Willkommen zu Bozen, Italia (federale e spendacciona)

– Quando entri  in Alto Adige attraverso l’autostrada A22 capisci subito che stai entrando nella provincia piú ricca d’Italia: un cartello bianco con il marchio ufficiale Südtirol – Alto Adige accoglie il visitatore, quasi che il cartello stradale autostradale non servisse a marcare completamente la differenza fra Trento e Bolzano.

A livello fiscale differenza ce n’è gran poca, entrambe le province trattengono il 90% delle entrate tributarie vantando giá da tempo un regime di devolution finanziaria. A disposizione della Provincia Autonoma di Bolzano vi è un budget di 5,2 miliardi, di cui 3,5 miliardi provenienti da entrate tributarie, il resto sono quasi per la totalità trasferimenti pubblici.

Oltre a questi “oneri” le due Provincie autonome trattengono il 100%dell’imposta sull’energia, il 90% dell’Iva pagata in loco, stessa percentuale per proventi derivanti dalle imposte sul registro, da quelle sulle donazioni e successioni, dalle tasse automobilistiche, dalle imposte sulla benzina e sulle sigarette oltre ai proventi dei giochi statali. In pratica la Provincia di Bolzano puó gestire a livello di entrate tributarie pro capite ben 8514 euro che paragonati con le entrate tributarie delle pur ricche regioni confinanti – ad esempio i 2.261 euro della Lombardia e i 1.875  del Veneto –  fa ben capire perché tanti comuni confinanti con la realtà autonomistica regionale chiedano di essere annessi a questo “paradiso” fiscale. Sulle realtà comunali dei 116 municipi altoatesini solo 14 mantengono l’addizionale Irpef, gli altri possono farne tranquillamente a meno.

Fin qui il paradiso. Poi comincia l’Italia, con le sue dinamiche peggiori.

La spesa per il personale provinciale, ad esempio, supera di molto la media nazionale in un sistema burocratico che non ha confronti in Italia. Per una realtá di 507.657 abitanti il personale provinciale è  di 31.173 addetti con una spesa  pro capite moltiplicata dieci volte rispetto al resto della nazione (1.231 euro l’anno pro capite contro i 112 € del Piemonte e i 58 € della Lombardia).

Anche i costi della politica sono in media superiori. Infatti il governatore altoatesino Luis Durnwalder ha guadagnato 27 mila euro lordi al mese: più del cancelliere tedesco Angela Merkel che nel 2010 non ha superato i 19.300.

Altro capitolo di spesa sono le infrastrutture faraoniche che spesso rimangono con forti passività di bilancio: ne è un esempio il teatro comunale di Vipiteno, comune di 5.000 abitanti nel nord della provincia. Costruito nel 2000, può vantare 500 posti a sedere ed è costato quanto il teatro di Bolzano, con la differenza che Bolzano di residenti ne fa centomila. Oltretutto nel passato lo si è dovuto chiudere per un mese all’anno a causa delle alte spese di gestione del riscaldamento.

Sempre a Vipiteno, la piscina comunale con infrastrutture wellness e sauna è arrivata a costare 10 milioni di euro, partendo da un budget di spesa di 6 milioni. Fa specie che questa sia una delle 7 strutture wellness in un raggio di 30 km a nord della provincia; costruzioni finanziate con fondi pubblici, con forti deficit cui si aggiunge la forte concorrenza che i mega impianti suscitano tra loro in un bacino di poco più di 150 mila abitanti.

Scendendo a Bressanone scopriamo una palestra di roccia dal costo esorbitante di 3,5 milioni di euro, il doppio rispetto alle strutture di comuni del calibro di Innsbruck, Salisburgo o Cortina d’Ampezzo. Fa riflettere che alla costruzione di questa palestra di roccia se ne sia aggiunta un’altra a Bolzano di un’azienda leader del settore montano (sarà la più grande dell’arco alpino)  e che anche il comune di Brunico ha richiesto a “mamma provincia“ la possibilità di costruirne una. In pratica, esattamente quanto accaduto per le strutture wellness, per  uno sport di nicchia  si andranno a spendere milioni di euro accontentando tutti, senza un’ adeguata programmazione territoriale. D’altronde qui i soldi ci sono e bisogna spenderli; se poi le strutture saranno in deficit, qualche iniezione qua e là di soldi pubblici eviterà il fallimento, in puro stile assistenzialista.

Concludendo, aldilà del Brennero i Tirolesi “austriaci”, secondo un recente sondaggio della “Tiroler Tageszeitung”, alle spinte secessionistiche altoatesine rispondono no per il 64%, considerando anche loro l’Alto Adige come una terra ricca che gode di un’ampia autonomia.  Se se ne accorgessero anche i sudtirolesi forse amerebbero maggiormente il Paese che gli ha concesso tanto benessere. Senza chieder loro, peraltro, nulla in cambio, nemmeno il rispetto.


Autore: Antonio Bova

Nato nel 1980 a Bressanone. laureando in Beni culturali presso l'università di Trento è consigliere comunale a Bressanone dal 2000, capogruppo di Alleanza Nazionale dal 2001. Oggi è capogruppo di Futuro e Libertà nel medesimo comune.

One Response to “Willkommen zu Bozen, Italia (federale e spendacciona)”

  1. Andrea B. scrive:

    Nemmeno il rispetto ed aggiungerei 361 attentati a cose e persone, con 17 morti e 57 feriti, tra cui rispettivamente 15 morti e 24 feriti tra membri delle forze dell’ ordine … ed in più la beffa di aver visto molti condannati, anche a pene detentive severe, riparare in Austria e Germania, senza mai aver scontato un giorno di galera, nonchè lo sfregio di manifestazioni di giubilo al rientro di alcuni di questi terroristi, intitolazione di vie ai medesimi, mozioni consiliari del Comune di Bolzano in cui vengono definiti “combattenti per la libertà” …

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