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Cristianesimo, immaginiamo un dialogo rispettoso

– Credenti, agnostici e atei.
Il dialogo sulla religione è una gran cosa, specialmente se avviene in un partito come Futuro e Libertà, in cui le differenze devono essere valorizzate. Tuttavia credo che spesso, quando si critica la religione – o meglio, la Chiesa -, si sfoci in attacchi oltremodo violenti e spesso lesivi della sensibilità dei cattolici. E mi piace condividere proprio con i lettori di Libertiamo.it qualche riflessione in merito.

Sono cattolico e cristiano. Sono credente, sì: credo in Dio perché credo nella bellezza del mondo. Credo, ad esempio, alla vita realmente come un dono: la vita va vissuta fino in fondo, assaporando certamente ogni piacere oltre ogni vano purismo e accettando consapevolmente i dolori che si presentano. Ci sono tante cose per cui è bello credere, esattamente allo stesso modo in cui ci sono molte cose per cui è lecito trovare riprovevoli alcuni aspetti sia della Chiesa, sia della fede in generale.

Io stesso, da cattolico, non condivido alcune posizioni della Chiesa: sono più che favorevole all’uso del preservativo, perché ritengo che la sessualità sia un aspetto della nostra vita così alto e poetico da avere, nei limiti della decenza e del rispetto altrui, il pieno diritto di essere manifestata nella sua totalità. Non condivido le posizioni sugli omosessuali: non mi piace fare supposizioni, più che mai in questo ambito, ma sono fra coloro che credono che se Gesù fosse (fisicamente) presente fra noi, non farebbe distinzioni ma amerebbe tutti indistintamente. Del resto, per le Sacre Scritture, Cristo non ha odiato chi lo ha crocifisso. Secondo le scritture, certo.

Si è sentito ripetere spesso, ma ogni volta vale la pena ricordarlo: nessuno sa se davvero i fatti siano andati come è narrato nella Bibbia, del resto sono poche le testimonianze di storici contemporanei. Si crede a Dio per fede, e, se qualcuno crede in qualcuno di cui non può provare l’esistenza, di fede deve averne tantissima.

Ma, purtroppo, chi ha fede spesso viene deriso, con tesi e motivazioni che difficilmente mi sono spiegato. Perché la religione è nata da un’esigenza dell’uomo, perché è sempre stata uno strumento di potere, perché è la più grande offesa all’intelligenza umana, perché – Chiesa in primis – ha messo in piedi un vantaggioso circuito economico e perché compie tante azioni che non si confanno agli insegnamenti del Cristianesimo. Affermazioni in parte condivisibili, in larga parte per me assai non convincenti.

Ma tant’è, la messa in discussione di tutto il sistema cristiano, dell’esistenza di Cristo e di tutte le convinzioni religiose, per quanto più che legittima e libera, si fonda a mio avviso su un grande gap occidentalista, ovvero l’ossessiva ricerca di certezze, di cui la critica religiosa è fortemente intrisa. Credo che le “certezze” in genere rappresentino un grande limite: di cosa siamo certi? Cosa abbiamo in mano una volta che abbiamo avuto la certezza che determinate cose sono o non successe? Basta una certezza per attaccare e spesso offendere chi ripone le proprie speranze in una entità superiore (“ciò di cui non si può pensare niente di più grande”, secondo il grande filosofo Sant’Anselmo)?

Una certezza può giustificare qualche tesi, spesso può essere posta in modo che sembri qualcosa di inumano credere che ci sia un Dio e un paradiso. L’incertezza, invece, rende il già difficile rapporto fra uomo e Dio ancora più misterioso, intrigante, in grado di scoprire sempre nuovi modi per dialogare e vivere consapevolmente nella nostra realtà. Perché, alla fine, il rapporto fra noi e Dio è una continua risorsa: pensando e dialogando con Dio, sappiamo arrivare a tante nuove modalità di dimostrare quei grandi ideali di amore e fratellanza.

Quella di dar vita a nuove forme di impegno e di volontariato cattolico, ad esempio, è una grande sfida, ma che è già stata raccolta anche da molti esponenti: nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, il cardinale Martini, intervistato da Sporschill, un sacerdote impegnato ad aiutare i bambini di Gerusalemme, spiega come intende rivoluzionare la Chiesa puntando sempre di più sui giovani. Piccoli passi? Forse, ma sicuramente passi significativi, alla ricerca di nuovi metodi di coinvolgimento che tornino a far appassionare i giovani, a farli sentire parte di una grande comunità a cui dare tanto e da cui altrettanto ricevere.

Per questo mi sono sempre andate strette le inutili critiche violente: con l’intento di sottolineare quanto alcuni atteggiamenti siano incoerenti, si sono offesi la dignità e l’impegno di tanti giovani, di tanti preti, di tanti missionari che si sono sempre impegnati nel sociale non certo in nome di interessi economici, ma nel nome di Dio, del suo amore e della speranza che è riuscito a infondere a popoli interi nell’arco di interi secoli.

Anche io critico senza mezzi termini ciò che non mi piace della Chiesa, ma non per questo mi rendo “schiavo” dell’instrumentum regni per eccellenza a cui alcuni riferiscono il popolo cattolico. Critico, quando lo ritengo opportuno, le intromissioni di alcuni esponenti clericali in ambiti che non competono loro, quale quello della politica, ma non per questo ritengo che loro non possono esprimere ciò che pensano. Posso trovare ambigue, sotto vari aspetti, certe iniziative della Chiesa, ma non trovo giustificabili i casi in questo sfocia in un anticlericalismo becero e ignorante.

Anche perché, dopotutto, la Chiesa i conti con il suo passato li ha fatti: è stato spiegato dal neo-beato Giovanni Paolo II come scienza e fede rappresentino un binomio perfettamente conciliabile, sono stati riconosciuti gli evidenti errori dell’Inquisizione rimproverando gli autori e scusandosi con le vittime, e recentemente si sono dimostrate aperture a tematiche come quella che riguarda il preservativo. Grazie a chi? Grazie a Papa Ratzinger, obiettivo di una stridente satira e di una non facile accettazione da parte di alcuni settori, per la durezza, per l’immagine fredda e forse tagliente con cui si è imposto. Ma, invece, quell’anziano signore che non è andato giù a tanti cristiani, è per me un punto fermo, un uomo verso cui nutro stima non solo per il ruolo che riveste, ma anche per il calore che ho saputo percepire dalla sua voce, dalle sue parole e dal suo carisma, oltre ogni scetticismo, derisione e caricatura mediatica.

E’ bello e costruttivo che tante posizioni sul tema della religione e della Chiesa alimentino il motore del dibattito, è bello condividere esperienze personali e dar vita a dialoghi in cui tutti rafforzino le proprie posizioni o che, ragionando e meditando, in parte le modifichino. Ma la bussola deve indicare sempre la direzione del rispetto, sia per non scadere in banalità, sia per evitare di ledere la sensibilità e l’impegno di chi in quel Dio, si dica quel che si voglia, ci crede fermamente.


Autore: Giovanni Coletta

Nato a Firenze nel 1992. Appassionato di musica, filosofia, storia e letteratura italiana del Novecento. Cattolico convinto e critico. Da Luglio 2010 scrive regolarmente per il sito del movimento giovanile "Generazione Giovani", e saltuariamente per riviste online vicine quali Ffwebmagazine e Libertiamo.it.

6 Responses to “Cristianesimo, immaginiamo un dialogo rispettoso”

  1. GG scrive:

    Tu dici: “…la messa in discussione di tutto il sistema cristiano, dell’esistenza di Cristo e di tutte le convinzioni religiose, per quanto più che legittima e libera, si fonda a mio avviso su un grande gap occidentalista, ovvero l’ossessiva ricerca di certezze, di cui la critica religiosa è fortemente intrisa.”

    Io vorrei ribaltare questa questione che hai posto. A mio avviso, è proprio il non credente che, non disponendo delle certezze della fede, conosce profondamente l’incertezza e il dubbio. Il credente dispone già di una propria visione del mondo fornitagli dalla chiesa, il non credente rifiutando questa visione dominante deve costruirsi da sè i propri valori e i propri principi.

    Ciò che io critico non è il cattolicesimo in sè, ma è quella parte di cattolicesimo che da religione diventa religione civile, più impegnato a stigmatizzare l’omosessualità e l’aborto per motivi ideologico/politici che a diffondere la parola di Dio. Poi naturalmente quella parte della chiesa (a volte dimenticata) che diffonde bontà e misericordia non può che essere sostenuta e apprezzata, indipendentemente dalle proprie credenze personali.

    Quindi io credo che si possa essere senza problemi sia liberali che cattolici, ma solo se si tiene ben presente la distinzione fra religione e religione civile, tra vita spirituale interiore e vita politica pubblica. Credere nella laicità della vita pubblica è prerequisito fondamentale per non scadere nel dogma e dunque per essere pienamente liberali.

  2. claudio285 scrive:

    Salve, io sono un ragazzo che ha sempre votato PD, mi riconosco nella ala pù moderata o Liberal di esso, ma proprio per il mio ateismo mi sono sempre astenuto dall’iscrivermi al partito. Credo che nemmeno nel PD le mie posizioni avrebbero la minima speranza di essere accattate, e anzi credo che sarei stigmatizzato a causa di esse. Purtroppo in Italia c’è una sistematica equazione moderatismo/liberalismo politico economico = vicinanza con le tesi cattoliche sulla boetica e sistematico finanziamento dell’apparato ecclesiale. Questo ha a lungo impedito secondo me la formazione di un movimento politico, o comuqnue di opinione- non personalistico, come quello a la Pannella – che unisse ai temi della laicità neutralista, anche quelli di una maggior liberalizzazione in campo economico, e di una laicizzazione anche dello stato sociale, che da familistico possa passare ad individualistico. Insomma paradossalmente la tradizione cattolica e quella marxista hanno impedito che si formasse in Italia una un’idea moralmente accettabile e accettata di Individualismo e di Individuo. L’Individuo Cattolico è parte di un tutto, di una chiesa, o di una famiglia e di una comunità che a sua volta sono ricomprse nella chiesa, madre e matrigna e ordinatrice di ogni singolo comportamento del fedele. L’Individuo Marxista è invece pedina in un gioco le cui regole sono sempre le stesse, ed è destinato a stare da una parte o dall’altra della barricata. Insomma in entrambe i casi l’individuo è inserito in un destino. Il Destino, sia essa la filosofia della storia “dialettico-materialista” sia quella “escatologica” della religione cattolica, no è mai libero di scegliere veramente cosa intende essere, cosa vuole essere. Il Destino porta con sè l’Identità.
    Il Monoidentitarismo religioso del cattolicesimo(vedasi le ultime degenerazioni religioso.etico-iperidentitariste della Lega) e quello economico dei residui marxisti (Coscienza di classe, cioè l’identità di classe) sono il vero ostacolo alla crescita dell’individualità multidentitaria, pluralista. O meglio dell’accettazione di essa.Poichè credo che l’uomo sia di per sè dotato di mille identità, le quali vengono evocate a seconda degli stimoli ambientali a cui il singolo individuo è sottoposto.

  3. Scusatemi, non è vero che le prove sull’esistenza di Dio, di Maria Santissima e del Paradiso non esistono; se uno li cerca veramente, fermanente, ad ogni costo, le trova. E’ successo a me e, da ateo che ero (cioè cattolico non credente)sono diventato credente cattolico, orante e penitente. Ma sono rimasto molto in disaccordo con questo clero… sempre alquanto negativo. E’ Come dire: il papa, i preti, i monaci, i pastori, sono…. sono quello che sono; ma Dio esiste. Questa è la scoperta che ho fatto io.

  4. chivicapisce scrive:

    XMichele Ricciardi:
    “Questa è la scoperta che ho fatto io.”
    Potresti gentilmente fare una pubblicazione scientifica da pubblicare chessò.. su Nature…così ci convinciamo tutti?

    Se poi avvisi anche musulmani, buddisti, taoisti ecc. ecc. della faccenda…

    …speriamo che la prendano bene…

    Ps.
    che intendi per “cattolico non credente”? Mi pare un ossimoro.

  5. chiticapisce scrive:

    “che intendi per “cattolico non credente”? Mi pare un ossimoro.”
    mai sentito parlare di apostasia? mai sentito parlare di ‘sono battezzato ma non vado a messa”

    Qui mi sembra che si dorma…

  6. chiticapisce scrive:

    ah. Coletta, se non lo hai fatto, dovresti leggere la ‘Destra Divina’. Ti spiega perchè l’uso del preservativo non è sta gran figata, senza puritanesimi anglosassoni.

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