Un tedesco dice a un francese che sui profughi africani gli italiani sono cialtroni

di LUCIO SCUDIERO – Ci avevano raccontato che fare la guerra all’amico Gheddafi ci avrebbe spalancato le porte dell’inferno.  Orde di barbari (pardon, migranti) avrebbero preso d’assalto i lidi del Belpaese. Coste distrutte, stagione balneare compromessa, capanni industriali al nord riadattati a dormitorio. I gendarmi del nostro governo, a turno, ma ogni giorno con regolarità svizzera, elevano alti i lai e gli strali contro l’Europa, che ci ha lasciato soli, in balia del Mediterraneo e del destino cinico e baro che fece della sua

costa sud il terminale della liberazione.  Primavera 2011.

Poi ieri un ministro teutone freddo ed evidentemente invidioso della nostra abbronzatura, nonché dello stile fascinoso made in Italy, ha sbottato in un’intervista rilasciata a Le Figaro, intimandoci di non frignare troppo, ché i numeri dell’esodo dal Maghreb sono poca roba, molto gestibile da un grande paese, ma pure da uno di mezze tacche come il nostro, a parer di chi scrive.  Venticinquemila profughi entrati dalla porta, la metà dei quali usciti dalla finestra francese. Sfruttando, appunto, Schengen, che dell’Europa senza frontiere è la manifestazione più evidente e riuscita.

Evidentemente Hans-Peter Friedrich, ministro dell’Interno della Bundesrepublik, ricorda il flusso migratorio ammortizzato dalla Germania all’inizio dei primi anni novanta, stretta tra il crollo del Muro e lo scoppio della guerra nella ex Iugoslavia. Tra il ’91 e il ’92 nella Repubblica Federale Tedesca più di 700.000 migranti fecero richiesta di asilo politico, con il picco nel secondo degli anni citati, oltre 450.000 istanze. Complessivamente, oltre due milioni di stranieri in quei due anni entrarono in territorio tedesco.

Cifre che rendono il teatrino italiano degli ultimi mesi ancor più indigesto a uno che cerchi disperatamente di conservare il buon senso e il senso della misura pur avendo a che fare con la politica, luogo di funamboli della realtà senza equilibrio e strumentalizzatori seriali.

Da quando è scoppiata la “crisi” nel Maghreb, i clandestini e l’Europa sono diventati un argomento retorico che la classe di governo brandisce a fini elettorali o di copertura della propria inerzia tendente alla stasi.

Lo spauracchio dei primi serve alla Lega Nord per galvanizzare un elettorato sensibile al “nègher” che avanza ma poco consapevole delle reali proporzioni del fenomeno. Tanto che sulle bombe all’ “amico” Gheddafi la maggioranza e il Governo hanno rischiato un redde rationem ultimativo che per ora sembra solo rimandato.

Quello dell’Europa che arretra è invece funzionale a tutto il Governo, che trova all’esterno un parafulmine delle proprie frustrazioni interne. Dire che l’Europa ci ha abbandonati è d’altronde più facile che assumere, da Paese Fondatore e leader della stessa, l’iniziativa per una riforma dei meccanismi di intervento che potenzi, anziché no, il ruolo politico e diplomatico delle istituzioni comunitarie in scenari delicati come quelli delineatisi nel Nord Africa.

Pertanto viviamo nel paradosso (in verità non solo italiano) di un governo nazionale che vuole più Europa quando conviene, meno quando essa è o sarebbe realmente utile. Come è il caso della politica estera e dell’immigrazione. Ma anche e soprattutto delle liberalizzazioni, delle libertà di circolazione, dei vincoli sui conti pubblici.

E scontiamo le conseguenze di una politica estera imbelle quando non proprio imbecille nella gestione dei rapporti con il raìs di Tripoli, che ci siamo ostinati a tenere in vita perfino a intervento Nato iniziato, disegnandoci un ruolo di soggetto passivo rispetto alle conseguenze della missione internazionale, oltreché  malfidato per  gli altri membri  della coalizione.

Intanto attendiamo fiduciosi la prossima edizione del Tg Uno,  che doviziosamente ci informerà dell’emergenza sbarchi a Lampedusa. Non dite ai tedeschi di Minzolini, per carità.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Un tedesco dice a un francese che sui profughi africani gli italiani sono cialtroni”

  1. enzo51 scrive:

    Sarcastico anzichè no ,l’articolo mette a nudo tutte le debolezze diplomatiche e politiche di un Europa tanto decantata e voluta quanto quasi inutile sugli scenari internazionali.

    Ci avviamo come europei ad essere la ruota di scorta di una macchina veloce e infernale guidata da uno chauffeur di nome BRIC dopo aver quasi appiedato il passeggero americano.

    L’Eurolandia sta diventando la Disneyland dei nuovi ricchi che non lasciano neanche la mancia!

    Mala tempora currunt e se non ci svegliamo da questo torpore esistenziale…..Amen!!!

Trackbacks/Pingbacks