Pisapia non è un ladro, ma forse Mediolanum evade le tasse. Interessa?

– Se davvero esiste un “disegno eversivo” contro il Presidente del Consiglio, il sodalizio criminoso è ben più esteso di quanto l’interessato dia mostra di credere.

Se poi, come corollario della strategia mediatico-giudiziaria, esiste anche, come il Cav. ha dichiarato, un “attacco patrimoniale” contro le sue sostanze, per una sorta di ritorsione economica contro il successo che la sua figura riscuote, oltre al giudice Mesiano, che ha condannato Fininvest a pagare 750 milioni di euro di danni al nemico De Benedetti, tra gli “attaccanti” bisognerebbe annoverare anche gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza che a Banca Mediolanum e Mediolanum Vita hanno negli ultimi mesi complessivamente contestato un imponibile non dichiarato per oltre 300 milioni di euro a partire dal 2004.

Di quest’ultimo “attacco” ha parlato meritoriamente solo Il Fatto Quotidiano , che non a caso è il giornale che più guadagna sulle vendite e meno sulla pubblicità di derivazione “berlusconiana”. Eppure da molti punti di vista questa è una notizia più interessante e imprevista di quella con cui il Tribunale di Milano ha in primo grado punito il “compratore” della sentenza Mondadori (così ha stabilito infine la Cassazione) e risarcito la parte processuale che dalla “compravendita giudiziaria” era stato danneggiata.

La società nel mirino del fisco italiano non è una partecipazione finanziaria “laterale” della Fininvest. Tra il Gruppo Doris  e la Fininvest berlusconiana esiste un sodalizio quasi trentennale e il patto di sindacato che li lega per il controllo di Mediolanum Spa è stato recentemente rinnovato per tre anni.

Nel cda del gruppo Mediolanum siede Luigi Berlusconi, ultimo figlio del Cav. e Vice-presidente vicario è un senatore del PdL, nonchè consigliere di amministrazione Mediaset, Alfredo Messina,  uomo di fiducia del Cavaliere ed ex dirigente di peso del Gruppo Finivest. Mediolanum è – insomma – una delle casseforti e dei polmoni del business berlusconiano, nonchè uno dei pilastri organizzativi sul territorio, che hanno consentito la discesa in campo del 1994.

Senza voler addentrarci in tecnicismi, la contestazione dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza al Gruppo Mediolanum è di aver evaso imposte dal 2005 in poi avendo spostato gran parte dei risparmi raccolti dall’ Italia all’Irlanda. Ovviamente a Mediolanum non si “rimprovera” di avere aperto una società del gruppo in Irlanda, ma di avere “impacchettato” laggiù i quattrini e i profitti,  senza spostare in modo stabile l’organizzazione d’impresa necessaria a gestirli e a farli fruttare. Così gli utili non maturerebbero affatto in Irlanda, ma verrebbero tassati lì dove si paga il 12,5% di imposta sull’attività d’impresa.

Da Dublino arrivano la quasi totalità dei profitti del Gruppo Mediolanum e dei dividendi per gli azionisti.  Con l’operazione irlandese  i soci, tra cui lo stesso Berlusconi che –via Fininvest – detiene il 35% della Mediolanum, hanno aumentato i profitti  e quindi la capitalizzazione di borsa portando a patrimonio netto utili derivanti da risparmi fiscali, di cui l’agenzia delle entrate contesta la legittimità

Insomma, dentro e attorno a Mediolanum ci hanno guadagnato tutti, tant’è che a tutt’oggi il gruppo capitalizza in Borsa  ben 3 miliardi di euro, essendo tuttavia arrivato ad un certo punto nei primi anni del 2000 a capitalizzare intorno ai 10 miliardi di euro.  Al di fuori, ci hanno invece perso tutti. I concorrenti, costretti a competere con un gruppo fiscalmente “dopato” e i contribuenti italiani, privati del gettito che Mediolanum ha (legittimamente o illegittimamente) mancato di versare nelle casse dell’erario.

La relazione sulla gestione al bilancio consolidato 2010 di Mediolanum SPA precisa, a pagina 36, che, a fronte delle contestazioni, le società del gruppo hanno avanzato istanza di accertamento con adesione. Per dirla in soldoni, Doris e i suoi stanno tentando di “patteggiare la pena”, riservandosi di ricorrere nel caso non  si riesca ad addivenire ad un accordo stragiudiziale conveniente. Il termine per l’impugnazione scadrà tra una decina di giorni, il prossimo 23 maggio.

Per quanto Mediolanum si affanni a sostenere che l’istanza non può “in alcun modo rappresentare un ammissione di responsabilità”, rimane chiaro che una società controllata dalla Fininvest, cioè da Berlusconi in persona , è accusata dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza di avere nascosto all’erario centinaia di milioni di euro. Siccome il “trucchetto” dell’Irlanda va avanti dal 1998, e all’inizio la Mediolanum in Irlanda aveva un ufficietto con al massimo una decina di dipendenti, si può ben immaginare quali siano state complessivamente le imposte non pagate in Italia in totale inosservanza della normativa fiscale.

Mentre i comuni mortali pagano imposte mediamente per la metà del proprio reddito o dei propri utili, il gruppo Mediolanum non ha mai superato negli ultimi 10 anni il 20% di tax rate. Non male, vero Silvio? Questa notizia, che è vera, a quanto pare non fa notizia come quelle false sull’auto rubata da Pisapia o sul patto di ferro tra Fini e l’Anm.

Da questa storia possiamo trarre non una , ma ben tre “morali”:

1.      Se accettiamo lo schema del Cav., oltre a De Benedetti, anche il suo “dipendente” politico  Tremonti sta lavorando per “rovinarlo”, cioè non solo per “sputtanarlo” sul piano morale e giudiziario, ma per “rapinare a mano armata”, come ebbe a dire Berlusconi a proposito della sentenza Mesiano, le sue casseforti di famiglia. De Benedetti spolpa Fininvest, Tremonti, attraverso l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, spolpa Mediolanum. E se sui processi imbastiti dalla Procura di Milano il Cav. non trova opposizioni a spericolate leggi-tampone, in questo caso difficilmente Tremonti  darebbe il via libera ad una norma sapientemente “interpretativa”, che consentirebbe all’industria finanziaria del Belpaese di domiciliarsi fiscalmente all’estero.

2.      Se il premier Berlusconi ha un senso vivo dell’italianità quando si tratta della proprietà delle imprese nazionali (come l’Alitalia o la Parmalat), l’imprenditore Berlusconi non sembra così nazionalista quando sposta alcune decine di miliardi di euro di risparmio italiano in Irlanda facendolo amministrare da quei banchieri stranieri che Tremonti odia, non passando  giorno senza palesare l’insofferenza e il disprezzo. O forse tra le due parti giocate in commedia dal Cav. c’è perfino una relazione coerente. Posto che italiano deve sempre essere il portafoglio del padrone, non per forza tricolore deve essere il salvadanaio in cui finisce il denaro: nè quello dei profitti, nè quello delle tasse.

3.      Gli spiriti animali del capitalismo albergano ancora nel vecchio leone di Arcore, non nel suo avatar politico, che è riuscito – ne abbiamo parlato e ne riparleremo – a far dell’Italia uno stato di polizia fiscale coi fiocchi, in cui prima paghi e poi discuti (solve et repete). Difendendo l’indifendibile, abbiamo spesso difeso l’eroismo dell’evasore contro il Leviatano fiscale. Ma il “paraculismo” di chi non tocca le tasse altrui perché non si può, ma fa emigrare i profitti propri perché lui può, non ci appare per niente eroico, ma opportunista e meschino, soprattutto se a farlo è il Presidente del Consiglio, se il trucchetto dura da più di 10 anni e se i risparmi fiscali dell’imprenditore Berlusconi sarebbero serviti al Presidente Berlusconi a governare meglio e in modo meno esoso questo paese.

Questo giudizio di opportunismo e meschinità rimane immutato sia che alla fine di questa vicenda, il Cavaliere Berlusconi  ottenga con tutti i timbri e i bolli del caso la patente di evasore, sia che – per una ragione o per l’altra – riesca come al solito a cavarsela anche stavolta.  Restano tuttavia i fatti e come su molti altri temi il Cavaliere “parla bene ma razzola di molto male”.

Ci piacerebbe che gli italiani lo sapessero, per giudicare con serenità e cognizione di causa sulla resisua credibilità politica di uno che prometteva meno tasse per tutti, ma in dieci anni le ha tagliate soprattutto per sè.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

18 Responses to “Pisapia non è un ladro, ma forse Mediolanum evade le tasse. Interessa?”

  1. giuseppe naimo scrive:

    Caro Carmelo, ad adiuvandum, inviterei tutti gli interessati a leggere (è facilmente reperibile su Internet, anche in PDF) la sentenza n° 15208 del 2010 delle Sezioni Unite della Cassazione sul caso Mills.
    E’ evidente che, anche in Cassazione, la patologia “tumorale” prospera.. Ovunque, per molto meno, un governante si sarebbe già dimesso, scomparendo dalla vita pubblica per sempre!!!

  2. Va anche detto che l’international tax planning è una normale pratica delle imprese di una certa dimensione.
    È vero che ciò costituisce concorrenza “sleale” verso chi invece è fiscalmente domiciliato in Italia, ma è altresì vero che chi sceglie di non domiciliarsi in paesi tipo l’Irlanda subisce a sua volta la concorrenza “sleale” di chi invece là c’è, a cominciare dalle imprese straniere, verso le quali la guardia di finanza può fare ben poco.
    Purtroppo (o per fortuna) il mercato comune permette di fare “tax shopping”. Per cui o si sta dalla parte del libero mercato o si sta da quella di Tremonti.
    Nello specifico poi tutte le imprese che si domiciliano in Irlanda sostengono di farlo nel rispetto della legge, mentre gli erari che ne perdono il gettito sostengono il contrario. È certamente una zona grigia dove da una parte c’è il diritto comunitario che lo permette e dall’altra il potere sanzionatorio che è invece nelle mani degli stati. Dipende da come la cosa è stata concretamente fatta. Pochi dettagli possono far passare dal torto alla ragione.
    Come ha scritto al punto 3, l’Italia si comporta da stato di polizia fiscale. Ciò perché, Tremonti o Visco che sia, il paese è finanziariamente (quasi) alla canna del gas.
    La vicenda dimostra semmai l’inconsistenza delle accuse di conflitto d’interessi che da un quindicennio ascoltiamo.

  3. giuseppe naimo scrive:

    Sia consentita una piccola divagazione: la “denunciante” di Pisapia, Moratti è stata condannata dalla Corte dei Conti, Sezione II Centrale di Appello, con sentenza 367 del 24.9.2010, a pagare al MIUR € 50.000, per aver conferito, nella qualità di ministro, un incarico di consulenza alla Ernst & Young s.p.a., finalizzato alla riorganizzazione del Ministero; con sentenza 165 del 24.3.2009 della Sezione Lombardia, a pagare al Comune di Milano, per fatti commessi nella qualità di Sindaco, complessivi euro 78.712,90, in relazione ad illegittimi incarichi dirigenziali; con sentenza 880 del 29.12.2009 della Sezione Lombardia, a pagare al Comune di Milano, per fatti commessi nella qualità di Sindaco, euro 53.770, in relazione all’Ufficio Stampa.Ma non sarebbe stato molto più dignitoso per lei tacere su vicenda giudiziarie?

  4. l’evasore non va mai difeso perchè usufruisce di beni pubblici che altri pagano e non versando la propria fetta fa concorrenza sleale ai concorrenti.

  5. braccobaldo scrive:

    L’elenco di banche finite nel mirino dell’agenzia delle entrate è piuttosto lungo.
    Quindi francamente questa polemicuccia pretestuosa alla Bocchin-maniera non mi impressiona affatto, nè tantomeno mi interessa.
    Il mio voto andrà a Berlusconi e non certo a un terzo polo che non è altro che un’appendice minore della sinistra.
    Cari portaborse di Fini, fate tenerezza.

  6. Calimero scrive:

    Questo articolo è l’ennesima dimostrazione di come il potere giornalistico italiano continui la sua lotta accanita contro il Presidente del Consiglio.
    Cosa dire… Ci sarà anche qualcosa di vero, non lo metto in dubbio, la pratica dell’elusione fiscale è comune a tutte le grandi aziende che trovano più conveniente rischiare delle sanzioni piuttosto che pagare le tasse per intero.
    Purtroppo lo stesso accanimento giornalistico/giudiziario non si vede nei confronti degli industriali che non sono connessi con Fininvest.
    Tutto in regola in casa FIAT? Tutto a posto in casa Moratti?

    Viene da pensare che i giornalisti d’assalto come il signor Carmelo Palma siano direttamente o indirettamente foraggiati dai gruppi industriali in concorrenza con Berlusconi, altrimenti da dove viene questo sacro fuoco inquisitorio?

  7. Lucio Scudiero scrive:

    Non sarà tutto a posto, sig. Calimero, negli altri gruppi. Ma non sono guidati dal presidente del Consiglio. Punto. In un altro paese basterebbe a ostracizzarlo a vita dall’agone pubblico.

  8. Massimo74 scrive:

    @braccobaldo

    Berlusconi ha governato 9 degli ultimi 11 anni e in questo periodo di tempo l’italia è il paese che è cresciuto di meno al mondo dopo Haiti,paese quest’ultimo che come ben ricordiamo è stato sconvolto da un terremoto devastante un anno e mezzo fa.Penso che basterebbe solo questo fatto per dimostrare il totale fallimento dei governi presieduti dal cavaliere.Se a questo poi ci aggiungi che la pressione fiscale è ai massimi di sempre,mentre lui da 17 prende in giro gli italiani con lo slogan di “meno tasse per tutti” si capisce che coloro che ancora danno fiducia a un uomo(che io pure ammetto di aver votato nel 2001 credendo alle sue false promesse di una nuova rivoluzione liberale) di questo tipo(e non sto neanche a tirare in ballo i vari scandali come il bunga bunga,il processo mills,il processo mediatrade,ecc)sono solo dei talebani privi di qualsiasi razionio.
    Questo ovviamente non significa che uno debba votare per la sinistra o per il terzo polo,ci si può benissimo astenere o non votare proprio,ma almeno non si dovrebbe continuare a sostenere un personaggio che si è dimostrato come uno dei più grandi ipocriti apparsi negli ultimi 40 anni sulla scena politica italiana.

  9. Piccolapatria scrive:

    Anime belle del FLI e dintorni, cosa farebbe il cittadino ignaro se non ci foste voi a dargli una scrollatina al momento giusto con la notizia “bomba” come questa che conferma quanto il nefando B. non vada votato nè per dritto, nè per rovescio. Vai con l’ostracismo di antica classica memoria e al suo posto prendiamoci uno degno, per esempio e perchè no, l’ineffabile Montezemolo che di sicuro è fiscalmente adamantino e non prospetta conflitti d’interesse..Oppure uno gradito al framboliere De Benedetti che dimora in Svizzera ma è “italiano”.

  10. Antenore scrive:

    Attenzione a non prendere lucciole per lanterne: sono poche le banche italiane che non hanno dirottato le attività di “assets management” in Irlanda, per beneficiare del più favorevole trattamento fiscale.

    Penso che solo qualche cassa rurale non l’abbia fatto. Mi sembra che l’autore del testo non conosca bene nè l’operatività della banca nè la fiscalità.

    Attachiamo Berlusconi per la mancanza di riforme liberali, ma lasciamo stare questa faccenda, che nulla ha a che vedere con la politica.

  11. Piccolapatria scrive:

    Infatti, Antenore, questa non è politica e tantomeno informazione; è semplicemente la propaganda di Carmelo Palma che, caduto dal pero, vuol farci credere che, liberati dall’infame giogo odierno, domani staremo tutti bene affidandoci al nuovo che avanza arretrando.

  12. Massimo74 scrive:

    “Attachiamo Berlusconi per la mancanza di riforme liberali, ma lasciamo stare questa faccenda, che nulla ha a che vedere con la politica.”

    Concordo pienamente.

  13. Paolo Luchessa scrive:

    Cari Bracco, Calimero, PiccolaPatria, Antenore, Massimo, non siete psicologi e soprattutto non siete compassionate (anche se mi sembra siate neo-con). Levare a Carmelo (e al suo dante causa Gianvermo) l’antiberlusconismo “a prescindere” (Totó) oltre che “in se’ e nell’ambito” (Pres. Em. Avv. G. Leone) é molto peggio che levare la coperta a Linus, le deleghe sulla GdF a Visco, la falce&martello a Cossutta, l’orecchino a Vendola. Giusto per fare coming out: 1° sono irrimediabilmente, irrecuperabilmente, orgogliosissimamente eterosessuale, la “gnocca” mi fa’ ancora impazzire ai miei 65 anni; 2° in un “sistema” come quello italiano l’evasione/elusione fiscale non é un crimine ma un atto di legittima difesa, indipendentemente dal colore politico di chi lo commette; legittima difesa da premiare con medaglia al valor civile perché se lo stato riuscisse a mettere le unghie sui quei 120 md (dicunt) di evasione fiscale riuscirebbe a sputtanarne 240. Visto che non si riesce ad “affamare la bestia” per vie legali, W!W!W!W! evasione, elusione, corruzione e pure concussione, se intese ad eludere/evadere!

    Ma si puó essere piú politicamente scorretti di cosí?!

    Cordialitá

    Paolo Luchessa – Milano

  14. lodovico scrive:

    D&G: un caso da studiare dove accertamenti, pretese, truffa ed elusione trovano definizioni più consone ai diritti delle imprese, costituzionalmente garantiti.

  15. Carmelo Palma scrive:

    Due piccole note.
    1. Molte banche hanno spostato in Irlanda le attività di assets management, è vero. Ma non solo i soldi. Ed è questo che fa la differenza.
    2. Sfruttare la competizione fiscale tra paesi è una pratica non solo lecita, ma doverosa, per qualunque imprenditore. Fare di tutto perchè il paese che si governa non sia fiscalmente competitivo e poi spostare i propri quattrini in un paese più competitivo è qualcosa di diverso e politicamente non è solo una pratica fiscalmente elusiva. E’ molto peggio.

  16. Roberto scrive:

    mi domando dopo un’analisi cosi curata nei particolare con quel piccolo dubbio forse per non avere quelrele ” (legittimamente o illegittimamente)” che è un controsenso perchè se è leggittimo non esiste l’articolo ma come non siete in grado di dimostrare ciò si gioca sull’ambiguità.ma ritorno al mio mi domando ma quando stavate nel PDL il conduttor Fini cosa faceva vi metteva la Mordacchia? che grande uomo Mister Fini e che visione liberale come quei garantisti del FATTO quotidiano ma come mai sulla casa di MONTECARLO NESSUNA SERIA INDAGINE DA CO TANTO DI LIBERAL?

  17. Marianna Mascioletti scrive:

    In italiano, per favore. O in un’altra lingua conosciuta.

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