Categorized | Economia e mercato

Pareggio di bilancio? Alle calende greche!

– Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha recentemente affermato che, dopo il peggioramento dei conti pubblici dovuto alla crisi, è ormai necessario un loro riequilibrio duraturo, e che, data la già elevata pressione fiscale, questo obiettivo deve essere perseguito riducendo la spesa pubblica di almeno sette punti, cioè di circa sessanta miliardi di euro, mettendo mano alle principali voci della spesa.
Un’affermazione così chiara sulla necessità di tagliare la spesa pubblica è rara, in un Paese ammaliato dall’illusione che non ci siano problemi e che “ne usciremo meglio degli altri”, tant’è che, fino a pochi giorni fa, avrei pensato che solo un libertario come me potesse proporre tagli di quest’ordine di grandezza, come fatto tempo fa sulle pagine di Libertiamo.

Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha affermato nel DEF di essere intenzionato a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014 attraverso due finanziarie da venti miliardi l’una. Non è la prima volta che promette una cosa del genere, e con ogni probabilità non se ne farà niente neanche questa volta. Perché?

La spesa pubblica negli ultimi anni è aumentata considerevolmente, fino a superare il 52% del PIL nel 2009. Nel 2010 Tremonti è riuscito a frenare la crescita della spesa di cui il suo Governo era stato responsabile negli anni precedenti, e a fronte di una spesa pubblica costante il peso dello Stato sul PIL si è ridotto di circa un punto percentuale.

Nonostante ciò, il disavanzo rimane di circa settanta miliardi di euro. I dati ISTAT mostrano che l’attuale livello di spesa pubblica, di circa 800 miliardi, è frutto di due bruschi aumenti avvenuti a partire dal 2007, non tutti legati alle maggiori prestazioni sociali erogate per via della crisi economica, dato che tutti i capitoli di spesa sono aumentati, non solo i trasferimenti sociali. Grazie ai famosi “tagli orizzontali” del 2010 – spesso criticati, ma senza mai proporre un’alternativa compatibile con la solvibilità finanziaria dello Stato – la corsa si è arrestata, ma la spesa pubblica rimane un macigno insostenibile per l’economia italiana e per la stabilità dei conti pubblici. Bene quindi per l’arresto della crescita del 2010, ma serve fare di più.

Perché il pareggio di bilancio quasi certamente rimarrà un sogno? La proposta di Tremonti consiste in due finanziarie da venti miliardi, nel 2013 e nel 2014. Ma tra due anni l’attuale legislatura sarà già scaduta, sia se muore di morte naturale, sia se muore di eutanasia, e dunque sarà un altro Parlamento, e forse un altro Governo e un altro Ministro dell’Economia, a dover implementare il piano in questione.

Se si voleva seriamente fare un piano di tagli, bisognava cominciare sin da subito: perché prevedere che nel 2011 e nel 2012 non si farà nulla? La risposta probabilmente è semplice: a promettere di fare le cose alle calende greche si può sperare che gli italiani avranno già dimenticato la promessa di mettere in ordine i conti. E di certo non si può rischiare di perdere voti, a ridosso delle elezioni, con politiche austere che, sebbene nell’interesse di tutti gli italiani, sono nel breve termine costose per molti gruppi ben organizzati politicamente, come ad esempio il pubblico impiego, e magari i pensionati.

La spesa pubblica è infatti difficilmente comprimibile: tende ad espandersi in continuazione, ma è estremamente difficile che torni indietro. Il motivo più evidente è che ogni spesa avvantaggia qualcuno in particolare, ma ha un costo diffuso tra decine di milioni di contribuenti, e dunque ogni aumento della spesa riceve un’opposizione molto blanda, mentre ogni sua riduzione comporta manifestazioni, scioperi e proteste da parte dei gruppi colpiti.

Nessuno, del resto, si è mai lamentato di ricevere troppi soldi dallo Stato: anche se molti possono preoccuparsi per gli 800 miliardi di spesa annua, per i 70 miliardi di deficit, e per i 1,900 miliardi di debito, è estremamente raro che qualcuno si faccia avanti come volontario per subire tagli. Gli sprechi sono sempre altrove: “noi la crisi non la paghiamo”, si dice in questi casi, il che vuol dire che tutti ritengono necessario trovare qualcun altro che la paghi, di norma aumentando le tasse o il debito, e almeno in passato l’inflazione. “Lo Stato è la grande finzione mediante la quale tutti pensano di vivere a spese di tutti gli altri”, diceva Bastiat quasi due secoli fa, e l’illusione della spesa pubblica gode ancora di ottima salute, purtroppo.

Le parole di Draghi vanno nella giusta direzione, non solo per quanto riguarda la spesa, ma anche per il suo monito riguardante la competitività e le liberalizzazioni, anche se probabilmente all’Italia serve ancora di più, ad esempio toccare nuovamente le pensioni, come del resto già affermato in passato dallo stesso Draghi.

Speriamo che l’istinto di autoconservazione della nostra classe politica – visto che il suo senso di responsabilità nei confronti di noi cittadini è evidentemente estremamente scarso – porti ad una compressione della spesa pubblica, mossa necessaria per assicurare la stabilità finanziaria e la salute economica del Paese. Ne va del futuro di tutti.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

10 Responses to “Pareggio di bilancio? Alle calende greche!”

  1. Massimo74 scrive:

    Ricalcolo di tutte le pensioni retributive secondo il sistema contributivo(questa operazione da sola consentirebbe un risparmio di spesa enorme)

    Riduzione del 15%(almeno) del numero dei dipendenti pubblici(a cominciare dai forestali calabresi e ai dipendenti della regione sicilia) e blocco del turn over per 20 anni.

    Privatizzazione di enel,eni,finmeccanica,rai e di tutte le municipalizzate.

    Abolizione province,comunità montane e accorpamento comuni con meno di 15.000 abitanti.

    Privatizzazione sistema sanitario con passaggio ad un sistema basato su assicurazioni private.

    Abolizione di tutti contributi alle imprese,nonchè dei finanziamenti a giornali e cinema.

    Dimezzamento parlamentari,consiglieri regionali e taglio relativi stipendi di almeno il 30%.

    Dismissione dell’enorme patrimonio pubblico(valutato in cira 400 miliardi di euro).

    Ecco queste sono solo alcune delle cose che si potrebbero fare per ridurre in maniera netta e strutturale il debito pubblico.Naturalmente tutto ciò deve essere accompagnato da una manovra volta a ridurre la pressione fiscale per almeno 5 punti di pil(circa 80 miliardi)nonchè da tutta una serie di liberalizzazioni in vari settori,dai notai agli avvocati,ai tassisti,ai farmacisti,ecc.Solo così si può rimettere in moto l’economia di un paese ormai sull’orlo del baratro.

  2. @Massimo74

    Le misure che hai elencato sono più che condivisibili, ma non vengono prese non perché i ministri del nostro governo siano ideologicamente contrari o perché per (in)cultura politica non le possano neppure concepire, come potrebbe essere il caso di settori dell’attuale opposizione (parlamentare o meno che sia), ma perché il prenderle significherebbe la caduta del governo in men che non si dica.

    E ciò perché gli Italiani -come collettività- a parole vogliono le riforme (e chi non le vuole? chi non vorrebbe goderne i relativi benefici?), ma nei fatti non sono disposti a pagarne il prezzo.

    Il governo Berlusconi del 1994 è quello che partì con le intenzioni più riformatrici della nostra storia. Finì a gambe all’aria nel giro di pochi mesi. Non deve percìò stupire che in seguito abbia moderato i suoi propositi.

  3. Massimo74 scrive:

    @Philip Michael Santore
    Sul fatto che molti italiani vogliono le riforme solo a parole posso essere d’accordo con te,mentre sul fatto che i ministri dell’attuale governo ma più in generale l’attuale maggioranza che sostiene l’esecutivo siano favorevoli ad attuare riforme realmente liberali,permettimi di avere più di un dubbio.Un governo che credesse veramente nella rivoluzione liberale così come era stata annunciata da Berlusconi nel 1994,non si sognerebbe mai di proporre la social card,la robin-hood tax,la banca del sud,il salvataggio dei comuni che hanno fatto buchi di bilancio(vedi roma e catania),la controriforma forense che reintroduce le tariffe minime per gli avvocati,l’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il FUS.Oltre a questo aggiungi il fatto che la spesa e il debito pubblico continuano ad aumentare e della riduzione delle tasse non c’è neanche l’ombra(ancora ieri Berlusconi ha detto che le tasse non si possono ridurre,peccato che durante ogni campagna elettorale dice esattamente il contrario prendendo in giro milioni di italiani da anni),spiegami come si può ancora credere che questo sia un governo ispirato a principi liberali.Del resto basta vedere la provenienza di ministri come tremonti,sacconi e brunetta che sono tutti nati nelle file del vecchio PSI per avere un idea chiara della situazione.Secondo me Luigi Einaudi si starà rivoltando nella tomba vedendo un ideologia nobile come il liberalismo associata ai personaggi di cui sopra.

  4. Partiamo dalla riduzione delle tasse: è un fatto che quando Berlusconi è stato in condizione di mantenere la promessa si sono verificati, nel 2001 e nel 2008, due fatti che lo hanno -di fatto- impedito:

    1. la recessione
    2. l’appartenenza all’unione monetaria europea, che impedisce di avere deficit annuali superiori al 3% (una riduzione di tasse può comportare all’inizio un maggiore deficit di bilancio)

    Oggi poi un maggiore deficit di biliancio non verrebbe sanzionato dall’UE, ma direttamente dai mercati.

    Tutto ciò restringe i margini di manovra del governo ad una sola possibilità: ridurre le tasse tagliando la spesa.

    E che cos’è la spesa da tagliare? Semplificando: principalmente pensioni e sanità. Sì, ok, ci sono tante altre piccole spese che potrebbero essere ridotte, ma il concetto è che abolire le province e ridurre le prebende dei politici non basta, neppure minimamente, a raggiungere l’obiettivo.

    Se il governo Berlusconi queste cose non ce le dà, facciamo bene a guardare altrove. Che cosa offre il panorama politico? PD & co. che al massimo propongono solo di rimodulare le imposte tassando i capitali, e il Terzo Polo che un paio d’anni fa, con Baldassarri, propose (in pieno periodo di tensione sui mercati finanziari) di finanziare le riduzioni delle tasse con risparmi sul procurement e col recupero dell’evasione fiscale.

    Quindi si torna al governo Berlusconi. E a chiedergli di ridurre le tasse tagliando la spesa. Non lo fa, perché sa che gli Italiani non apprezzerebbero.

    Quale soluzione? Dare a FLI il potere di “ricattare” PDL e Lega (‘o abbassi le tasse o non votiamo la finanziaria’) temo serva a poco: fintanto che l’elettorato non premia certe istanze FLI è destinato alla sconfitta.

    Tutto ciò che possiamo sperare è che a furia di parlare di queste cose e a furia di vedere la progressiva stagnazione dell’economia la gente si convinca della necessità della rivoluzione liberale, e che la imponga all’agenda politica dei due grandi partiti/coalizioni.

  5. Massimo74 scrive:

    Il limite del 3% del rapporto deficit/pil era un fatto ben conosciuto da Berlusconi,ma ciò non gli ha impedito nel 2001 di proporre il famoso “contratto con gli italiani” che prevedeva tra le altre cose l’abolizione dell’irap(e ribadisco abolizione,non riduzione)e l’introduzione di due sole aliquote,una al 23% fino a scaglioni di reddito di 100.000,00 e al 33% per i redditi superiori a questa cifra.Inutile dire che di quella riforma non si è visto praticamente nulla.Nel 2008 poi, lo stesso Berlusconi è tornato a proporre la riduzione delle tasse riproponendo di abolire l’irap e introducendo il quoziente familiare,senza dimenticare la promessa di abolire il bollo auto.Ancora una volta di tutto ciò non si è visto nulla di nulla,in compenso però il sistema fiscale italiano che è già oggi uno dei peggiori al mondo è stato reso ancora più iniquo e vessatorio da questo governo attraverso l’introduzione di strumenti come il redditometro,lo spesometro e addirittura il principio “solve et repete” (prima paghi e poi contesti),roba che nemmeno Visco(che ricordo era stato definito “il vampiro” da berlusconi e tremonti)si era mai sognato di fare.
    Ora tu mi dici che la colpa di queste mancate promesse elettorali è da ricercare nella crisi economica,ma questo non sta in piedi,infatti vorrei ricordarti come il nostro caro ministro Tremonti non perde mai occasione per vantarsi di essere stato uno dei pochi ad aver previsto la crisi economica,ma questo non gli ha comunque impedito di sostenere il programma elettorale del cdx in cui si prometteva nuovamente una nuova rivoluzione liberale con la riduzione della pressione fiscale.La verità è semplicemente che siamo stati presi in giro tutti per anni da questi personaggi che si sono spacciati per liberali ma che di liberale non hanno assolutamente nulla.
    Volevo fare comunque un appunto per quanto riguarda l’ex viceministro Baldassarri, il quale non è vero che aveva proposto di ridurre le tasse attraverso il recupero del sommerso,la sua proposta era ed è tutt’ora quella di tagliare i finanziamenti a fondo perduto(che se non erro ammontano a circa 45 miliardi all’anno)e di ridurre la spesa relativa ai beni e servizi nella pubblica amministrazione visto che quest’ultima voce è cresciuta in maniera abnorme negli ultimi 5 anni.Francamente mi sembrano proposte di assoluto buon senso,forse proprio per questo non sono mai state prese in considerazione.
    Comunque hai ragione nell’affermare che il panorama politico attuale è davvero desolante.L’unica nostra speranza è che FLI possa davvero raccogliere quell’eredità liberale che tutti noi credevamo potesse essere rappresentata da forza italia nel 94,perchè di un’alternativa liberale e liberista questo paese ha dannatamente bisogno.

  6. TOCCO INVISIBILE scrive:

    Che dire !!! Nessuno ha ancora fatto i conteggi sul vero debito pubblico e tutti vogliono dire la loro !!! In Italia abbiamo due tipi di bilanci: quello da far bere alla Comunità Europea ed al cittadino e quello che viene gestito dal board della Banca d’Italia ovverossia quanti sovvenzionamenti annui spettano al settore industriale sotto forma di cassa integrazione etc.. Se il Ministero del Tesoro fosse veramente controllato dallo Stato e non dall’Associazione Industriali e dall’ABI forse risulterebbe più facile arrivare, non tanto al pareggio di bilancio visto che i bilanci possono essere sbilanciati politicamente dato che se ci sono fondi cash si può spendere mentre se non ci sono ci si può solo indebitare, ma all’estrema verità sul ‘sistema Italia’ ovvero sapere trasparentemente che se lo Stato rivolesse indietro tutti i fondi erogati al sistema industriale per stare in piedi dagli anni 50 in poi, l’Italia sarebbe lo Stato più solido del mondo paragonabile a quando la nostra cara ed adorata Lira era equiparata all’oro (gli ottantenni se lo ricordano sicuramente).
    Questo modo di ri-finanziare se stessi (parlo degli industriali visto che nol board della Banca d’Italia siedono loro e nessun delegato del popolo (che li di sovrano non proprio ha niente) ha portato lo sbilancio patrimoniale dello Stato Italiano a divenire, semplicisticamente, una specie di cassa continua molto rassomigliante, purtroppo con un enorme rischio di default, alle casse delle due grandi super potenze che “socialisticamente” non riescono a mantenere la loro solvibilità se non attraverso l’accaparramento (attraverso le solite scorribande commerciali anticipate da quelle belliche) delle materie prime a prezzi da commedia nei paesi da loro ‘sottomessi’.
    Questo avviene da sempre, iniziando da quando nel 1700 la Corona Inglese per promuovere le sue guerre commerciali si inventò le ‘note di banca’ oggi chiamate ‘bond’ che mai e poi mai potranno essere pagate.

  7. Pietro M. scrive:

    Tocco Invisibile: il tuo ragionamento si basa su una fallacia economica, e cioè che si possano riavere indietro soldi buttati al cesso.

    Se la politica industriale italiana consiste nel derubare i contribuenti per avvantaggiare i grandi industriali inefficienti, i soldi spesi per questi investimenti sono andati distrutti in imprese inefficienti, investimenti inutili, cattedrali nel deserto.

    Se lo Stato Italiano non avesse mai sprecato soldi in quel modo, ovviamente, il debito pubblico sarebbe minore, ma non so di quando (di gran lunga probabilmente il principale problema legato al debito furono le pensioni anticipate negli anni ’80 e ’90, non gli aiuti industriali).

    E qualsiasi cosa la mitologia sulla Banca d’Italia possa averti fatto credere, i soldi della BdI vanno al Tesoro, e sono comunque spiccioli (centinaia di milioni di euro l’anno).

  8. È vero che Il limite del 3% del rapporto deficit/pil era un fatto ben conosciuto da Berlusconi, ma ciò che non era conosciuta era la portata della crisi. Anzi ho l’impressione che non se l’aspettassero proprio.
    Nel 2008 sono stati più prudenti: grandi promesse non ne hanno fatte, salvo l’impegno a ridurre la pressione fiscale al 40% del PIL, oltre a ICI e bollo auto. L’ICI l’hanno tolta, almeno quella.
    È raro che in Italia delle imposte vengano abolite. Non sottovalutiamo la cosa.

    Baldassarri: tagliare i finanziamenti a fondo perduto è in principio un’ottima cosa. Anche lì non è facile, ti basti vedere cosa è successo quando il governo ha cercato di tagliare i sussidi all’energia solare. Quello che avevo scritto è che la sua proposta si basava (1) sul recupero dell’evasione e (2) sulla riduzione del procurement (la spesa relativa ai beni e servizi nella pubblica amministrazione).
    Mettere queste due voci in finanziaria in un momento di turbulenza dei mercati finanziari è pericoloso (per usare un eufemismo).

    Io apprezzo BDV, ma un partito egemonizzato da Bocchino, Granata e Briguglio non ha i presupposti per raccogliere l’eredità liberale del 1994. Questo va detto.

  9. Massimo74 scrive:

    Ti riferisci alla crisi del 2001 attribuita all’attentato alle torri gemelle?Guarda che negli altri paesi la recessione è durata meno di un anno e solo da noi si è andati avanti per un intera legislatura a raccontare la favola che il PIL non cresceva per colpa del 11 settembre.Riguardo al 2008 poi, ti invito a leggere il programma elettorale del PDL in cui si parla chiaramente di abolire l’irap,introdurre il quoziente familiare e abolire il bollo auto.Oltre a questo c’era anche l’abolizione dell’ICI sulla prima casa,che in effetti è l’unica promessa di berlusconi ad essere stata mantenuta,ma anche qui bisogna ricordare che i costi di questa operazione sono stati scaricati sui comuni i quali in molti casi sono stati costretti ad un aumento delle imposte locali.

    Su Baldassarri:se quello che dici è vero(sinceramente non ricordo di aver mai sentito da lui una simile dichiarazione)sul fatto di poter tagliare le tasse solo con il recupero dell’evasione,allora ha certamente detto una schiocchezza.Questa cosa del pagare tutti per pagare meno difatti, è una delle più grandi bugie che i politici di qualunque colore ed estrazione politica raccontano da anni per cercare di abbindolare i cittadini italiani.Come dimostra la storia,infatti,ogni volta che lo stato incassa di più(o perchè il PIL aumenta o perchè si recupera l’evasione),finisce sempre per usare le risorse in più non per abbattere le tasse,ma per creare nuova spesa pubblica.Pertanto se si recuperassero i fantomatici 100 miliardi di sommerso dell’economia, l’unica cosa che accadrebbe è che ci sarebbero 100 milardi di spesa pubblica in più,ma nessuna riduzione della pressione fiscale.Detto questo è stato proprio questo governo di sedicenti liberali ad introdurre norme vergognose da stato di polizia fiscale,come ad esempio il pricipio “solve et repete” (prima paghi e poi contesti),che significa che lo stato ha diritto ad espropriarti anche se sei perfettamnete in regola,salvo poi risarcirti in un secondo tempo(che in italia significa aspettare anni)se dimostri di essere in regola.In pratica prima ti derubano,poi eventualmente quando ormai sei rovinato ti risarciscono,sempre ammesso che nel frattempo ti siano rimaste abbastanza risorse per pagarti gli avvocati,i quali notoriamente costano,e anche di questo bisogna ringraziare l’attuale governo,il quale non solo non ha liberalizzato nulla,ma con la recente (contro)riforma forense ha reintrodotto le tariffe minime degli avvocati.

    Su Della Vedova:anche se gli contesto il fatto di non avere abbandonato molto prima il PDL senza votare a favore di tutte le leggi illiberali e stataliste partorite dalla mente di tremonti & c.dall’inizio della legislatura,sono comunque dell’idea ch sia una persona valida e uno dei pochi animati da uno spirito autenticamente liberale.Come dici tu il problema è che all’interno di FLI oltre a BDV ci sono anche i vari bocchino,granata e briguglio che con il liberalismo centrano come i cavoli a merenda.
    Non so perchè ma ho il sospetto che alla fine non sarà la linea politica di Della vedova a prevalere nel partito,tu cosa ne pensi?

  10. Remo scrive:

    prima che lo stato arrivi a risanare la sua finanza pubblica,(é come svuotare il mare con un secchio), le mafie si saranno comperate l’Italia.

Trackbacks/Pingbacks