Il pacchetto anti-oppressione fiscale di FLI. Per scoprire se Tremonti fa sul serio…

di PIERCAMILLO FALASCA – Le imprese e i contribuenti fiscali sono oppressi dal fisco, come ha dichiarato Giulio Tremonti? Siamo convinti di sì, ma storciamo il naso quando a gridare allo scandalo è chi ricopre l’incarico di ministro dell’Economia da ormai tre anni, avendo peraltro svolto tale ruolo per sei anni e mezzo nell’ultimo decennio. Non è stato poi questo Governo a proclamare lo scorso anno, con la manovra estiva, una finta guerra santa all’evasione fiscale, il cui effetto è stato solo quello di rendere ancor meno equilibrato il rapporto tra i contribuenti onesti e l’erario?Con Futuro e Libertà, presentiamo oggi alla Camera dei Deputati un pacchetto di misure di semplificazione fiscale, a maggiore tutela dei diritti e delle garanzie dei contribuenti. Lo facciamo attraverso un emendamento al cosiddetto “Decreto omnibus”, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati: se c’è davvero la volontà politica d’intraprendere un piano di alleggerimento degli oneri tributari, è auspicabile che il Parlamento discuta la proposta di FLI, la adotti o la assuma come base di discussione per una riforma condivisa.

In particolare, il nostro emendamento propone di consentire l’accesso alla contabilità semplificata (oggi permessa alle imprese con ricavi fino a 500mila euro) a tutte le imprese con ricavi non superiori al milione di euro. In questo modo, più del 90 per cento delle imprese italiane vedrebbe sensibilmente semplificati gli adempimenti fiscali.

Chiediamo poi che siano abolite le recenti norme che hanno introdotto l’inaccettabile principio del “solve et repete” (prima paghi e poi contesti). L’immediata esecutività, dopo 60 giorni dalla ricezione, degli avvisi di accertamento relativi a debiti non definitivi di natura previdenziale (già operative dal 1 gennaio 2011) o derivanti da imposte su redditi e consumi (in vigore dal 1 luglio 2011) elimina il passaggio dell’iscrizione a ruolo che consente di contestare l’accertamento addotto dall’amministrazione, riducendo così le garanzie per il contribuente. Se si considerano le percentuali di soccombenza delle amministrazioni pubbliche innanzi ai giudici tributari – superiori al 50 per cento, secondo i dati della Presidenza del Consiglio di giustizia tributaria relativi al periodo 2005-2007 – si comprende quanto le misure in oggetto finiscano per colpire un’enorme platea di contribuenti incolpevoli. Dopo quanto tempo costoro si vedranno restituiti dall’erario le somme ingiustamente versate? Perché lo Stato deve “far cassa” ai danni dei cittadini onesti?

Ancora, l’emendamento propone di estendere la previsione contenuta nell’articolo 50 del Dpr 602/73 – che impone all’agente della riscossione, prima di intraprendere un’azione esecutiva, di notificare un ulteriore atto recante l’intimazione al pagamento entro 5 giorni – anche ai provvedimenti cautelari (fermo amministrativo, ipoteca, pegno). Troppe volte, infatti, Equitalia pone in essere tali misure cautelari senza alcun preavviso, con la conseguenza che molti contribuenti subiscono senza preavviso il fermo del proprio veicolo o iscritta un ipoteca su un immobile, in ragione di una cartella asseritamente notificata anni prima.

Infine, una proposta che “bonifichi” la palude degli studi di settore, con un riordino complessivo della materia sulla base dei seguenti principi:  qualificazione degli studi di settore come elementi di selezione per le verifiche fiscali e non come presupposto di accertamento automatico; previsione che, ai fini dell’accertamento, l’ufficio accertatore abbia l’onere di motivare e fornire elementi di prova per avvalorare l’attribuzione al contribuente dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli studi di settore; codificazione (un unico testo di legge, insomma) della normativa primaria riguardante la materia, con esplicita indicazione delle norme abrogate.

Al ministro dell’Economia, un po’ Colbert e un po’ Masaniello, offriamo un guanto di sfida liberale e garantista in materia fiscale. Lo colga, o ammetta di preferire la cassa piena e il contribuente vessato.

A questo link, è possibile leggere e scaricare il testo integrale dell’emendamento in formato PDF.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “Il pacchetto anti-oppressione fiscale di FLI. Per scoprire se Tremonti fa sul serio…”

  1. Massimo74 scrive:

    Sono convinto anche io che i cittadini italiani siano oppressi dal fisco e dalla burocrazia,comunque caro Piercamillo sarebbe interessante sapere quale sia la proposta di FLI su un tema così importante come quello della riforma fiscale,magari sarebbe ancora meglio presentare un disegno di legge in parlamento.L’emendamento presentato infatti,pur contenendo norme condivisibili come quelle relative alla revisione degli studi di settore(che a mio avviso dovrebbero essere aboliti in toto)o all’abrogazione delle norme vergognose da stato di polizia fiscale introdotte da tremonti con l’ultima finanziaria,non rappresanta una riforma fiscale vera e propria.Se si vuole battere Berlusconi bisogna sfidarlo su questi temi dove lui in tutti questi anni nonostante le continue promesse elettorali non ha portato alcun risultato concreto.Personalmente sarei favorevole alla flat-tax,cioè l’aliquota unica su imprese e persone fisiche magari unita alla defiscalizzazione totale di tutti gli investimenti.Una soluzione di questo tipo non solo porterebbe una drastica riduzione della pressione fiscale che rimetterebbe in moto l’economia ,ma consentirebbe anche di semplificare enormemente la normativa fiscale vigente che oggi è una delle più complesse in assoluto permettendo anche di fare a meno del commercialista con un ulteriore risparmio sia in termini economici che di riduzione della burocrazia.

  2. Andrea B. scrive:

    Un ottima proposta !
    FLI dovrebbe diventare un partito alfiere di queste genere di politiche fiscali, anchè perchè è un settore dove il malcontento verso l’azione di questo governo pseudo liberista è molto alto.

    @Massimo74
    La flat-tax ?
    Ma siamo impazziti ? Come lo diciamo ai sacerdoti del culto della “progressività fiscale secondo Costituzione” ?
    Si lo so che una flat tax abbinata ad una no tax area otterrebe risultati simili a quelli della progressività, ma ricordiamoci che ci dobbiamo scontrare con quella mentalità imperante per la quale le tasse non servirebbero solo a finanziare i servizi pubblici essenziali, ma servono soprattutto ad applicare la sacrosanta ( secondo loro) “redistribuzione della ricchezza.
    Si rischierebbe di meno ad abbattere una vacca sacra in qualche tempio induista…

  3. pippo scrive:

    Bene la eliminazione della cartella di iscrizione a ruolo però l’atto deve diventare esecutivo dopo 90 giorni e in caso di istanza di annullamento o di ricorso in commissione tributaria si sospende fino a risposta dell’istanza o sentenza della Commissione tributaria provinciale.

    Le commissioni tributarie provinciali e regionali devono diventare Tribunale tributario e Appello tributario, avere giurisdizione territoriale regionale e nazionale operando su più sedi con deposito dei ricorsi e appelli esclusivamente telematici ed abolizione delle pubbliche udienze sostituite eventualmente da risposte scritte a domande dei giudici on-line.

    Le provincie e gli ambiti provinciali sono da abolire.

    La giustizia tributaria deve essere competenza del Ministero della Giustizia e non del Ministero dell’economia e delle finanze.

  4. Massimo74 scrive:

    @Andrea B.
    Hai ragione,lo scoglio più grande sarebbe quello di sconfiggere le resistenze poste da questi talebani del culto della tassazione e della spesa pubblica.Comunque come dici tu,l’incostituzionalità non sarebbe un problema in quanto ogni sistema basato sulla flat-tax prevede sempre una no-tax area,pertanto la progressività sarebbe sempre garantita.In ogni caso io dico che sarebbe anche ora di mettere mano a questa costituzione sovietica che abbiamo e cominciare a riformarla seriamente in senso liberale magari partendo proprio dall’art.53 che potrebbe essere modificato non solo nella parte riguardante la progressività della tassazione,ma anche introducendo un limite alla tassazione stessa come ad esempio è stato fatto in germania,in modo da garantire un limite al potere che i politici hanno di metterci continuamente le mani nelle tasche.

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