Lo stato di polizia tributaria arretra, ma di poco

 – Lo stato di polizia fiscale fa un timido passo indietro, dopo anni di rinvigorimento delle sue forze.
Il decreto legge per lo sviluppo, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, mette per iscritto i roboanti annunci del Ministro Tremonti, primo imputato per il degradare della dignità del contribuente. Al grido della lotta all’evasione, le garanzie normalmente riconosciute alle parti di un processo sono state eliminate. Il principio del solve et repete pone in capo al cittadino l’obbligo di soddisfare “a prescindere” tutte le richieste del fisco, anche quelle che ritiene ingiustificate, salvo poterle contestare in un secondo momento, quando ormai il conto in banca è prosciugato e, se quel cittadino era un imprenditore, l’impresa è sull’orlo del fallimento.

L’onere della prova, con gli studi di settore, grava sull’accusato, sovvertendo in tal modo le ordinarie garanzie riconosciute a chi si ritrova a doversi difendere da un’accusa.
Il decreto legge, il cui testo, a dispetto dell’approvazione ufficializzata ieri, potrebbe subire alcune correzioni prima di finire in gazzetta ufficiale tra qualche giorno, contiene senz’altro alcune misure condivisibili. Si tratta soprattutto di semplificazioni che eliminano alcuni adempimenti minori. Si prevede, ad esempio, l’aumento da 10 milioni delle vecchie lire a 10 mila euro del valore dei beni di cui le imprese possono disfarsi, per il loro mancato utilizzo e la loro obsolescenza, per i quali sarà sufficiente l’atto notorio, senza obbligo di comunicazione alla Guardia di finanza; o ancora l’abolizione dell’obbligo di comunicare per via telematica gli acquisti superiori ai 3mila euro in caso di pagamento mediante carte di credito, prepagate e bancomat.

Altre misure mirano a dare un “volto umano” al fisco: regole, diciamo, di bon ton, per far sì che, nei rapporti tra guardia di finanza e cittadino, quest’ultimo non abbia l’impressione di esser trattato come un latitante pluriomicida, né come un ex detenuto in libertà vigilata.

La morsa del fisco si allenta poco, però, quando si passa alle questioni più pregnanti. Il principio del solve et repete, che trova piena applicazione dal 1° gennaio 2011, visto che il nuovo mantra di Tremonti è “lotta all’evasione”, viene mitigato in misura molto modesta e incerta: il pagamento di una cartella ingiusta può essere sospeso solo previa richiesta e accettazione da parte del giudice, con sospensione giudiziale degli atti esecutivi.Solo in questo modo l’esecuzione viene rinviata fino alla decisione del giudice e comunque fino al 120° giorno. Insomma: oggi se il fisco dichiara che devi allo stato una somma, la devi pagare, salvo poi sperare di recuperarla quando la commissione tributaria ti avrà dato ragione. Domani potresti non poter pagare subito, ma sei nelle mani del giudice, che, per capire che probabilmente hai ragione, deve certo avere un bel fiuto. Oppure, come gli antichi indovini, potrebbe osservare il volo degli uccelli e leggerne i presagi, ma, con tutto il daffare che c’è solitamente nei tribunali, dubitiamo che questo metodo di divinazione possa essere praticabile.

Per la cronaca, nella maggior parte dei casi, una volta conclusosi il contenzioso, il contribuente si rivela dalla parte della ragione, e il fisco nel torto. Si calcola che, attuando il principio solve et repete, ogni anno circa 1,6 miliardi di euro saranno sottratti ingiustamente ai contribuenti, costretti ad un lungo contenzioso per poter recuperare il maltolto.

La misura prevista dal decreto legge non è un rimedio sufficiente. L’incertezza data dal vaglio del giudice non può soddisfare il contribuente. L’unica soluzione per rimettere le parti in giudizio su uno stesso piano è rappresentata dall’abolizione delle norme che prevedono l’immediata esecutività, dopo 60 giorni, dell’avviso di accertamento. Una simile proposta è contenuta in un pacchetto di emendamenti di Futuro e Libertà, che, se non sarà approvato prima, potrà essere ripresentato in Parlamento durante la discussione del decreto legge sullo sviluppo.
Ed è lì che Tremonti sarà chiamato a confrontarsi con i propri errori, annunci e propositi.

Oggi, 6 maggio 2011, FLI ha proclamato in tutta Italia l’Equitalia Day, una giornata di informazione e di azione contro le pratiche da stato di polizia tributaria che il governo, alla faccia del “Meno tasse per tutti”, ha adottato negli ultimi tempi.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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