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Berlusca non olet

– La triste verità è che i comunisti mangiano i bambini per davvero, perché non gli rimane altro con cui sfamarsi.
È la tremenda storia di un paese, la Corea del Nord, dove l’ennesima carestia ha portato i suoi abitanti al cannibalismo.
Si parla di bambini morti dissotterrati, o direttamente rapiti e uccisi e poi venduti al mercato come carne “speciale”, nonostante la pena di morte che il regime ha stabilito per questo tipo di reato: alcuni ristoratori nel cui locale sono stati trovati resti umani sono stati giustiziati.

Questa incredibile minchiata, l’ho trovata pubblicata in un sito – che non vale la pena di citare, è la notizia che farebbe felice il nostro premier.

Il sogno di tutti i discriminatori e quello per il quale le loro leggende circa il nemico, primo o poi, possano dimostrarsi in quanto reali.

Nella regressività del nostro orizzonte politico quella che possiamo definire “delegittimazione mitica dell’avversario” si è talmente consolidata da esser diventata, ormai, un fatto quotidiano.

La frase detta da Berlusconi “I leader della sinistra sono sempre pessimisti, anzi incazzati. Scusate, ma ogni tanto sfodero le lingue e vi faccio vedere che uso l’inglese. Quando loro vanno in bagno, e non e’ che ci vadano spesso, visto che si lavano poco ,e si guardano allo specchio per farsi la barba, si spaventano da soli”, non è semplicemente un modo buffonesco di intendere una politica volta ad un elettorato farsesco, ma è qualcosa di più e diverso, è il raccordarsi ai canoni mitici di delegittimazione dell’avversario.

E allora, per gioco, le parole del premier le prenderemo sul serio, molto sul serio.

In questa frase berlusconiana abbiamo varie azioni testuali.

La prima è quella che categorizza la categoria patemica del testo in poche parole e riguarda il modus essendi di un attante testuale; le passioni, gli stati d’animo che lo compongono, che contribuiscono a caratterizzare e identificarlo, ad esempio: l’avido, il geloso, il collerico, il pauroso, il nostalgico.

In questo caso l’attante testuale sono i leader della sinistra, che vengono categorizzati nella dimensione patemica di pessimisti e incazzati. E’ da anni che Berlusconi batte su questo concetto. La sinistra è pessimista; il pessimismo, in quanto limitazione emotiva, è l’impossibilita di leggere e identificare tutte le potenzialità del reale, quindi la sinistra è delegittimata, in virtù di una sua propria categoria patemica genetica, ad interpretare le necessità, i bisogni e i desideri di un paese.

La delegittimazione a priori, e per statuto, è una delle categorie discorsive per eccellenza. Se vivete a Roma vi troverete spesso ad ascoltare, all’interno di un discorso,l’intercalare “capisci”, che in termini linguistici e inconsci significa “io ho ragione, ma forse tu non sei in grado di rendertene conto”. Chi è davanti a me, avversario dialettico, se non dovesse essere del mio stesso parere vorrebbe dire che non è in grado di intendere. E’ una delegittimazione a priori, per statuto culturale.

La delegittimazione per vizio di forma intellettuale dell’avversario è una categoria classica d’identificazione dell’altro.

L’altro, il non io, e colui che è impossibilitato ad essere e pensare come me. In questi termini l’altro, come nelle idee di Berlusconi, è sempre “nemico” perché si oppone a me, e quindi, mette in difetto e in pericolo la mia, illusoria, sicurezza identitaria.

Ma non basta. Nella frase del nostro premier sono contenute altre due categorie classiche della delegittimazione dell’avversario, ossia quella del grottesco e dell’impurità.

La dimensione del grottesco implica sempre deformità e bruttezza. Per millenni gli ebrei si sono visti illustrare come gobbi e con nasi iperbolici, nei disegni anticapitalistici il capitalista era sempre disegnato grasso quanto un uomo cloaca e con una testa talmente piccola da essere l’inverso plastico dell’enorme tuba sempre sulla testa e dell’enorme sigaro sempre in bocca, nei fascistissimi disegni di Boccasile i militari angloamericani erano sempre orrorifici negroni con piccoli occhi e bocche enormi, metafore dell’ingordigia e del desiderio immanente di violentare le nostre donne.

La bruttezza ipertrofica, quasi in maschera, è la prima chiave di delegittimazione “umana” del nemico. Il suo corpo, deforme, metaforizza la sua interiorità, deformata e psicotica. Il corpo come sineddoche della mente. E per Berlusconi i leader della sinistra sono talmente fisicamente grotteschi, con tutto ciò che ne consegue, che quando “si guardano allo specchio per farsi la barba, si spaventano da soli”.

Ed ecco che arriviamo alla categoria dell’impurità, la più complessa, quella per la quale gli uomini di sinistra “si lavano poco”. Perché il leader della sinistra pur avendo i soldi per il sapone e pur avendo i bagni, non si lavano? Perché nel subconscio di Berlusconi è apparsa questa fregnaccia?

L’acqua, in molti miti e come archetipo culturale inconscio, è il flusso primordiale, la sorgente di ogni forma di vita, ma è anche elemento di dissoluzione e di annegamento, come ad esempio i diluvi universali. Ma la dissoluzione, come eliminazione dell’impurità, è la porta d’accesso alla rinascita e, quindi, alla purezza perduta. La sporcizia, cioè l’assenza d’acqua, implica l’impossibilità di accordarsi allo spirito. Per entrare in una moschea bisogna purificarsi lavandosi, per presentare un bambino alla comunità cattolica bisogna purificarlo con l’acqua, per accedere a un cibo sacro bisogna lavarsi le mani. Chi non è pulito è impuro. Chi è impuro scatena il caos del sacro, il disordine.

Un patologo francese, a ridosso della prima guerra mondiale, teorizzò che i militari tedeschi tendevano, per natura, alla sporcizia – non erano, quindi, uomini dotati di spirito, ma macchine animali come orchi dei poemi celtici o del Signore deli Anelli.

In un testo del ‘500 si legge che “i saraceni emettono un certo orribile lezzo” e per Lombroso gli zingari puzzavano perché si nutrivano di carogne.

Il lordo, il puzzolente, in poche parole l’impuro, non è ammesso alla tavola della più alta manifestazione della civiltà, ossia, la civiltà dello spirito, e quindi, tanto per abbassare i toni del discorso, neanche alla stima e considerazione del nostro premier Berlusconi.

Che invece è ottimista, bello, ed anche puro, visto che tra una prestazione e l’altra si ricorda sempre di lavarsi (è qui scatterebbe la battuta volgare, ma non la facciamo).

Ma anche Berlusconi, nella sua evanescenza culturale, con le sue frasi ad effetto, in un modo o nell’altro, ci permette di ricordarci degli archetipi della comunicazione tra uomini.

Quindi lo ringraziamo.

Ma per lui ho una brutta notizia. Sono di ritorno da un viaggio nel quale ho visto torme di bambini affamati che mangiavano i comunisti.

E adesso che i comunisti son finiti, pare si stiano spostando, di notte con la luce della luna, in Italia. Per mangiare i politici grassi, anziani, flaccidi, ergo, meglio digeribili.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

8 Responses to “Berlusca non olet”

  1. libertyfighter scrive:

    Si vabbé e altre due ore di discorsoni dialettici..

    1) I leader della sinistra sono sempre incazzati e pessimisti.

    Ok mi sembra una banale constatazione di un dato di fatto.

    2) La sinistra “non si lava”.

    Questo è un pò meno dato di fatto, ma ben lungi dalle categorie pugnettistiche mentali sul significato mistico di purezza e impurità, deriva anche questa da una considerazione storica.
    Tanta parte della sinistra ha con se una mentalità che ha sempre ritenuto borghese il lavarsi e acconciarsi troppo. Sono i figli dell’eskimo e dei centri sociali.
    Ci sono sempre stati e sono sempre stati conosciuti.
    In Abruzzo sono talmente conosciuti che è stato creato un nome in dialetto proprio per questa categoria.
    PEDAZUOZZ (piedi zozzi).
    Diciamo che non è solo Berlusconi a dirlo? Diciamo che forse, magari storicamente e non personalmente, la sinistra è stata spesso idiosincratica all’ordine e alla pulizia?

    “Il lordo, il puzzolente, in poche parole l’impuro, non è ammesso alla tavola della più alta manifestazione della civiltà, ossia, la civiltà dello spirito, e quindi, tanto per abbassare i toni del discorso, neanche alla stima e considerazione del nostro premier Berlusconi.”

    Vediamo come riesco ad analizzare io sta cosa, senza usare i paroloni da laureato in lettere che hai tirato fuori.

    Hai usato una particolare figura espressiva tendente a delegittimare Berlusconi.
    Prima di tutto hai tradotto “non sono in grado di fare politica” con
    “non sono ammessi alla tavola della più alta manifestazione di civiltà”.
    Trasformando quello che è un semplice lavoro, e per giunta spesso sporco e fraudolento con una “mistica tavola abbondante di civiltà dove alcuni, vengono lasciati morir di fame perché esclusi.”

    Cerchi ovviamente di smuovere i cuori di quelli che fanno un paragone con poveri derelitti affamati del Biafra che non vengono fatti mangiare da porci assassini.
    Una schifezza di paragone.
    Se mi ubriacavo e mi drogavo prima di scriverne uno simile, mi riusciva meglio.

    Nel secondo periodo l’utilizzo di “neanche” farebbe supporre come scontato e naturale che il nostro premier Berlusconi DEBBA ritenere PER FORZA alcuni personaggi degni di stima e considerazione.
    Come se fosse un diritto naturale della gente ottenere stima e considerazione da chiunque essi vogliano.
    In realtà non c’è nessun motivo logico per cui questi tizi abbiano diritto alla stima di Berlusconi. Nè logico, né tantomeno istituzionale, visto che tra le tante porcate, la costituzione ancora non ci obbliga alla stima.
    Però quel “neanche” buttato lì fa sembrare il tutto come una violazione della Convenzione di Ginevra.
    Interessante tentativo. Un pò puerile forse, ma migliorerai.

  2. libertyfighter scrive:

    E infine, tanto per non lasciar niente di inspiegato.
    Questo è quello che ho trovato in 4 secondi di ricerca google sui comunisti e i bambini.

    La scrive Zheng Yi (uno dei leader della rivolta di piazza tienanmen)
    *Scarlet Memorial: Tales of Cannibalism in Modern China*,
    pubblicata nel 1996 negli USA dalla Westview Press.

    “L’idea di “nemico” era molto ampia. Non erano “cannibalizzati” solo quanti erano stati iscritti a partiti diversi da quello comunista o erano discendenti di proprietari terrieri. Le stesse Guardie Rosse si erano divise in una “grande fazione” e in una “piccola fazione”, e Mao stesso giocava sullo scontro per controllare meglio il movimento. Quando Mao si schiera decisamente con la “grande fazione” centinaia di membri delle Guardie Rosse, fedelissimi del “Grande Timoniere”, sono a loro volta cannibalizzati. Zheng Yi considera l’aspetto allucinante della sua inchiesta non il fatto che bambini (la cui carne è considerata più tenera e gustosa) siano mangiati di fronte ai genitori (e viceversa) e donne orrendamente torturate prima di finire sul tavolo dei “banchetti di carne umana”, né che il cuore e il fegato dei “cannibalizzati” siano conservati per anni sotto sale per essere consumati più tardi quali prelibatezze dotate anche di presunti poteri curativi. No: quello che lo sconvolge è che – quando si trattava di Guardie Rosse della “piccola fazione” – queste si facessero macellare o strappare brandelli di carne mentre erano ancora vive gridando “Viva il Partito” o “Viva Mao”, convinte che il Grande Timoniere ignorasse o disapprovasse le atrocità. E invece – sul punto il libro di MacFarquhar e Schoenhals è implacabile quanto quello di Jung Chang – Mao non solo sapeva ma organizzava il terrore fino ai suoi limiti più estremi, nell’ambito di una complessa manovra per conservare un potere assoluto che gli sembrava minacciato.”

    Quindi mi dispiace per te, per voi, per loro, ma soprattutto per quei bambini, ma purtroppo è vero. I comunisti mangiavano (o davano da mangiare) i bambini.

  3. Pippo scrive:

    Bisogna capirli
    Al debutto, il loro grande maestro Karl(etto) Marx ha additato loro come compito primordiale l’eliminazione della borghesia alla quale ahimè appartenevano due o tre milioni di piccoli contadini ucraini.
    Malauguratamente il grande maestro tra gli argomenti della sua illuminata produzione letteraria, si è dimenticato di includere qualche capitolo sulla coltivazione delle patate (a lui le comperava un compiacente borghese di nome Engels).
    Fu cosi che la scomparsa di 4 o 5 milioni di contadini, borghesi affamatori del popolo, anzichè schiere di satolli, allegri e felici compagni, produsse 7 o 8 milioni di morti di fame.
    Fu appunto in quella occasione che per evitare di interrompere la gloriosa marcia verso il “sol dell’avvenir” molti marciatori furono costretti a cibarsi di una parte dei loro infantili compatrioti indicando cosi ai membri dell’ ”internazionale futura umanità” che l’avessero proseguita, una possibile fonte di risorse alimentari nel caso venisse a mancare il volgare e dovuto apporto di patate borghesi.
    Pippo il vecchio

  4. Luigi scrive:

    Adesso libertyfighter è contento. Lui da per certo che quelli di sinistra non amano lavarsi, lo da per certo perchè in Abruzzo li chiamano piedi sozzi, i sinistri suppongo, e perchè dato che in Cina si mangiavano cadaverini durante la carestia Berlusconi può dire ciò che vuole che sarà senz’altro la verità chè quando si combatte per la libertà tutto fa brodo, te capì Linguiti…e laureati in ingegneria se vuoi farti capire da chi si lava assai e si acconcia pure, magùt.

  5. libertyfighter scrive:

    @Luigi.
    Il prerequisito per un dialogo costruttivo è che ognuno si sforzi di capire ciò che dice l’altro.
    Cosa che io cerco di fare nonostante il tuo periodare sia piuttosto confuso, ma cosa che vedo che non hai fatto con la dovuta attenzione nei confronti dei miei due commenti.

    Per aiutarti nel compito riporto lo stralcio riguardante i piedi zozzi.

    “[..cut] deriva anche questa da una considerazione storica.
    Tanta parte della sinistra ha con se una mentalità che ha sempre ritenuto borghese il lavarsi e acconciarsi troppo. Sono i figli dell’eskimo e dei centri sociali.
    Ci sono sempre stati e sono sempre stati conosciuti.
    In Abruzzo sono talmente conosciuti che è stato creato un nome in dialetto proprio per questa categoria.
    PEDAZUOZZ (piedi zozzi).
    Diciamo che non è solo Berlusconi a dirlo? Diciamo che forse, magari storicamente e non personalmente, la sinistra è stata spesso idiosincratica all’ordine e alla pulizia?”

    Come vedi ho parlato di “considerazioni storiche”. Non ho detto che quelli di sinistra non amano lavarsi. Fortunatamente molti si sono imborghesiti e non disdegnano più il sapone e l’assenza di pidocchi.
    Però, è un dato di fatto che a partire dal 68 in poi, molti di loro hanno considerato il lavarsi e presentarsi bene in pubblico, magari deodorati e profumati per benino, una inutile sovrastruttura borghese. E tanta parte di loro girava trasandata, sporca e con i capelli mai curati, proprio per testimoniare l’appartenenza al gruppo “proletario”.
    Cosa tra l’altro veramente assurda perché non è detto che un operaio non debba andare in giro pulito, rasato e vestito decentemente. Non costa tanto. Fatto sta che riportavo il fatto che nella mia regione tale conoscenza è talmente radicata da aver introdotto un termine nella vulgata dialettale.
    Altro, incontrovertibile dato di fatto. Ho detto che la sinistra non si lava? NO.
    Che hanno la fama , meritata storicamente, di essere gente poco incline all’igiene personale? SI
    Ed ho anche argomentato, mi pare.

    In ultimo.
    Il mio commento non parlava di nessuna carestia cinese. Ma di torture.

    Gli step sono sempre 3:
    1) LEGGERE
    2) CAPIRE
    3) COMMENTARE (facoltativo)
    E devono essere eseguiti per forza in quest’ordine.

  6. pietro scrive:

    @libertyfighter
    In Lombardia posso testimoniare ( dato che nei primi anni 70 frequentavo il liceo ) che i piedi zozzi con l’eschimo che conoscevo erano tutti figli di papà che dopo aver sfogato il loro “rifiuto della società consumista” sono rientrati nel gregge e adesso sono berlusconiani in giacca e cravatta e hanno sostituito le canne con la più elegante cocaina da consumarsi nei templi del berlusconismo chic come l’Hollywood a Milano.
    Capisco che si debbano usare simili argomenti, da parte di finti liberali, che quando c’è da difendere insignificati trombonate elettralistiche su cui non verrebbe la pena di spendere un minuto dimenticano SEMPRE i concetti di responsabilità personale o di presunzione di innocenza come l’ex extraparlamentare di sinstra piedi zozzi e portafoglio gonfio Bobo Maroni che ultimamente si è scandalizzato del fatto che l’OBBLIGO di detenzione per chi è SOSPETTATO DI OMICIDIO sia una porcata fascistoide e incompatibile con la costituzione italiana.
    Spiegando semplicemente, chi come berlusconi usa l’artificio retorico di considerare SOLO categorie generiche in cui incasellare i NEMICI non è molto diverso dai marxisti che dividono le persone in CLASSI, è una politicante da scarse capacità con l’acqua alla gola.
    Senza considerare che a destra ci sono personaggi altrettanto puzzolenti e allergici all’acqua che a sinistra, come le crape pelate nostalgiche del Duce imbarcate nel PDL…….

  7. pietro scrive:

    Mi piacciono questi liberali a corrente alternata come i tifosi di Berlusconi che combattono i comunisti morti e leccano i piedi a quelli vivi ( come il caro Putin che , ricordo ha ri-nazionalizzato il 75% dell’economia russa se non è un comunista quello!)

  8. Francesco Linguiti scrive:

    va bene:
    chi è di sinistra non si lava per ricordare il ’68
    i cinesi comunisti mangiavano i bambini
    mio nonno aveva 5 palle e di mestiere faceva il flipper

    e andiamo avanti così …. “l’ignoranza è la madre delle tradizioni”

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