– Hanno potere, politico ed economico. Hanno una maggioranza, oggi autosufficiente in entrambe le Camere, che era strabordante ad inizio legislatura. Hanno perfino vinto le ultime elezioni che avevano un qualche significato politico, le regionali dell’anno scorso. Ma di tanta roba, tolta una leggina dal fine taglio sartoriale sulla prescrizione breve, non sanno che farsene. Non sanno governare. E cianciano di governabilità a mezzo legge elettorale. E blaterano di sovranità popolare, anche questa da cucire, finemente, sulle misure del girovita del premier, fonte di legittimazione autogena del centro destra e di legittimità della composizione del Parlamento: insomma, considerato il pericolo di una maggioranza zoppa al Senato alle prossime elezioni, bisogna trovare il modo di perpetuare l’immedesimazione tra popolo e Führer. Nella Germania nazista, lo avrebbero definito Führerprinzip. Nell’Italia al crepuscolo del berlusconismo, dicesi “porcata”. Bis.

Poco importa che stavolta abbia la firma e la faccia di Gaetano Quagliariello, che per autorevolezza e competenza non è proprio un Calderoli qualunque. Anzi forse è addirittura peggio, ché se l’insipienza è un attenuante della malafede politica l’uso doloso della propria scienza è un aggravante.

Nella proposta di modifica della legge elettorale su cui il Senato sarà impegnato a discutere nei prossimi giorni c’è un tentativo, l’ennesimo, di sconvolgimento delle regole del gioco per garantire la vittoria di uno dei giocatori. Cioè il Cav. Niente di più, niente di meno, dello spregio quotidiano per lo stato di diritto che la maggioranza e l’esecutivo dimostrano nel frapporre ostacoli alla concorrenza delle aziende di Berlusconi, o nel tentare di sovvertire il contenuto di sentenze passate attraverso tre gradi di giudizio (do you remember Englaro?), oppure, da ultimo, impedire a capitali francesi l’ingresso in società italiane. Ma lo vuole la maggioranza, so what? Perciò, nella serie, visto che il Terzo Polo oggi ha una percentuale che renderebbe impossibile all’attuale maggioranza sovrana riconfermarsi tale al Senato, la stessa maggioranza sovrana avanza l’ipotesi di aggirare il buon senso e la Costituzione attribuendo il premio di seggi al Senato su base nazionale e non più regionale, come prescrive,  in conformità al dettato costituzionale, la legge in vigore.

La quale, di suo, è notoriamente un capolavoro di equilibrio e ragionevolezza, capace com’è di attribuire alla Camera la maggioranza dei seggi alla “minoranza maggiore” in termini elettorali, in ipotesi perfino col 20% dei consensi se tutte le altre liste o coalizioni prendono un voto in meno. Per non dire delle liste bloccate, che in assenza di democrazia interna ai partiti sono la pietra tombale sulle possibilità di partecipazione autonoma e democratica al gioco elettorale in Italia.

La pessima legge che governa le elezioni politiche italiane ha un corollario ulteriore: incentiva l’aggregazione in coalizioni di liste, per il tramite di più basse soglie di sbarramento, e scarica tutta la competizione all’interno delle coalizioni invece che fra le coalizioni. Questo è quanto accaduto finora per la Camera dei Deputati. Copiare il medesimo meccanismo per l’elezione della Camera Alta conferisce a un errore la sanzione ufficiale dell’idiozia. A proposito: che fine farà il federalismo con la “nazionalizzazione” dei seggi senatoriali, promessi e mai concessi in rappresentanza delle Regioni?

Spiace notarlo, e spiacerà certo di più al “cattolico” Quagliariello, ma questo è “accanimento terapeutico” sul cadavere di Berlusconi, che – udite udite! – è incapace di vincere le elezioni senza un aiutino. Nemmeno quelle della Camera dei Deputati, dove il premio di maggioranza è già su base nazionale. Dunque via di gerrymandering, a rimpicciolire e redistribuire i collegi per salvare i seggi di un PdL verticalmente crollato dalle cifre elettorali del 2008.

D’altronde la maggioranza, finchè è del Cav. è sovrana, e il popolo non può che essere d’accordo.