di MARIANNA MASCIOLETTI – “Int’o cabaret si può dicere”, proclamava Massimo Troisi nel 1977 in un esilarante meta-sketch della Smorfia. “Nel cabaret si può dire”.
Protetti dal cabaret, dunque, Troisi e il co-protagonista Lello Arena se ne dicevano di tutti i colori, esponendo l’uno le sfortunate vicende sentimentali dell’altro e lanciandosi accuse sempre più grosse.

Oggi siamo nel 2011, Troisi purtroppo non c’è più e di sketch come il suo non se ne vedono molti in giro. Considerando gli ultimi sviluppi della campagna elettorale per le amministrative, però, si ha l’impressione che il ruolo del cabaret sia stato egregiamente rilevato dalla politica: la notizia più rilevante delle cronache politiche di queste ore è che Letizia Moratti, sindaco uscente di Milano candidata per il rinnovo del mandato, ha, alla fine di un faccia a faccia televisivo su Sky, accusato lo sfidante Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra, di essere stato condannato per aver rubato un’auto, a differenza di lei che è (sic) “una persona moderata”.

Pisapia, che non ha avuto il tempo di replicare perché la battuta finale spettava alla Moratti, ha potuto solo gridare “E’ un falso!” prima che la trasmissione si chiudesse, ma, qualche ora dopo, ha reso noto che intende querelare la candidata PdL per diffamazione aggravata.
Ha poi diffuso il testo della sentenza d’appello che, pur dopo l’amnistia, lo assolveva completamente dall’accusa. (Qui un riassunto della vicenda)

Insomma, è successo che la candidata “moderata” del partito dei “garantisti” ha riservato al suo avversario un trattamento che si supporrebbe appannaggio esclusivo dei giustizialisti più beceri. Si è comportata, alla faccia della moderazione, esattamente come quelli che danno a Berlusconi del capomafia, del bandito e dello stupratore senza avere sentenze definitive a suffragare le loro accuse. Forse questo fa parte di un piano segreto per strappare a Pisapia i voti dell’Italia dei Valori, vai a sapere.

In tutto questo, la gravità dell’accusa non è stata minimamente presa in considerazione, a livello politico, se non negli indignati comunicati di alcuni esponenti PD, le cui reazioni però – ci sia permesso dirlo -, dato che non si muove foglia che loro non s’indignino, non possono essere considerate come un indicatore affidabile.

Sappi, o viandante, che il dibattito politico italiano funziona così: la Moratti (candidata, ricordiamolo, di un partito che continua a definirsi “garantista”) accusa Pisapia di essere stato “responsabile del furto di un veicolo” poi usato per un pestaggio, e di essersela scampata solo grazie ad un’amnistia; Pisapia la sbugiarda con tanto di testo della sentenza che lo assolve e la querela per diffamazione; ancora, però, si continua a non focalizzarsi sulla falsità detta dalla Moratti ma sul passato da “estremista” e sulle passate frequentazioni di Pisapia, o addirittura sul fatto che questi abbia proposto (orrore&raccapriccio!) la costruzione di una moschea a Milano entro il 2015, data dell’Expo.

La stessa Moratti, d’altronde, dopo la diffusione della sentenza che assolveva Pisapia per non aver commesso il fatto, ha continuato, allieva brillante di un maestro insuperabile, a difendere le proprie parole: “Io ho voluto rimarcare una differenza con la storia e il percorso di una persona come me che è moderata. Non si può dire che la storia di Pisapia sia quella di un moderato.”Che dichiarare il falso a proposito di una persona non sia un “rimarcare una differenza” ma un reato, e un reato ben preciso, non sembra turbarla. “Io ho citato una fonte”, afferma. Perbacco, se le sue “fonti” le vogliono tanto bene da passarle un’informazione già implicitamente smentita nel marzo scorso, allora sì che è in una botte di ferro.

Quindi? Quindi se Pisapia non è un ladro d’auto ma vuole costruire una moschea è ugualmente esecrabile, quindi la candidata “moderata” e “garantista” spara, à la Travaglio (che però è più furbo), un’accusa di colpevolezza su una persona dichiarata innocente da una sentenza passata in giudicato e per una giornata nessuno del suo partito “garantista” (né nessuna delle sue “fonti”, che immaginiamo altrettanto “garantiste”) le fa notare che forse, insomma, ecco, quest’erroruccio è il caso che lo ammetta; quindi, specularmente, dall’altra parte, continuerà a diffondersi la vox populi (“era, anche in quel caso, voce di Dio?” cit.) per cui Berlusconi è un capomafia, un bandito e uno stupratore di vergini innocenti.

Quindi, sostanzialmente, in Italia ci si possono scagliare addosso reciprocamente le peggiori accuse, e, anche se chi è accusato ingiustamente può sperare che prima o poi le sue querele andranno a buon fine, comunque nel dibattito politico italiano la gravità del dire il falso su un avversario è sempre e comunque subordinata al giudizio morale su quell’avversario. Pisapia non è un ladro, però pare frequentasse alcuni gruppi estremisti, è lo stesso. Berlusconi non stupra vergini innocenti ma guarda nella scollatura della segretaria, è lo stesso.

Tanto, comunque, int’o cabaret si può dire. Che poi non sia cabaret, ma politica, beh, inutile stare a badare a questi dettagli: in fondo, politica, cabaret, lo sappiamo. E’ lo stesso.

Come da queste pagine è stato ricordato settimane fa, a Milano esiste un candidato di FLI. Dopo quest’ultima uscita, che ha oggettivamente messo in discussione la serietà, il garantismo e la moderazione di Letizia Moratti, è più che mai opportuno puntare su di lui.