Il Papa beato, il Satana-Bin Laden ucciso: due archetipi a confronto

-Il motivo di un articolo di questo tipo in una rivista politica? Lo scriverò alla fine dell’articolo.
Pochi giorni per raccontare l’uomo. Pochi giorni per raccontare temi che fondano l’inconscio di qualsiasi atto di comunicazione culturale, politica, artistica.

Nell’arco di pochi giorni l’occidente ha coniugato e rafforzato temi che da sempre sono ragioni inestinguibili, mitiche e mitologiche, della cultura e della psiche umana. La lotta tra bene e male. La rapida consecuzione tra la beatificazione di Giovanni Paolo II e l’uccisone di Bin Laden costituiscono quella che, in alcuni casi, definiamo sincronicità narrativa. Fatti che accadono in apparente consecuzione casuale, ma che nell’apparente casualità della consecuzione, finiscono per narrare i temi dell’Uomo in modo talmente compiuto da poter far immaginare una sorta di “logica del caso”, che, quindi, non possiamo chiamare caso, ma attestazione narrativa della psiche umana. E’ roba complicata, mi rendo conto, ma stiamo parlando di logiche dell’immaginario, che poi sono quelle stesse che definiscono i nostri orientamenti ed i nostri atteggiamenti psicologici, sociali, politici.La beatificazione di Giovanni Paolo II è il raccordo con la dimensione spirituale del farsi comunità. E’ la celebrazione della tensione verso la trascendenza, e dell’uso politico e ideologico che di essa spesso, ahimè, si è teso e si tende a fare. La comunità dei credenti produce un nuovo simbolo di guida, di salvezza e di protezione (il futuro santo) e compie all’unisono le proprie energie nella determinazione di questo nuovo simulacro. Il beato, attraverso la beatificazione. Una nuova e ulteriore dimensione della santità e della piena spiritualità mediante un percorso, la vita del Papa, ed un processo, la causa di beatificazione, che porterà ad una sanzione, nel senso di attribuzione di un nuovo predicato, la beatificazione, appunto.
E questa è l’ascesa.

E poi la discesa.
L’uccisione di Bin Laden, ossia, il Satana. L’angelo del male, l’ essere che vive nell’ombra, il buio delle caverne, e che ha portato l’uomo al fuoco dell’apocalisse (le esplosione delle Torri in primis) e che mediante un processo, non tribunalizio ma ideologico, è stato sanzionato, con la morte.
La luce e il buio si sono avvicendati sulle prime pagine dei giornali, nelle parole dei passanti. Stiamo parlando solo ed esclusivamente di simboli. Sono simboli archetipici, che fanno da sempre la psiche umana, e che in questi giorni sono stati, come in tutte le narrazioni mitologiche, piegati a metafore politiche, ossia, di rideterminazione e rafforzamento delle ideologie condivise.

L’ascesa alla pre-santità del Papa è una risposta simbolica al vuoto valoriale che sta drammaticamente vivendo la Chiesa cattolica. Sommersa da critiche fenomenologiche (soldi, contraccezioni, pedofilie, partitismi, omissioni) ed incapace di vivificare raccontare e dire, di nuovo e per il nuovo, le proprie istanze valoriali e culturali.
Nei momenti di crisi politica una forza, una comunità, elegge un nuovo leader. Nei momenti di crisi politica la chiesa produce nuovi simboli di raccordo con il sacro, ecco il nuovo beato – un nuovo leader, simbolico, metafisico.

Con Bin Laden è la stessa cosa. C’è, c’era, non c’è, non esiste, non importa, è … un simbolo: un quadro di Satana. E’ persin dimostrabile che non fosse il gran burattinaio di Al Qaeda, è persin dimostrabile che Al Qaeda non sia per nulla un’organizzazione né piramidale, né verticistica, né tantomeno un sistema esperto di grado di agire in quanto corpo unico. Ma comunque, anche se tutto ciò fosse vero, non importa.
Nei momenti di crisi valoriale, ideologica, strategica, quando la passione, intesa come energia vitale, sta per venir meno, l’unica possibilità che l’Uomo ha per ritrovarsi è quella di raccordarsi agli archetipi. E Osama è l’Archetipo del male. Archetipo configurato quando andava codificata una lotta tra bene e male (l’età di Bush), necessario oggi per dimostrare che quella guerra abbia ottenuto un risultato tangibile, uno.

Uccidere Osama è uccidere il male – un’ azione tanto illusoria quanto liberatoria – apotropaica – esorcistica – come quando si uccidevano le streghe, o come quando nelle antiche sagre di paese, reminiscenze di antichi riti pagani poi cattolicizzati, si da fuoco ad un pupazzo fatto di paglia e a forma di strega o di Satana, e poi si festeggia, si beve, si balla, ci si dissolve nell’eros. Come è successo negli USA una volta diffusa la notizia della morte di Bin Laden. Canti, balli, belle ragazze in top, bandiere, alcool, macchine in corsa.

Abbiamo ucciso il male. Anzi, abbiamo prima santificato il Signore e poi sconfitto Satana.
E’ il disperato bisogno, nella storia delle crisi spirituali dell’umanità, di rifugiarsi nell’immaginario. Un immaginario trascendente e mistico, fatto di visioni e di immagini mentali, mai di uomini in carne e ossa. Giovanni Paolo non c’è, è morto – di Osama non abbiamo immagini, è in qualche dove, ma il suo corpo è invisibile.
Anzi, possiamo tranquillamente dire, a scapito di alcuni analisti poco preparati, che l’assenza di immagini, in certi determinati casi, sia la vera potenza dell’immaginario e del simbolo.
Nell’oggi potremmo dire che il concetto di vendetta, portato a termine nei confronti del male, apre due possibili orizzonti. Il primo è l’identificazione di un nuovo Satana, il secondo, quello più pernicioso, è lo svuotamento energetico della tensione sociale statunitense nei confronti delle guerre e della lotta al terrorismo. Non si può lottare senza un nemico fatto di carne e ossa, come il diavolo – il popolo non lotta contro le crisi, ma contro colui, o coloro, che il popolo immagina essere la causa e il responsabile della crisi.
Qui abbiamo “i comunisti” e “Berlusconi”, lì avevano Bin Laden.

Quando nel 1945 Hitler si uccise, Stalin ideò una formidabile strategia dell’immaginario, ossia, non fornire le prove della morte del Satana, ed alimentare, indirettamente, la leggenda di una sua sopravvivenza, da qualche parte, in giro nel mondo. Per tenere la tensione alta. Per far sì che il pericolo nazista non abbandonasse mai i dubbi e le paure dell’occidente.

Il motivo di un articolo di questo tipo in una rivista politica?
Presto detto, è un pezzo sul come ogni azione che rinnovi gli archetipi dell’immaginario condiviso sia sempre in relazione con la codifica dell’ideologia, che in questo caso sono due, e tutt’e due in crisi. Il cattolicesimo e l’Americanismo. La sacralità dell’uomo che ascende a Dio nel suo essere membro della Chiesa Romana e la ineluttabile protensione alla vittoria (finale) degli Stati Uniti.

Il tema politico del racconto mediatico dei giorni scorsi è uno solo, quindi, l’invincibilità. La Chiesa vince la sclerotizzazione valoriale (propria e del mondo), la mondanità e la morte con la trascendenza – l’ America vince i nemici con la volontà e la tecnologia. E’ un po’ come dire …”crediamoci! festeggiamo questa rinnovata certezza”.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Il Papa beato, il Satana-Bin Laden ucciso: due archetipi a confronto”

  1. Simona Bonfante scrive:

    beh, vedi linguiti che c’ha ragione berlsuconi? è l’amore che vince sempre sull’odio :)

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