di CARMELO PALMA – Se si guarda ai fondamentali di una campagna elettorale che il Cav. ha provveduto a ripulire di ogni contenuto politico, per trasformarla nella prosecuzione con altri mezzi della guerra all’Italia non berlusconiana, non dovremmo pensare e neppure sperare che lunedì sera ci attenda una sorpresa.

L’Italia percorsa in lungo e in largo, via terra e via etere, da uno che la governa da dieci anni e continua ad arringarla come se parlasse dall’opposizione (o dall’esilio) è oggi – a tutti gli effetti – berlusconiana. Il berlusconismo non è più un’opzione elettorale, ma un principio dell’ordine politico nazionale, a cui gli avversari e gli alleati sono stati costretti ad adeguarsi.

Per identità o per differenza, tutti sono tenuti a fare i conti con un’eccezione che si è fatta regola più che regime, senso comune prima che potere. Berlusconiana è la narrazione, che legittima le parole proibite e bandisce con spavalderia le ipocrisie e le buone maniere della retorica primo-repubblicana. Berlusconiana, in un senso più antropologico che politico, è l’identità “costituzionale” del Paese e la linea delle sue divisioni civili.

Il berlusconismo tutto chiacchiere e distintivo è screditato, ma non indebolito, politicamente disarmato rispetto alle sfide del governo, ma perfino consolidato in termini sociali. La sua presa sull’opinione pubblica non dipende solo dal controllo dei media, ma dalla natura del messaggio. Che è meramente mimetico e quindi impolitico. Abusivo tra gli abusivo, napoletano tra i napoletani, leghista tra leghisti,  Berlusconi è centomila e nessuno, ma non può essere “uno”.  Lui è come tutti, ma nessuno è come lui.

Con Berlusconi non è la rappresentazione, ma la realtà della politica a farsi pirandelliana, a confondersi nelle maschere del personaggio. E in questo “pirandellismo di natura” – come direbbe Sciascia – Berlusconi, abbandonando le ambizioni del riformatore e rivestendo quelle del primattore, ha scoperto la pietra filosofale e il segreto del successo. E da qui che lunedì – comunque vada il voto – bisognerà ripartire. Perché Berlusconi presto passerà, questo berlusconismo in cerca d’autore non così rapidamente.