I tempi lunghi del Cav. Anticomunista, sempre. Liberale, non ancora

– È primavera e ritornano i comunisti. In una inverosimile intervista concessa al Corriere, Silvio Berlusconi si riconferma solido argine contro il pericolo rosso, ricordando con nostalgia il bel giorno in cui spiegò al Beato Giovanni Paolo II che il comunismo è un’ideologia orribile e inumana. Il pontefice, ovviamente, non potè che convenire di fronte a tanta lucidità politica: ecco un altro servizio reso dal premier all’umanità tutta, dopo l’innalzamento della speranza di vita a 120 anni e la fine delle tensioni tra Stati Uniti e Russia.

D’altronde, se insiste così tanto ci sarà pure una ragione. Gli elettori del PDL si dividono in due gruppi: quelli che hanno un motivo serio per esserlo e quelli che non ce l’hanno. Alla prima categoria appartengono coloro i cui interessi economici sono prossimi a quelli di Berlusconi, o favoriti dalle sue leggi. Sono i suoi soci in affari, i dipendenti della galassia Mediaset, le parenti di Mubarak, i professionisti che grazie alle tutele garantite dal governo non devono fronteggiare la concorrenza. Di loro si può dire che non hanno a cuore l’interesse del paese, che appoggiano decisioni illiberali con scarsissima lungimiranza, che mortificano se stessi e la collettività con un atteggiamento poco consono alla dignità della democrazia: ma non che sono al bordo dell’assurdo. Lo è invece la seconda categoria, quella dei dipendenti pubblici, degli operai, dei cittadini non direttamente favoriti da Berlusconi che lo votano perchè ha carisma, “perchè è stato un buon imprenditore e farà decollare l’impresa Italia”, e soprattutto “perchè c’è solo lui contro i comunisti”. Argomento che ha molta, moltissima presa. E, visto che il premier lo sa, evoca al bisogno i fantasmi del socialismo reale.

Niente da dire, naturalmente, sull’anticomunismo in quanto tale. Qui su Libertiamo.it siamo liberali, non comunisti; di più, il comunismo non ci piace per nulla, così come tutte le altre forme di statalismo più o meno etico. Chi vota Berlusconi perché è l’unico che può fermare i cosacchi, però, si sbaglia. Primo, i cosacchi non ci sono più da un pezzo; la guerra fredda è finita e l’ombra della dittatura sovietica più che fare spavento fa ridere. Saranno dettagli, ma rischiare un conflitto nucleare o non rischiarlo non è uguale; Veltroni non è Stalin; nei gulag nessuno serviva polenta e salsicce. Secondo, voi difensori dell’Ovest contro l’orso russo, di che avete paura? Che i comunisti aumentino la spesa pubblica, che trasformino il paese in un paradiso della redistribuzione? Fino a prova contraria, è stato Berlusconi a innalzare arbitrariamente le pensioni per ottenere il voto dei più anziani, senza preoccuparsi della copertura finanziaria; è stato lui a ritirarsi vigliaccamente di fronte alle piazze ostili quando avrebbe potuto abolire l’articolo 18; è stato lui a concedere quote di potere progressivamente maggiori a un ministro dell’economia che tuona contro la globalizzazione; sempre lui si è alleato con la Lega Nord, un partito protezionista, ogni giorno più avverso al mercato. Di riforme liberali ha parlato molto, ma non se n’è vista una.

Quali altri loschi piani hanno i comunisti? Forse vogliono portarci lontani dai valori occidentali? È stato Berlusconi a mettere l’Italia in imbarazzo, a indebolire il legame con gli alleati europei e americani per proteggere un dittatore suo sodale intento a sparare sul proprio popolo. Oppure,  faranno sparire ogni forma di meritocrazia per rimpiazzarla con un mondo da incubo dove l’impegno non conta nulla? È stato Berlusconi ad espungere all’ultimo minuto, prima del voto di fiducia del 14 dicembre 2010, una norma che avrebbe finalmente abolito il valore legale del titolo di studio. Già Einaudi denunciava il culto nazionale del “pezzo di carta” come freno all’affermazione del merito: ma il premier doveva con urgenza proteggere gli interessi economici, e ottenere il sostegno in aula, di una deputata la cui impresa di famiglia proprio su questo prospera. Dov’è la concorrenza vera tra scuole pubbliche e scuole private, dov’è l’università libera e competitiva sul piano internazionale che richiama finalmente i ricercatori espatriati, dov’è la valutazione oggettiva delle competenze nelle carriere della pubblica amministrazione? Quali abilità vengono ricompensate nella selezione dei candidati del PDL?

O forse, dobbiamo temere che i comunisti, come da loro abitudine, riducano l’informazione a uno squallido coro compiacente, e dipingano gli oppositori come traditori o squilibrati. Cosa impossibile, finchè a proteggerci c’è Berlusconi.


Autore: Claudia Biancotti

Nata a Moncalieri nel 1978, é economista presso la Banca d'Italia. Studia i metodi statistici per le indagini campionarie, ma anche la distribuzione del reddito, l'economia della felicitá e un po' di neuroeconomia. DISCLAIMER: Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza.

One Response to “I tempi lunghi del Cav. Anticomunista, sempre. Liberale, non ancora”

  1. Antonino scrive:

    Complimenti! Una bella fotografia a colori del quasi ventennio berlusconiano

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