La vittoria dei conservatori di Harper nel terremoto politico canadese

 – Ieri il Canada è andato alle urne per rinnovare il parlamento federale per la quarta volta nel giro di sette anni, e si è trattato di un’elezione che ha prodotto importanti mutamenti nel quadro politico del paese.
Il primo ministro uscente, il conservatore Steven Harper, è stato riconfermato ottenendo finalmente la maggioranza assoluta, dopo aver colto due vittorie monche nel 2006 e nel 2008 ed aver guidato per cinque anni la nazione alla testa di un governo di minoranza.

Al secondo posto si è classificato il New Democratic Party (NDP), un partito socialdemocratico che si era finora sempre visto in una posizione marginale nei giochi politici che contano e che invece questa volta ha colto un successo senza precedenti, ai danni delle altre forze di opposizione, cioè del Liberal Party (centro-sinistra moderato e istituzionale) e del Bloc Québecois (indipendentista francofono).

Fino a tre settimane prima del voto, la vera questione sembrava essere se i Conservatori sarebbero riusciti a distanziare abbastanza i tradizionali rivali del Liberal Party da ottenere la maggioranza assoluta dei seggi o se si sarebbero dovuti accontentare ancora una volta della sola maggioranza relativa.
Ancora l’8 Aprile, il New Democratic Party era attestato dai sondaggi al 13,2%. Da quel momento il partito socialdemocratico guidato da Jack Layton ha cominciato un trend di crescita prodigioso e quasi inspiegabile nella rapidità, prima nel Québec, a detrimento del Bloc Québecois, e poi in generale a livello dell’intero Paese.

Se l’erosione dei voti liberali da parte dell’NDP sembrava inizialmente giocare a favore dei Conservatori, i sondaggi degli ultimi giorni vedevano l’NDP a livelli tali da mettere in pericolo addirittura le prospettive di maggioranza per il partito di Harper.
La campagna è così mutata in modo quasi surreale, con Conservatori, Liberali e “blocchisti” che scoprivano all’improvviso un nuovo nemico. Stephen Harper ha finito persino per fare appello ai sostenitori dell’avversario di sempre, il Liberal Party, a votare per i Tories presentandoli come l’unica diga all’avanzata socialdemocratica. 

Alla fine i Conservatori hanno ottenuto il 39,6% dei voti (il 2% in più rispetto al 2008), contro il 30,6% per l’NDP, il 18,9% dei Liberali ed il 6% del Bloc Québecois. Questi risultati si sono tradotti in una confortevole maggioranza assoluta per i Tories.
Infatti l’NDP è volato da 36 a 102 seggi, ma l’enorme crescita si deve quasi interamente al Québec dove il partito di Layton è cresciuto da un solo seggio a 58 seggi, demolendo il Bloc Québecois che è sceso da 47 a 4.
Nell’Ontario, tradizionale roccaforte del Liberal Party, l’avanzata del NDP ha praticamente sortito l’effetto di spostare un gran numero di seggi dai Liberali ai Conservatori. Il successo tory  in Ontario è stato determinante per il risultato finale (44% dei voti e 73 seggi su 106).
Il partito del premier ha poi confermato la prevalenza nell’Ovest del Paese, con una punta del 67% nella provincia dell’Alberta dove ha colto 27 eletti su 28.

Per Harper e per il Partito Conservatore questa vittoria rappresenta il coronamento di un lungo e delicato percorso politico.
L’ultimo premier tory a disporre della maggioranza assoluta era stato Brian Mulroney negli anni ’80. A quei tempi il partito si chiamava Progressive Conservative Party – un ossimoro che suggeriva una collocazione a destra più sfumata, anche in virtù della forte influenza nel partito dell’ala moderata dei cosiddetti “red tories”.

Nel 1993 il Progressive Conservative Party subì un drammatico rovescio elettorale, passando dalla maggioranza parlamentare a soli due seggi, mentre alla sua destra otteneva una discreto successo il Reform Party, una nuova formazione politica populista ed antitasse, espressione del malessere dell’Ovest del paese che si sentiva negletto da un establishment politico federale orientato pressoché esclusivamente dagli interessi del Québec e dell’Ontario.
La divisione a destra tra Progressive Conservative Party e Reform Party è stata alla base di quattro successi elettorali consecutivi per il Liberal Party dal 1993 al 2004.

Il travagliato percorso di riavvicinamento tra i due partiti di destra è finalmente sfociato nel 2003 nella nascita di un nuovo soggetto unitario, il Conservative Party.
Rispetto al vecchio Progressive Conservative Party il nuovo partito è molto più prossimo al modello politico e culturale del Partito Repubblicano americano, tanto sul terreno economico-fiscale, quanto su quello sociale, quanto su quello della politica estera.
Harper ha preso in mano il partito nel 2004 e lo ha condotto attraverso quattro elezioni politiche nel corso delle quali si è costantemente rafforzato in termini di voti e di seggi, fino al successo di ieri.

Al governo dal 2006, Harper ha schierato convintamente il Canada a fianco di George Bush sulla questione della guerra al terrorismo ed ha portato avanti una linea di moderazione fiscale.
La mancanza di una maggioranza in parlamento e la conseguente necessità di dovere finora negoziare ogni provvedimento con le opposizioni ha peraltro in parte imbrigliato l’azione del primo ministro in questi cinque anni.
Con i numeri in parlamento ormai dalla sua parte, nei prossimi quattro anni potrà mettere più genuinamente alla prova il proprio progetto politico. In particolare durante la campagna elettorale si è impegnato a “creare posti di lavoro attraverso formazione, commercio e basse tasse”, a “sostenere le famiglie attraverso tagli fiscali e sostegno agli anziani ed a chi accudisce”, ad  “eliminare il deficit entro il 2014-2015 controllando la spesa e tagliando gli sprechi”.

Mentre i tories festeggiano, in molti si chiedono che cosa succederà nei prossimi anni all’opposizione.
Il leader del Liberal Party Michael Ignatieff e quello del Bloc Québecois Gilles Duceppe hanno già rassegnato le dimissioni ed i rispettivi partiti si troveranno di fronte una strada in forte salita.
Sarà interessante osservare se l’NDP riuscirà, dal canto suo, a consolidare il nuovo ruolo ottenuto ad Ottawa o se il successo si rivelerà invece un fuoco di paglia. Nel primo caso, cioè, se il partito di Layton si rafforzasse nel lungo periodo come la vera alternativa ai Conservatori, assisteremo ad una polarizzazione ideologica molto forte nella politica canadese – ad una divaricazione culturale tra maggioranza ed opposizione di proporzioni inedite per quel Paese.

Non dovremo probabilmente attendere molto per capire quanto i nuovi equilibri che sono risultati dalle elezioni si addicono alla società canadese.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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