Bin Laden è morto, Bossi ha torto

di CARMELO PALMA – L’uccisione di Osama Bin Laden non chiude dal punto di vista militare la stagione della guerra al terrorismo internazionale, che ha costretto l’Occidente a misurarsi con i problemi di un nuovo ed inedito disordine mondiale e a rottamare politiche di sicurezza e difesa di stampo “tattico” o isolazionista.

Osama non era più – probabilmente – la testa del serpente né il depositario del veleno che la rete di Al Qaeda sparge, a piene mani, nel mondo libero. Però era e restava il simbolo di una stagione macabramente “vincente”, quella dell’attacco alle Torri Gemelle e al cuore dell’anima occidentale. Per questo era necessario catturarlo o ucciderlo e così dissolvere il fantasma della sua invincibilità. E’ stato fatto e, almeno da questo punto di vista, si può voltare pagina.

Ciò che dopo la sua morte non può essere archiviata è la politica verso cui Bin Laden ha trascinato il mondo libero e alla quale molti – e irresponsabilmente – continuano a mostrarsi riluttanti e indisponibili. Dopo Osama, la partita della sicurezza e della pace si gioca soprattutto “in trasferta”. Il disimpegno internazionale – magari compensato da immaginarie Linee Maginot per separare il destino dell’Oriente da quello dell’Occidente, il Cristianesimo dall’Islam, “noi” da “loro”– non è più un’opzione politica, ma una pratica suicida, che un elettorato impaurito può anche plebiscitare, ma una classe dirigente responsabile non dovrebbe mai proporre.

Che Bin Laden sia stato ucciso mentre i “partigiani della pace” del Carroccio lavoravano contro la “guerra a Gheddafi” suona come un monito e come una smentita della ineluttabile divisione del mondo in una nuova logica dei blocchi, non più fondata sulle divergenze ideologiche e politiche, ma territoriali, etniche e religiose.

La destra “ingenua” di Bush proponeva come risposta alla sfida del terrore un “imperialismo democratico” molto più intelligente e nobile di quanto non apparisse. La destra cinica di Bossi – che parla della Libia pensando all’esito delle elezioni di Gallarate – vorrebbe invece incamminarci su di una strada che ci porta moralmente all’inferno e politicamente al suicidio.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “Bin Laden è morto, Bossi ha torto”

  1. Pietro M. scrive:

    Non credo che la guerra in Libia c’entri qualcosa con la lotta al terrorismo, al fondamentalismo islamico e a qualsiasi obiettivo strategico di una qualche rilevanza per la sicurezza dell’Occidente.

    Un giorno i media hanno cominciato a dire che Gheddafi bombardava i civili e alcuni Paesi hanno usato la reazione emotiva a queste notizie per cercare con mezzi inadeguati di imporre un regime change in Libia. Si sarebbe potuto fare lo stesso in mille altri casi, ma evidentemente non c’era interesse a sfruttare i sentimenti del’opinione pubblica per realizzare obiettivi strategici che non sono collegati alla sicurezza contro il terrorismo in alcun modo evidente.

    Non mi risulta si vada a bombardare Siria e Iran nonostante siano molto più pericolosi e terroristi di Gheddafi, e abbiano usato gli stessi mezzi contro la popolazione civile. Non mi risulta si pianifichino interventi per distruggere Hamas e Hezbollah in Palestina e Libano nonostante questi regimi terroristici siano altrettanto pericolosi di Gheddafi per le popolazioni, e molto più pericolosi per l’Occidente.

    Il dubbio che la guerra sia contro la politica estera italiana viene quando si vede la superficialità con cui si sono decisi gli obiettivi.

    Finora l’unica guerra che aveva un obiettivo di lotta al terrorismo evidente è stata quella in Afghanistan, che era base di Al Qaeda, nonché res nullius di una manica di esaltati e psicopatici.

    In Iraq non c’era un obiettivo evidente, e l’eliminazione di Saddam semmai ha rafforzato l’Iran, però almeno c’era un piano, sebbene utopistico, per cambiare i rapporti di forza in Medio Oriente sperando che ne uscisse fuori qualcosa di buono.

    In Libia non c’è neanche questo, c’è un surrogato della NATO che dimostra che senza gli USA l’Europa non è in grado di fare quasi nulla sul piano militare, e che gli interessi dei singoli Stati europei in termini di politica estera sono divergenti.

    Non vorrei che l’idealismo di molti vada a fare da foglia di fico per la Realpolitik di pochi…

  2. Carmelo Palma scrive:

    Pietro, discutere di cosa davvero integri una politica di sicurezza e di chi invece usi la sicurezza come alibi per operazioni politiche spregiudicate significa già stare “all’alternativa” della Lega, che ha una posizione del tutto aprioristica, ma, a differenza di quella dei pacifisti della sinistra, neppure ideologica.

    Nel Carroccio non c’è neppure cattiva coscienza “travestita” da motivazioni morali. C’è un senso di estraneità e fastidio per qualunque idea non “doganale” e separatistica della politica internazionale. Per i leghisti l’Italia poteva tranquillamente sopravvivere ad un Kosovo trasformato in una enorme Srebrenica, perchè tanto il Kosovo era oltre confine…

    Rispetto al merito della tua obiezione, io continuo a pensare che non ci sia idealismo, ma realismo nella consapevolezza che se c’è chi chiede il pizzo per lasciarti “al sicuro”, tu non sei mai sicuro finchè non l’hai fatto fuori. Non sempre si può fare, ma quando si può fare, si deve fare. Un attacco militare alla Siria non è realisticamente conveniente. Far fuori Gheddafi sì e a me sembra – anche idealisticamente – un’ottima ragione per farlo. L’Italia forse, nel breve periodo, ci perde? Forse. Ma mai quanto ci perderà, nel lungo periodo, per avere trasformato la trattativa con la Libia nel sostegno ad una leadership morente, oltrechè indecente.

  3. giancarlo scrive:

    Dice bene Carmelo,Bin Laden forse è stato scaricato perchè non serviva più,ma restava il simbolo ed è giusto che sia finita così.Non solo i morti americani delle torri gemelle lo reclamavano ,ma anche 75 italiani colà morti….ricordiamolo,più morti li che nelle missioni.Ma ha ragione Pietro nel dire che il caso Libia è diverso a prescindere dal fatto che Gheddafi sia o non sia un despota criminale.Il caso Siria è lampante per i nostri ipocriti distinguo…mentre si massacra di qua si bombarda,di là non si invita il capo di stato al matrimonio inglese.Ovvia la risposta di qua senza petrolio e con interessi tra Libano e Iran e possibilità di destabilizzare Israele e Giordania ci si fa guardinghi…quasi si consiglia di non esagerare nell’ammazzatina….Di là la Libia ininfluente nei confini ,ma piena di ottimo greggio e uranio ,la Francia aggredisce e trascina malvolentieri la Nato per fregare i trattati dell’Italia con lo stato libico.La Lega ha torto???? torto ad avercela con la Francia..Torto a ricordare che i missili del Rais non portano dinamite ,ma peggio carne umana…torto nel dire che da neutrale attiva assieme alla Turchia e Russia poteva far fare la pace ai contendenti mettendo alle corde Sarkozy?????…forse è fantapolitica,ma bisogna aver le palle per giocare queste partite…e…

  4. lascia perdere Bossi e leggi cosa scrive il Popolo di centrodestra e del Pdl. che c’entra Gheddafi con bin Laden?
    mn

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