a risvegliarsi con la testa pesante dalla sbornia che il Cavaliere le ha procurato, pagando da bere a tutti e promettendo a ciascuno secondo la misura del proprio e dell’altrui interesse.

Forse vincerà, forse no, a partire da Milano dove la mamma di Batman, la gregaria della diffamazione, la ben sposata e meglio affiliata signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti potrebbe tra poche ore tornare a sedersi sul più alto scranno di Palazzo Marino, imbullonando il principale a quella di Palazzo Chigi. O dove potrebbero aprirsi le prime crepe nell’edificio e nell’immaginario del berlusconismo. Lo scopriremo presto.

Non sappiamo ancora quale sarà l’esito del voto, però già sappiamo cosa non dimostrerà. La politica è un’arte di governo, ma anche un’arte drammatica. C’è dentro il sapere e la persuasione, la realtà e la rappresentazione. La polis è un insieme di regole e di umori, non solo foro, ma anche teatro. Ma il bello del proselitismo e del mercato delle opinioni è che le ragioni dei meno tentino di diventare quelle dei più, non che le prime si adeguino alle seconde.

Il consenso elettorale non stila però il ranking delle ragioni e dei torti. La democrazia è, più modestamente, un dispositivo di sicurezza, che impedisce di esercitare il potere a dispetto dell’opinione dei cittadini, ma non distilla, attraverso di essa, la “verità politica”. Contro l’idea che il voto fosse il surrogato democratico del pollice verso dell’imperatore e che il potere incarnasse lo “spirito del popolo”, c’è perfino capitato di diventare berlusconiani, quando democraticamente gli si voleva fare la pelle ed espropriarlo dei beni e della virtù e perfino dell’eleggibilità.

Non ci faremmo oggi, per la stessa ragione, alcun problema a rimanere anti-berlusconiani, anche di fonte ad un Berlusconi trionfatore e intenzionato a regolare i conti con tutti i suoi avversari. Anzi, di fronte al moderatismo ridotto ad una sorta di stile politico dell’estremismo e all’anticomunismo stalinista di chi odia i comunisti morti, ma adora quelli vivi (a partire dall’amico Vladimir), questa sarebbe una ragione in più per schierarci dalla parte dei “nemici del popolo”.