Viva l’Europa contro la galera ai clandestini del governo ‘garantista’

di SIMONA BONFANTE – Nel 2009 la maggioranza Pdl-Lega introduce il reato di clandestinità prescrivendo, per i rei più recalcitranti, una pena detentiva. Insomma, la clandestinità è diventata reato, e l’inottemperanza all’ordine di allontanamento diventa galera.

Quella norma, contenuta nel così detto ‘Pacchetto Sicurezza’ fu approvata con voto fiducia a causa dell’opposizione espressa da un

gruppo di deputati dell’allora maggioranza, tra cui Benedetto Della Vedova (ed altri come lui, anch’essi ritrovatisi poi in Fli)

Ebbene quest’ultima norma – ha senteziato ieri la Corte di Giustizia di Lussemburgo – è illegittima, ovvero in contrasto con la disciplina europea sui rimpatri degli irregolari. Ed è illegittima perché è insieme inefficiente e sproporzionata, di intralcio per l’attuazione delle altre norme in vigore – cioè per l’allontanamento effettivo degli irregolari – e eccessivamente punitiva rispetto a “un’inottemperanza” – il non tornare da dove si era venuti – la cui offensività  non è, ictu oculi, tale da meritare una sanzione così dura come la privazione della libertà personale.

Questa sentenza, ci sia concessa l’iperbolica constatazione, sembra provare come la giustizia – a dispetto della fallacia degli uomini e delle loro infrastrutture istituzionali (giuridiche, nella fattispecie) – possa alla fine esser dispensata anche su questa sciagurata terra.

Un cittadino non può essere privato della libertà – leggi: recluso – solo in virtù di un “reato anagrafico”, quale è quello associato al reato di clandestinità. Si è clandestini – secondo la legislazione legaiol-pidiellina – in quanto temporaneamente ubicati in un territorio sovrano che non intende conferire al malcapitato il diritto di registrare, regolarizzandola, la propria posizione. Il clandestino, insomma, è un reo sì, ma solo amministrativo. La pena che può essergli comminata, in conformità alle normative europee, è dunque solo ed esclusivamente il rimpatrio nel paese d’origine – non la detenzione, checché la logica giurisprudenziale della maggioranza politica che tiene le redini del potere legislativo nazionale pretenda di affermare.

Morale: i clandestini detenuti nelle patrie galere dovranno essere liberati. E meno male: si alleggeriranno almeno per un po’ le carceri stra-maledettamente sovraffollate, anche e soprattutto in virtù di quella sciagurata, culturalmente molesta, e irrazionalmente inutile paraculata con cui il governo securitario (che indossa la divisa “garantista” solo in alcune e selezionate occasioni) ha inteso propagandare la lotta alla criminalità, spacciando per tale la persecuzione giudiziaria degli immigrati (sebbene inoffensivi) privi di documenti, ovvero la quasi totalità di quelli che per la prima volta arrivano in Europa, dalle badanti (a nero) ai pizzaioli (a nero).

Europa, grazie di esistere!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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