Il solito Cav. in modalità elettorale. Spregiudicato, purtroppo non machiavellico

di CARMELO PALMA – Era già tutto previsto. Che avrebbe alzato i toni, evocato il rischio comunista, lusingato il qualunquismo antipolitico, pomiciato col pregiudizio anti-islamico, trascinato nella rissa del tutti contro tutti la campagna di una sindachessa che gli sta a rimorchio e che rischia di inguaiarlo, più che aiutarlo.

Quando funziona in “modalità elettorale” Berlusconi è razionale e efficiente come dimostra di essere quando è costretto a muoversi in “modalità giudiziaria”. Ha una spregiudicatezza che però non può definirsi machiavellica, mancando un fine politico che trascenda la natura del mezzo o un senso dell’impresa che ecceda l’interesse dell’impresario. Berlusconi non sembra essersi rassegnato all’idea che la politica – anche la meno repubblicana – comporti, almeno concettualmente, una distinzione tra il trono e il culo del re che ci si siede sopra.

Berlusconi, che naviga meglio di tutti nei marosi della politica “politicata”, da questo punto di vista rimane davvero e in senso proprio un impolitico.  E ciò lo solleva, anche psicologicamente, dal peso della contraddizione o dell’incoerenza, cui ragioni di necessità o di consenso possono costringere chiunque, ma da cui il Cav. non si sente neppure “costretto”. L’unica continuità è quella del personaggio, non quella della storia. L’unica cifra del berlusconismo è Berlusconi, non il mutevole racconto cui ha, di volta in volta, affidato la propria narrazione.

A spiegare la forza di Berlusconi non basta un apparato propagandistico di cui nessun leader occidentale può disporre. Il monopolio dell’informazione – che è la prosecuzione logica del duopolio (“Rai a me – Mediaset a te”) su cui la sinistra pensava di fondare gli equilibri del mercato televisivo – gli è necessario, ma non gli sarebbe sufficiente, se il suo racconto non incrociasse gli umori di quella minoranza rumorosa, impolitica e inaccessibile ad altri, che il berlusconismo ha reso centrale nelle dinamiche del consenso e a cui Berlusconi oggi torna ad aggrapparsi, come ad una ciambella di salvataggio, per non affogare nel discredito della “sua” Milano.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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