Bossi e La Russa, gli affari internazionali spiegati alla Nato

di SIMONA BONFANTE – La “pantomima grottesca” si è temporaneamente conclusa ieri con l’approvazione della mozione Pdl-Lega sull’operazione “Unified Protector” condotta dalla Nato in Libia. Non è chiaro a che titolo l’Italia vi partecipi, sulla base di quali sottili valutazioni ritenga di poter apporre una data di scadenza sul didietro della forza aerea impegnata nel bombardamento dei target individuati dal comando alleato, come se quegli aerei fossero vasetti di yogurt, ed i missili dai medesimi condotti dei fermenti lattici sganciati per il bene della flora batterica dei libici intestini. Non si desume neppure – dalla discussione nobilmente articolata in Aula dagli esponenti del governo – se l’Italia ritenga il proprio impegno nell’Alleanza Atlantica un atto strategicamente meditato e condiviso o non piuttosto un’eventualità sciagurata, ma non scongiurabile.

Quello che è chiaro, invece, è che la Lega continua a fregiarsi delle padane peculiarità virili. Circostanza, questa, di cui ci compiacciamo: padans do it better suona un sacco fico come claim elettorale apposto all’effigie del carismatico – sebbene fisicamente ammaccatuccio – leader leghista. D’altronde, lo stato maggiore pidiellino, di avere in casa un sì audace competitor al primatista nazionale dell’incontinenza sessuale, non pare poi aversene così a male. Sarà che il Partito del Premier è ormai così goliardicamente abituato a ragionare in termini di meccanica erotica… Certo però che a questo punto non ci possono lasciare col dubbio: ce l’avrà più duro il Capo del Governo od il suo avventato alleato?
Scioglieremo l’arcano, prima o poi. Forse addirittura più prima che poi.

Già oggi, ad esempio, il Consiglio nazionale di Bengasi presenterà al gruppo di contatto Nato una road map politica che il nostro Ministro degli Esteri ha avuto la fortuna di leggere in anteprima, dicendosene soddisfatto. Beh, dipendesse dagli oppositori di Gheddafi…Purtroppo però non è così.

La Nato è in Libia per costringere l’ex amico di Berlusconi ad interrompere il martirio dei suoi connazionali. La missione, quindi, andrà avanti finché l’obiettivo sarà raggiunto. Certo, potremmo mandargli il Bossi a far vedere al Rais di che pasta son fatti i membri italioti – quelli del Nord nella fattispecie. Mentre al contempo, per spiazzare il comando atlantico, per ridurlo al silenzio, per costringerlo ad una seria autocritica e convenire sulla necessità di lasciar fuori l’Italia da sto tipo di cose, potremmo spedire quanto di meglio in fatto di strategia militare offre il nsotro paese: il Ministro della Difesa, Ignazio-Lukashenko chi? -La Russa.
Giusto per la cronaca comunque, signor Ministro, quel Lukashenko.

La pantomima – si diceva su – è temporaneamente finita. Ma che il lettore non se ne lasci compiacere: è nell’avverbio “temporaneamente” e non nel participio “finita” la funesta prospettiva che ancora attende il nostro paese. Ma perché costoro non hanno la dignità di scriverla davvero una data di scadenza…ma a questa pagliacciata chiamata governo?


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Bossi e La Russa, gli affari internazionali spiegati alla Nato”

  1. Vede, il problema è che il governo deve conciliare due esigenze in contraddizione fra loro: quella di fare affari con la Libia e quella di fargli la guerra.

    La prima non è stata decisa da Berlusconi, ma è la conseguenza di:

    a. una politica concorde dell’occidente, che ha prima tolto l’embargo alla Libia, e poi ha visto i paesi europei fare a gara per aggiudicarsi commesse e approvvigionamenti,

    b. il fatto che la Libia è partner strategico per il rifornimento energetico del nostro paese,

    c. il fatto che la Libia è partner strategico per contenere l’immigrazione clandestina.

    Poi ognuno, fuorché chi ha la responsabilità di fare gli interessi del paese e ad esso risponde delle scelte effettuate, è libero di dilettarsi con battute spiritose, che però -trovo- sarebbero più appropriate sul sito di Beppe Grillo che su questo.

  2. Luigi scrive:

    Concordo in pieno con l’autrice. Qui le vere contraddizioni sono tra gli interessi elettorali della Lega e quelli del PdL. Del paese fa un baffo ad entrambi, con buona pace del signor Santore che, difatti, non porta un solo argomento degno di questo nome a critica dell’articolo.

  3. Giuseppe scrive:

    signor Luigi siamo estremamente gaudenti per la sua concordia,ma esattamente su cosa?
    Il mondo sarebbe bello se tutti volassimo?
    opinabile.

  4. Caro Luigi,
    Che cosa sono gli “interessi elettorali” se non ciò che la gente desidera?
    Con un paese straniero, grossomodo, ci si fa affari oppure ci si fa la guerra.
    C’è gente che pensa che occorra fare affari con la Libia e gente che pensa che occorra fargli la guerra per aiutare i Libici a darsi un regime più umano.
    Occorre scegliere. Ma occorre che sia il paese, prima che il governo, a scegliere.
    Lei è sicuro che a conti fatti il paese voglia mettere a rischio un interscambio del valore di 12 miliardi di euro, una parte rilevante dell’approvvigionamento energetico e il controllo dell’immigrazione clandestina? Io non credo.
    Quindi il governo ne ha preso atto ed ha agito di conseguenza.
    Oggi lo scenario è mutato, e il governo ad esso si adegua.
    Se l’autrice dell’articolo ha l’onestà di analizzare ciò, la linea del governo, apparentemente contraddittoria, diventa invece spiegabile.

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