Se sono alte, le tasse non si conciliano con l’etica

– Art. 23

“Nessuna prestazione personale e patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”

Art. 53

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

La Costituzione italiana, attraverso questi due articoli, impone delle limitazioni che vengono poste allo Stato nel momento in cui procede alla riscossione delle tasse. Nella storia dell’umanità il concetto di tributo – dal latino tribuere, cioè dare – non si è mai coniugato con quello di etica – dal greco ethos, consuetudine – intesa come scienza che governa i costumi, poiché l’uomo ha sempre concettualizzato il prelievo fiscale come un evento dannoso per l’equilibrio economico personale. Sembra a tal punto paradossale parlare di eticità del tributo, tanto è vero che questo concetto si rivela ai più un mito inarrivabile.

Ma con l’avvento della prima grande rivoluzione industriale, un pensiero comune si diffuse a macchia d’olio stravolgendo di fatto le vecchie convinzioni: nacque quell’idea secondo la quale lo Stato debba avere un ruolo nell’economia, dando quindi un fondamento morale all’imposizione fiscale. Pareto, Stuart Mill, Rawls, Keynes e Einaudi sono solo alcuni economisti che contribuirono allo sviluppo di questo pensiero, il quale gettò le fondamenta per la futura nascita del Welfare State – stato sociale –  secondo cui il cittadino è tutelato dallo Stato di fronte alle necessità dell’esistenza. Da qui discende il corollario che è giusto che lo Stato imponga un tributo economico e che il cittadino risponda positivamente a questa chiamata.

Tuttavia negli ultimi decenni questo spirito di condivisione ha perso la spinta propulsiva originaria poiché le esigenze smisurate della società moderna stanno alterando esageratamente il rapporto tra mezzi disponibili e bisogni da soddisfare, cioè il rapporto tra tasse e servizi, costringendo cosi lo Stato ad indebitarsi con i cittadini stessi con interessi che logorano i conti pubblici. E’ difficile propagare una visione di tributo eticamente giusto se in Italia il prelievo fiscale è superiore al 40% del reddito prodotto!!!  Va da sé che i fenomeni di evasione ed elusione fiscale, i quali riducono ai minimi termini i conti pubblici, sono figli di una pressione fiscale esageratamente elevata. La ripugnanza verso il prelievo fiscale è ormai un’idea diffusa nella maggior parte dei cittadini e può essere comprensibile viste le condizioni in cui versa il Paese.
Tuttavia ci vengono indicate dalla nostra Costituzione anche altre funzioni del prelievo fiscale il quale, oltre a reperire le risorse finanziarie, costituisce delle risposte verso problematiche che scaturiscono proprio dal termine “etica”, come la visione solidaristica delle tasse nei confronti di quella parte di cittadini che non raggiunge il fabbisogno minimo di sopravvivenza. Questa valenza supera di gran lunga qualsiasi altra attribuibile al prelievo fiscale ed agendo in questo modo, privilegiando quindi la giustizia sociale rispetto a quella fiscale, rinnoveremmo la rete del Welfare, mantenendone la natura solidaristica e il rapporto produttività/costi equilibrato.

Quindi partendo dai limiti della Costituzione nella riscossione delle imposte si è arrivati a definire  funzione e figura del cittadino nella società: il cives deve acquisire consapevolezza del ruolo che ha nell’edificazione della società migliore e deve partecipare al processo delle scelte che riguardano tutti. Di pari passo lo Stato deve migliorare il proprio equilibrio di bilancio, riformare la pubblica amministrazione incrementando l’informatizzazione e, sul versante delle entrate, dimostrare di essere un attento amministratore attuando politiche di abbattimento della pressione fiscale che opprime i cittadini. Il tributo, visto in quest’ottica, conclude il suo percorso di strumento espropriativo della persona divenendo un fattore di arricchimento indiretto dei singoli.


Autore: Antonio Di Giorgio

Nato a Priverno (LT) nel 1987. Studente di giurisprudenza nella Pontificia Università Lateranense, si occupa di un'associazione socio-culturale chiamata Punto Futuro della quale è socio fondatore, collabora con una testata giornalistica territoriale come Agorà Privernate e vive la politica come militante di Futuro e Libertà per l'Italia.

17 Responses to “Se sono alte, le tasse non si conciliano con l’etica”

  1. Massimo74 scrive:

    La pressione fiscale reale in italia non è al 43% come si sente spesso dire,ma ben oltre il 60% come si può evincere da fonti autorevoli come la banca mondiale.

  2. Massimo74 scrive:

    “la visione solidaristica delle tasse”

    Perdona ma questa mi sembra la solita retorica usata da politici e burocrati per poter mettere le mani nelle tasche dei cittadini.Tanto per cominciare non’è che se io sono povero allora questo mi da il diritto di venire a casa tua a prendermi la tua roba(altrimenti sarei giustamente definito ladro e messo in carcere).Poi in secondo luogo,dimentichi una cosa essenziale e cioè che se una parte della popolazione è indigente,ciò dipende proprio dal fatto che lo stato espropria i cittadini di una parte consistente del loro reddito e pertanto questi ultimi sono poi costretti a rivolgersi allo stato stesso per accedere a dei servizi quasi sempre di pessima qualità.Aggiungi poi a questo il fatto che lo stato impedisce la concorrenza in vari settori,vedi ad esempio i notai,i commercialisti,gli avvocati,i tassisti,i farmacisti,ecc,attraverso la creazione delle corporazioni e questo porta ovviamente ad avere tariffe più alte che vanno a danneggiare in primis proprio quei ceti più deboli che lo stato a parole dice di voler difendere.
    Vedi, io penso che la solidarietà sia un sentimento nobile,ma proprio per questo dovrebbe essere una cosa fatta su base volontaria e non una cosa imposta sotto la minaccia delle armi.
    Se vogliamo davvero aiutare i poveri,allora liberalizziamo seriamente l’economia,facciamo le privatizzazioni e riduciamo drasticamente la pressione fiscale.Solo così rimetteremo in moto l’economia e creeremo maggiore benessere per tutti,compresi quelli che oggi hanno di meno.

  3. antonio scrive:

    Forse mi hai frainteso ma siamo sulla stessa lunghezza d’onda per quanto rigaurda monopoli e liberalizzazioni. Ma parlare di tassazione etica è importante perchè tutti noi dobbiamo capire che lo Stato siamo noi, che se evadiamo le tasse rubiamo a noi stessi, che il prelievo fiscale diventa eticamente giusto quando compie quella redistribuzione dei redditi che punta a ridurre il distacco tra ricchi e poveri, che si sta accentuando in maniera del tutto incontrollata. Il messaggio che dobbiamo far passare è che pagare le tasse è giusto, è lecito ed è doveroso, nella speranza che politiche economiche ad hoc abbassino la percentuale di prelievo fiscale perchè, come ho ribadito anche nel post, è difficile far credere che una tassazione al 43% sia eticamente giusta.

  4. Frank scrive:

    Il prelievo fiscale, soprattutto col modello della tassazione progressiva, è legato a doppio filo col concetto di Welfare State e di solidarietà sociale. Solo in questa ottica è possibile parlare di eticità del tributo. Spesso si attacca il principio della fiscalità generale senza tener conto di cosa essa garantisca. I veri obbiettivi da perseguire sono invece la lotta (seria) all’evasione fiscale e a l’ottimizzazione della spesa pubblica tramite un sistema di liberalizzazioni (altrettanto serie e non fittizie come quelle che ci propinano di questi tempi) con un efficace sistema di authority a vigilare. Questo è l’unico modo per far si che la pressione fiscale diminuisca e che si parli finalmente di una tassazione equa. Se poi vogliamo cambiare il sistema sociale su cui si fonda da sempre questo paese, questo è un altro discorso…

  5. MauroLIB scrive:

    Brrrrrr!!!!!

    () il cives deve acquisire consapevolezza del ruolo che ha nell’edificazione della società migliore ()

    Brrrrrrrrr!!!!!!!

  6. Massimo74 scrive:

    “Spesso si attacca il principio della fiscalità generale senza tener conto di cosa essa garantisca”

    E che cosa garantirebbe il prelievo fiscale a parte il fatto di permettere a qualcuno di vivere alle spalle di qualcun’altro?

  7. lodovico scrive:

    Civis romanus sum. Paolo di Tarso, come Berlusconi, cerca il suo giudice naturale a differenza di Marchionne, cittadino svizzero, cui trattengono, per i redditi prodotti in italia, un’aliquota fissa. La flat tax, questione per i liberti, noi abbiamo uno stato di diritto.
    Ricordi: le tasse sono belle………. E poi Equitalia: nasce con un nome che ricorda equità e Italia.
    Come Roma si deve estendere il concetto di cives a una grande moltitudine di genti….. si deve esser periferia con le capitali al centro dell’europa. In attesa di un nuovo Carlo Magno (e di una etica mondiale)e di un tuo secondo articolo su libertiamo invio cordiali saluti. lodovico

  8. antonio scrive:

    @Frank: sono pienamente in linea con il tuo pensiero. Aggiungo solo che in settembre la mia associazione organizzerà un meeting di alto profilo sull’ottimizzazione della spesa pubblica con l’auspicio che si usino toni pacati e seri in modo tale da stimolare il dibattito su temi cosi importanti, spesso trascurati dall’attuale Governo

  9. Andrea B. scrive:

    @ Frank (e Antonio che si associa)
    Si, esattamente, credo che l’unica salvezza per l’Italia sia proprio cambiare il sistema sociale su cui si fonda, malgrado (e forse proprio per questo) sia così “da sempre”.
    Solamente ribaltando la visione dominante (e per qualcuno sacra) che vede lo stato come un inattaccabile dispensatore di sussidi e di etica, riusciremo a giungere qualche risultato sostanziale nel limitarne l’ influenza sulla vita degli individui.
    Viceversa, se lo stato sarà sempre il fulcro del ragionamento politico, stato a cui eventualmente, se e quando, togliere qualche funzione e potere (soprattutto in materia fiscale), allora non riusciremo a cambiare alcunchè e rimarrà sempre “la bestia” che avremo paura ad affamare.
    Ed i suoi guardiani continueranno parassitariamente ad ingrassarsi con i nostri soldi, riempiendosi la bocca circa l’ineluttabilità di tale situazione.

    Comunque:
    -“evasione ed elusione fiscale, i quali riducono ai minimi termini i conti pubblici…”
    -“il cives deve acquisire consapevolezza del ruolo che ha nell’edificazione della società migliore…”
    -“visione solidaristica delle tasse…”

    Vado a mettermi una pomata per la pelle … a qualcuno sono venuti i brividi, a me l’ orticaria ! :-)

  10. Antonio scrive:

    peccato che questa visione estrema che tu hai non è condivisa dalla maggior parte degli italiani e, poichè siamo in democrazia, non vince quello che dice una persona (o una strettissima minoranza estremista) ma vince quel che dice la maggioranza. Mi sa tanto che questa orticaria te la dovrai tenere per molto tempo. Se per voi lo Stato è una bestia, problemi vostri. Andate a vivere in un posto dove non c’è lo Stato, sicuramente starete meglio.

    Io dico che va trovato il modo per abbassare il prelievo fiscale, dico che vanno liberalizzate molte cose, ma non voglio demolire lo Stato, come m sembra voglia fare tu!

  11. Massomo74 scrive:

    @antonio
    Infatti la democrazia non’è altro che la dittatura della maggioranza (tra l’altro maggioranza quasi sempre relativa),dove alla fine la lobby più potente vince e detta legge su tutte le altre.
    Tu dici di andare a vivere altrove,ma francamente non concosco paesi in cui oggi lo stato non sia presente e in ogni caso non si capisce perchè debbano essere le vittime a doversene andare e non gli aggressori.E’ un pò come se tu ad un commerciante vittima del pizzo mafioso gli dicessi che se non gli sta bene quella situazione se ne può sempre andare a vivere da un’altra parte.E’ chiaro che esiste anche quella possibilità(e infatti molti decidono di emigrare anche per questo),ma non significa affatto che ciò sia giusto.

  12. Antonio scrive:

    sinceramente mi sembra di intraprendere una discussione surreale…uno che vede la democrazia come la dittatura della maggioranza ha, secondo me, quanto meno un’idea distorta della realtà. Queste sono regole del gioco democratico, che ha i suoi difetti, ma è il meno peggio da sempre. Scusami è ma tu cosa proponi??? perchè qui siamo partiti da una visione positiva delle tasse ma stiamo arrivando a mettere in dubbio la democrazia! spiegami tu cosa proponi perchè sono curioso…

    Non ti sei mai chiesto perchè in tutti i Paesi almeno un pizzico di Stato è presente? vogliamo vivere nell’anarchia? essere liberale significa vivere in anarchia? FRANCAMENTE non crede proprio!!!

  13. Massimo74 scrive:

    “Non ti sei mai chiesto perchè in tutti i Paesi almeno un pizzico di Stato è presente”

    Anche gli stupri,i furti e gli omicidi sono presenti ovunque nel mondo,ma ciò non significa che siano atti criminali a tutti gli effetti,o che siano necessari alla sopravvivenza della società.
    Poi guarda se ci pensi bene un vero liberale per essere coerente fino in fondo deve essere per forza anarchico,in quanto se si legittima la presenza dello stato,allora si legittima anche il monopolio dell’utilizzo legale della forza e la coercizione nei confronti dei dissidenti da parte di quest’ultimo e questo se permetti è in palese contrasto con l’ideologia liberale che propugna il rispetto dell’individuo e delle idee altrui.Comunque se ti interessa c’è un libro molto interessante uscito qualche anno fa scritto dal libertario tedesco Hans Hermanne Hoppe e si intitola “democrazia il dio che ha fallito” e spiega proprio perchè il sistema democratico è sostanzialmente fallato alla sua base e porta alle peggiori nefandezze e perchè secondo l’autore risulta invece preferibile un sistema fondato sulle comunità volontarie e sul rispetto assoluto della proprietà privata.

  14. Antonio scrive:

    Non ci sono dubbi sul fatto che io sia in totale disaccordo con te: forse tutti e due ci sentiamo dei liberali ma io sono un moderato e tu evidentemente un estremista. Se per un’ideologia applicheresti tutto quello che hai scritto nel precedente commento, è evidente che sei nato nell’epoca sbagliata; sono finiti gli anni – grazie a Dio – dove la gente era offuscata da una ideologia. Ma comunque detto questo io ti ripeto le domande alle quali non hai risposto: dammi un soluzione! illuminami e dimmi come si fa a vivere senza lo Stato! sono curioso…

    “se si legittima la presenza dello stato,allora si legittima anche il monopolio dell’utilizzo legale della forza”

    ti sbagli di grosso caro: esistono le leggi!!! ma sembra che dai tuoi ragionamenti non esistano…

  15. Massimo74 scrive:

    Ovviamente nel post precedente intendevo dire “ma cio non significa che NON siano atti criminali a tutti gli effetti”.

  16. Massimo74 scrive:

    Guarda che l’assenza dello stato non significa automaticamente assenza di regole.La differenza sta nel fatto che le regole sarebbero sancite da contratti privati liberamente sottoscritti dagli individui volontariamente e non imposte coercitivamente dall’alto come accade oggi con lo stato.Tu dici che sono estremista,bè diciamo che sono un estremista della libertà,perchè ritengo come dice il professor Luca Ricossa che “la libertà è la più stuprata delle donne e il suo stupro il più impunito dei crimini”.
    Non puoi negare poi il fatto che lo stato abbia il monopolio legale dell’uso della forza in un determinato territorio e che questo esclude pertanto la presenza di altri concorrenti che potrebbero fornire un servizio più efficente e meno costoso.
    Comunque guarda che nella storia sono esiste realtà caratterizzate dall’assenza di stato come ad esempio l’islanda medioevale,oppure come le tribù dei pellerosse americani.Se voui approfondire comunque prova a leggere gli scritti di Rothbard che oltre ad essere stato un grande economista e matematico è stato anche colui che ha gettato le basi del libertarismo negli stati uniti a metà degli anni 60 e ha spiegato più volte come una società possa vivere e prosperare in totale assenza di un istituzione violenta e monopolistica come quella statale.Se ti interessa puoi “leggere l’etica della libertà” che è uno dei più famosi libri di Rothbard su questo tema ed è pure gratutito.
    Il link è il seguente: http://www.rothbard.it/books/l%27etica-della-libert%C3%A0.doc

  17. antonio scrive:

    i contratti agiscono sempre in base a leggi dello Stato…ma comunque sono punti di vista. Il tuo è certamente un pensiero estremista e non voleva essere un’offesa – anche se certe volte uso questo termine con accezione negativa – ma una constatazione. Di fatto mi sento un liberal-moderato ma non un libertario. Non credo che tutto debba essere liberalizzato; non credo che “liberalizzare le forze dell’ordine sia possibile!!!”, ne tanto giusto. E anche sulle tasse, credo che vadano “moderate”, cioè ridotte non tolte del tutto, perchè credo nello Stato.

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