Categorized | Partiti e Stato

A uno non piace il ragù, all’altro i bolognesi. Ma che candidati ha quest’anno Bologna?

– La corsa per la conquista di Palazzo D’Accursio quest’anno è quasi un’offesa ai bolognesi. Bologna, infatti, da orgogliosa patria della democrazia progressista sembra essersi trasformata nel teatro della politica arruffona. La campagna è confusa come certe uscite del candidato del PD, Virginio Merola, che pare interpretare il ruolo svilente del dopo Delbono e poco più, e pasticciata come le trattative spregiudicate di Manes Bernardini, candidato Lega e PDL, pupillo di Maroni, il quale, incerto sui risultati del primo turno, tende la mano persino ai grillini. L’effetto della proposta è quello di un papocchio politico animato da sacro spirito populista, in grado di unire il Movimento 5 Stelle e certa Lega, e subito sventato, per purezza di intenti, dal grillino Bugani.

Intanto Merola ha avuto tutto il tempo di giocare il ruolo dello sprovveduto, di quello piazzato al nastro di partenza all’ultimo minuto, impreparato. A tratti pare persino distratto e inanella gaffes degne delle serate del Bagaglino. La peggiore a inizio campagna: «Speriamo – ha detto con profonda preoccupazione – che il Bologna torni in serie A», dove, qualcuno si sarà preso la briga di dirgli, sta da tre anni. Il calcio è croce e delizia degli aspiranti sindaco, sempre pronti a passare una domenica elettorale in curva, prendendosi il rischio che la squadra cittadina perda e che vengano, così, accusati dai tifosi (un’ampia fetta di elettorato) di portare sfiga. Ma stavolta l’uscita di Merola è stata ancora peggiore di una sconfitta nel week end prima del voto: Cazzola, amministratore delegato del Bologna Calcio, sfidante nel 2009 di Delbono, ha preso la palla al balzo per ricordare la distanza tra i politici e la vita quotidiana dei cittadini.

Merola veste perfettamente questo ruolo: raccoglie l’eredità di un Sindaco che è stato motivo di vergogna per una città da sempre fiera del proprio governo locale; rappresenta la seconda scelta del PD, dopo l’uscita di scena di Cevenini; ha un percorso tutto interno alla struttura di partito. Accusa peggiore non poteva toccargli d’essere additato di distanza dal “popolo”. Anche se, c’è da dire, si impegna e contribuisce alle critiche sostenendo, per esempio, da buon casertano qual è, di non apprezzare il ragù bolognese, anzi, da bambino alla mensa scolastica lo “faceva proprio vomitare”. E così, in una botta sola, spazza via orgoglio per la tradizione e per il servizio pubblico, che da queste parti ha un suo peso specifico.

Non è però da meno Bernardini, fermo, secondo l’ultimo sondaggio IPR, al 33%. La campagna del bel Manes è una sequela di frasi attonite e stupite. Mentre lui prova a giocarsi la carta della pura bolognesità i suoi claim sembrano esclamazioni di assoluta estraneità: Bologna bella! Potrebbe essere la frase pronunciata da un turista svedese di passaggio. All’espressione di sorpresa si accompagnano slogan che, messi insieme, fanno la hit-parade del repertorio del centro destra più classico, come una enorme greatest hits: Prima i bolognesi!, Valore Famiglia!, Finalmente Bologna!

Il dato positivo per Bernardini è la crescita del Carroccio, che tocca quota 16,5%  e che pare dare voce a quella pancia della città stanca di una sinistra un po’ esangue. Che, certo, alla fine vincerà e magari governerà altri dieci anni, come auspica il programma di Merola intitolato 2011-2021: i migliori anni. Ma che pare aver perso orgoglio, energia, autenticità. Nemmeno i candidati civici, però, tra cui spiccano per consensi (8%) Aldovrandi e per numero di liste Corticelli, sembrano animare una campagna senza guizzo creativo. Solo Willie, Massimo Ferrero, anima la piazza e pare, nella follia della candidatura, davvero accorato. Peccato, però: Bologna merita di più.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

One Response to “A uno non piace il ragù, all’altro i bolognesi. Ma che candidati ha quest’anno Bologna?”

  1. Daniele Medri scrive:

    Bologna, una bella città nonostante tutto.

Trackbacks/Pingbacks