Ripensare il liberalismo, per evitare la frammentazione

– Il pensiero liberale ha dimostrato, nel corso degli anni e dei secoli, una notevole capacità di evolversi: non è rimasto fermo a John Locke o a John Stuart Mill.
Proprio per la notevole capacità di autocritica, evoluzione e miglioramento che ha saputo dimostrare, il liberalismo può costruire la base per un nuovo modo di pensare e di realizzare la politica, adeguando le intuizioni e le filosofie dei grandi pensatori di ieri alla dinamica della realtà attuale: da qui può scaturire una nuova alterità liberaldemocratica dirompente e rinnovatrice.

Le categorie novecentesche debbono essere attualizzate, affinché  dalle ideologie del XX Secolo possa  emergere qualcosa di nuovo e di adeguato alla contemporaneità: una grande alleanza proposta politica liberale, socialdemocratica ed ecologista, sul modello del partito di Nick Clegg in Gran Bretagna o di quello di Guido Westervelle in Germania.

Se da un lato i vecchi identitarismi di stampo novecentesco costituiscono, a tutt’oggi, un serio ostacolo ad un nuovo “Risorgimento liberale”, dall’altro i partiti laici della Prima Repubblica seppero, talora, condizionare pesantemente la DC, fin dai tempi del centrismo degasperiano, per arrivare al primo “centro-sinistra” (1962-63) o alle lotte civili degli anni Settanta (divorzio, assistenza medica all’aborto, obiezione di coscienza). I loro eredi, però, sono oggi marginalizzati e sarebbe ora di invertire la rotta, schivando il serio rischio dell’aggregazione elettorale fine a se stessa: Girasoli, Elefantini e tanti altri obbrobri della partitocrazia recente.

E’, quindi, urgente un terreno di dibattito filosofico e culturale che sappia costruire un’alterità al monopartitismo e alla malapolitica italiana, senza pensare alla pura e semplice sommatoria dell’esistente.
Il pensiero liberale, inteso nella sua accezione più ampia (dal socialismo liberale di stampo rosselliano al liberismo hayekiano), può essere la base per creare un’alterità politica che, in quanto tale, deve per forza sfociare in un’alterità di idee. Il pensiero liberale attraversa, come un fiume carsico, le varie formazioni politiche presenti oggi in Italia, ma esso rimane non determinante e spesso sconosciuto: la politica economica liberale resta costantemente travolta dal centralismo statalista, in campo etico e sociale i diktat vaticani prevalgono trasversalmente.

I liberali presenti nell’agone politico sono emarginati nei partiti di massa, mentre i piccoli partiti di opinione  stentano a sopravvivere. Di fronte a questa emarginazione politica, i liberali di ogni estrazione debbono unirsi per affrontare la sfida del nuovo. Tra i filosofi e pensatori politici del passato, nemmeno i migliori potevano immaginare i problemi del mondo attuale, ma la risposta può da un rinnovamento del pensiero liberale.
Per garantire le libertà, ma allo stesso tempo i diritti, occorrono le idee liberali, che sappiano essere laiche, liberalsocialiste e liberiste al tempo stesso.

La flexsecurity di modello danese è socialista?
Si tratta, a mio avviso, del più moderno strumento per modernizzare e razionalizzare il sistema del welfare.
La capitalizzazione individuale cilena è iperliberista?
Rappresenta il modello più equo e competitivo per innovare il sistema pensionistico, evitando che si trasformi in una valanga destinata a travolgere tutti o a lasciare molti a bocca asciutta.

Attraverso questi due concreti esempi, sostengo la necessità di creare un’alterità riformatrice e politica che, seppure ispirata dai grandi pensatori liberali, possa evolversi oltre la “dottrina” del XIX e XX Secolo.
Non è più tollerabile assistere alla dissoluzione dei liberali in politica, né che gli eredi della grande tradizione laica di Croce, Rosselli, Saragat, Pannunzio, Ernesto Rossi e Ugo La Malfa debbano disperdersi in una miriade di formazioni più o meno influenti, all’interno di un sistema di potere illiberale e non democratico.


Autore: Andrea De Liberato

Nato nel 1973 a Pescara, è produttore e distributore cinematografico, formatosi alla New York University. Tra i film prodotti: "Luna Rossa" con Toni Servillo e Licia Maglietta (Mostra di Venezia 2001), "Controvento" con Margherita Buy e Valeria Golino (Berlino 2000), "Semana Santa" con Mira Sorvino. Dal 2004 si dedica quasi esclusivamente alla distribuzione, importa in Italia "Black Dahlia" di Brian De Palma e molti titoli d'autore (Chantal Akerman, Catherine Breillat, Wayne Kramer, Rachid Bouchareb, Hans Weingartner). Dal 2007 ha creato una delle più grandi library di film classici, con oltre seicento titoli, comprendente opere di, fra gli altri, F.Lang, Dziga Vertov, J.Ford, O.Welles, R.Corman, Francis F.Coppola, K.Mizoguchi, V.Pudovkin, A.Mann, J.Negulesco, S.Donen, V.Minnelli, R.Flaherty. Liberale, liberista e libertario, è iscritto ai Radicali e a Libertiamo.

10 Responses to “Ripensare il liberalismo, per evitare la frammentazione”

  1. Antonino scrive:

    Il punto centrale secondo me e`liberarsi dall`ideologismo fine a se stesso, categoria questa che purtroppo certe volte e` tipica anche dei “liberisti duri e puri”.
    Il pensiero liberale dovrebbe contraddistinguersi soprattutto per una Weltanschauung flessibile e sempre adattata allo spirito dei tempi.

  2. Caro Antonino, cogli un aspetto importante dei limiti di certi liberali. Quello che nel tuo post attribuisci al pensiero liberale è l’essenza del metodo liberale che si dovrebbe applicare. Ma hai ragione quando noti che purtroppo alcuni Liberali cercano, tra i più grandi artefici del pensiero liberale, “Sacri Testi” a cui fare riferimento con un atteggiamento dogmatico, che è anti-liberale per definizione. Comportandosi così, si finisce per snaturare l’essenza stessa del pensiero liberale e, in definitiva, le opere di quei pur grandi autori.

  3. MauroLIB scrive:

    Se il pensiero Liberale vuole rinnovarsi e avere un minimo di speranza di fare presa, non certo sulle masse che sarebbe un ossimoro, ma su un numero di cittadini leggermente superiore a quello dei Panda allo stato libero, dovrebbe lanciare una campagna centrata sull’individuo.

    Troppo spesso si è cercato di coniugare il pensiero liberale a funzioni statali, ancorchè migliorate, che implicano per definizione la riduzione delle libertà dei singoli.

    Su questo terreno il liberalismo non può competere coi cantori dello statalismo, riamarrà sempre nè carne nè pesce. Dovrebbe, se mi passa il termine, radicalizzarsi un po’.

    Nel momento in cui abbandona i valori dell’individuo e cerca, in assoluta buona fede, di usare il buon senso per migliorare funzioni statali intrinsecamente coercitive e predatorie perde la battaglia e anche il seguito.

    L’ormai obsoleto ma grandissimo Marco Pannella, è riuscito con la sua energia a tirarsi dietro la nazione nelle battaglie di libertà che ha vinto proprio nei cupi anni in cui dominava il desiderio e/o la rassegnazione di vedere nientemeno che i Comunisti al governo. Secondo me vinse perchè mise al centro la libertà degli individui. E gli individui risposero. Non cercò di inventarsi formule ‘digeribili e sostenibili’ per il divorzio o per l’aborto.

    Certo, questa strategia non ha l’obiettivo di conquistare il trenta,il venti o il quindici percento degli elettori, a me basterebbe il cinque, e sono convinto che non sia fantascienza, invece che vedere buoni liberali senza tetto costretti a imbrancarsi col ‘professionista politicante’ di turno a cui di liberismo, meritocrazia, lotta alle rendite, interessa poco o nulla.

  4. Caro Mauro, sono perfettamente d’accordo con te. Basti pensare, per esempio, a quanto un partito del cinque per cento come l’UDC abbia saputo, negli ultimi anni, rivelarsi più volte condizionante. Invece, troppo spesso, purtroppo, i liberali sono andati a costituire correnti minoritarie in pariti in cui “di liberismo, meritocrazia, lotta alle rendite, interessa poco o nulla.”

  5. EMoretti scrive:

    Sono d’accordo su quello che dice De Liberato, anche se Stuart Mill era per certi versi molto più moderno di tanti liberali scritti di seguito. In tutta sincerità non so se possa nascere un grande Partito Liberale in fondo non c’è mai stato. Non c’era nella prima Repubblica(a parte gli anni d’oro di Malagodi) in quanto i liberali erano un pò nel partito Repubblicano un pò nella Dc un pò nel PLI ,nel Partito Radicale e qualcuno addirittura votava per il Msi.
    Nella speranza di poter creare un partito che raccolga per la prima forza tutte le forze Liberali il mio consiglio è quello di abbandonare definitivamente i vecchi partiti rimasti per farlo uno nuovo, con nuovi volti, nuovo simboli e soprattutto una gestione diversa delle strategie politiche.

  6. Caro Moretti, senz’altro bisogna cercare di costruire qualcosa di nuovo. In molte altre democrazie i liberali hanno saputo unirsi, basti pensare all’Olanda, al Regno Unito, alla Germania, all’Australia…

  7. lodovico scrive:

    creare un nuovo partito mi sembra un’opera perigliosa. Non conosco le posizioni ed il sentire del FLI ma l’unica cosa possibile da fare mi sembra, dato lo stallo attuale, quello di confluire nel partito radicale ed assieme a questi trovare nuove idee. E poi trovare le alleanze con gli altri partiti: questo è l’unico partito liberale possibile.

  8. Caro Lodovico, di partiti ce ne sono molti, ma da radicale ti dico che nessuno oggi riesce a rispondere ai veri bisogni del Paese. Più che di confluenze (e di sommatorie dell’esistente) c’è bisogno di creare un campo nuovo per una nuova Politica con la “P” maiuscola, un’alterità che si possa contrapporre allo sfascio della malapolitica attuale.

  9. Andrea B. scrive:

    Concordo sicuramente con la necessità di inventarsi qualcosa di nuovo per fa apparire nuovamente l’ideale liberale sulla scena politca italiana.
    Non vorrei però che si perdesse di vista la “centralità dell’ individuo”, come tratteggiato prima da MauroLIB e si tornasse, poco o tanto, sempre al “caro vecchio stato” ed al suo “sacro” compito di indicare ed imporre alle persone di cosa hanno bisogno, dove e quanto.
    Avrò i miei limiti culturali e filosofici e sarò un vecchio “puro e duro” e quindi poco elastico, ma nell’ ottica cui accennavo sopra parole come socialismo (sia pure di stampo rosselliano), liberalsocialismo e socialdemocrazia ed ecologismo mi preoccupano e non poco.
    Se poi, invece di parlare di idee di fondo, stiamo parlando di tattiche ed alleanze …

  10. Caro Andrea, grazie per questo tuo intervento che mi consente di scrivere qualche precisazione anche sul bel post di Mauro Lib.
    Quello che descrivi come ““caro vecchio stato” con il ” suo “sacro” compito di indicare ed imporre alle persone di cosa hanno bisogno, dove e quanto.” a me puzza molto di Stato Etico, ovvero un qualcosa di estremamente invasivo e violento verso l’individuo. Il Liberalismo è sempre stato agli antipodi di ciò e sempre lo sarà. “Socialismo” è una parola che può anche spaventare, mi sembra però di aver precisato in quale chiave lo intendo io (al posto di Rosselli potrei citare, che ne so, Bobbio).Anche “Liberalismo” e, ancor di più, “Liberismo” sono parole che possono spaventare, ma si tratta per l’appunto di approfondirle e, soprattutto, di superare i vecchi steccati ideologici per creare qualcosa di pienamente rispondente alle necessità del presente. Viceversa, come scrivevo, ognuno resterà chiuso nel suo cortile (e io in quello radicale mi ci trovo abbastanza bene) e temo che, così facendo, rimarremo nella situazione di stallo attuale, con gli statalisti e gli ideologizzati a farla da padrone.

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