di PIERCAMILLO FALASCA – Solo il ministro Tremonti poteva dimostrarsi soddisfatto del giudizio espresso dall’Ocse nel rapporto sull’Italia, che ieri il segretario generale dell’organismo internazionale Angel Gurrìa ha presentato a Milano.
Il titolare dell’Economia si affretta a sottolineare le luci del documento – il più basso deficit pubblico italiano rispetto a quello di altri paesi dell’area euro, l’indebitamento privato contenuto, un sistema del credito più solido – ma è così restìo ad ammettere le ombre, a partire dalle scarse potenzialità di crescita del nostro paese.

Arenatosi il cammino delle liberalizzazioni (anzi, si registrano i pericolosi tentativi di restaurazione corporativa nelle libere professioni), il Governo non pare interessato a lavorare alle riforme cruciali del mercato del lavoro, del welfare e del fisco, né al completamento di quella dell’università e della scuola. Irrobustito da un uso spregiudicato della macchina informativa di famiglia (Mediaset e giornali di centrodestra) o quella occupata militarmente (Tg1 e simili), l’esecutivo preferisce una navigazione lenta e tranquilla, sottocosta. L’obiettivo è concludere indenne la legislatura, senza strappi, senza atti di coraggio, amministrando il declino e perseguendo il sogno tracotante di portare Berlusconi al Quirinale.

A questo obiettivo, il PdL è disposto a sacrificare il futuro del paese, la sostenibilità di un mercato del lavoro sempre più duale e iniquo, l’asfissia fiscale cui sono costretti i contribuenti, la bassa competitività delle nostre aziende. Grida vendetta – e pochi vi hanno prestato attenzione – la decisione di Tremonti di posticipare la correzione di finanza pubblica stimata per il triennio 2012-2014, concordata con Bruxelles per un valore non inferiore a 35 miliardi, solo all’ultimo anno del periodo.

Poi ci si pensa”, dice la cicala Tremonti: lasciar correre il 2011 e il 2012 e rimandare alla prossima legislatura gli oneri del risanamento. E’ irresponsabile. Di più, è immorale.Lo stock di debito pubblico italiano e la rigidità del suo bilancio pubblico rendono il nostro paese naturalmente e costantemente esposto ai rischi di contagio internazionale: se salta Atene, solo un folle potrebbe considerare Roma al riparo. Occorre mettere subito mano ad un piano di riduzione del deficit, fin dalla Finanziaria per il 2012.