A Milano esiste un candidato di FLI. Puntiamo su di lui

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Voglio vedere se a Milano, nel caso di ballottaggio, la nostra lista finirà per apparentarsi con quella che si annuncia capeggiata dallo stesso presidente del consiglio. Che farà allora? Spero non sarebbe così suicida da ripiegare nella inutilità del non voto o della libertà di coscienza.

A Milano non ci sarebbe nulla di scandaloso nell’appoggiare la Moratti.

Impossibile appoggiare la Moratti. E’ più probabile che Santoro diventi portavoce di Berlusconi”.

La Moratti è esclusa. Con Berlusconi capolista non potremmo mai accettare di creare un’alleanza con chi vuole la fine di Futuro e Libertà”.

Sono solo alcuni degli interventi di esponenti nazionali di Fli sull’eventuale ballottaggio milanese tra la Moratti e Pisapia. Nell’ordine: Umberto Croppi sul Futurista il 3 aprile, Adolfo Urso a Radio24 e Italo Bocchino ad Anno Zero il 21 aprile e, ultimo, Fabio Granata su Affaritaliani il 25 aprile.
Nei giorni scorsi a Milano teneva banco più che altro la questione Lassini, che rischia di diventare ridicola per il Pdl. La Moratti, della cui buona fede non dubito, s’affanna a dire che per lei è risolta con le “dimissioni” dell’interessato. Dimissioni che però, da istruzioni del Viminale, per esser valide ai fini della non elezione devono essere presentate “con le stesse modalità” dell’accettazione di candidatura: ovvero in forma scritta e autenticata al segretario comunale. Passaggio, questo, che per ora non è avvenuto.
Negli ultimi giorni l’hanno capito, in casa Pdl, visto che dichiarano: “Auspichiamo che si dimetta da consigliere della città qualora eletto”. Ridicolo, appunto. L’unico passo ufficiale che occorrerebbe, cioè presentare la rinuncia al segretario comunale, non viene compiuto.

Ma intanto (ed è questo che più c’interessa) scoppia anche il caso Fli. Dopo l’endorsement di Croppi per Pisapia, giovedì 21 aprile c’è stato quello di Urso per la Moratti, a cui in serata ha risposto Bocchino e, lunedì scorso, Granata.
A tre settimane dal primo turno sembra che per Fli sia diventato cruciale parlare già del ballottaggio. Talmente cruciale che scendono in campo i “big”, presentando oltretutto l’immagine di un partito diviso, senza che vi sia un solo argomento “milanese” in questo dibattito.

E allora proviamo a mettere ordine. Il Nuovo Polo ha proposto un candidato autonomo (Palmeri appunto, eccellente amministratore e presidente uscente del consiglio comunale, giovane, bravo, onesto e per di più liberale) appoggiato da due liste: una, chiamata Nuovo Polo per Milano, raccoglie Fli, Api, Sara Giudice, il Pli e costole di società civile. L’altra è quella dell’Udc. Con 48 consiglieri in palio anziché 60 si capisce la scelta strategica dell’Udc: cercare di assicurarsi il secondo consigliere dopo Palmeri prendendo più voti del Nuovo Polo e nel contempo avere le mani libere in caso di ballottaggio. Già, perché l’Udc ha compreso che prima o poi (troppo “prima”, in verità) in Fli si sarebbe aperto lo scontro. E come è noto una coalizione perdente può spaccarsi nel ballottaggio. L’Udc, evidentemente, vuole prendere decisioni solo dopo una trattativa.

Più strano è l’atteggiamento di Fli, di cui – è bene ricordarlo – Palmeri è diretta espressione. Mentre Manfredi si arrabbia ogni volta che gli chiedono lumi sul secondo turno, il suo partito si occupa più del secondo turno (dividendosi) che di aiutarlo a prendere quanti più voti possibile.
Proprio perché il test assume carattere nazionale, sarebbe invece bene assicurare al Nuovo Polo per Milano (nonostante l’estrema varietà dei suoi candidati al consiglio comunale, alcuni frutto di accordi che lasciano perplessi) il più ampio bagaglio possibile di voti. La forza di Fli si misura infatti nel successo di questa lista. A tre settimane dal voto sarebbe ora che i “big” di Fli scendessero in campo per fare campagna accanto a Palmeri, il loro candidato, magari venendo a Milano e facendosi vedere con lui in mezzo alla gente, nei mercati, con un po’ di sana militanza.

Invece Palmeri è sempre più solo. Si muove in continuazione, cammina per le strade di Milano per incontrare il maggior numero possibile di cittadini.
Ma il 25 aprile al cimitero anglo-americano di Trenno era accompagnato solo da un candidato in consiglio comunale (Giorgio Bazzega), mentre i Radicali hanno portato Pannella, Viale, Perduca e una ventina di militanti cittadini.
Il duello televisivo, se si terrà, si terrà forse solo tra Moratti e Pisapia. E, se era prevedibile che i mass media dedicassero sempre meno spazio a Palmeri, lo era di meno il fatto che il suo stesso partito guardasse già al dopo. E’ paradossale che debba essere l’Udc ad affermare che “questo è il momento di prendere voti, non di pensare a giochi futuri. Le liste collegate a Palmeri si sforzino di prendere voti”.

Giuliano Pisapia ha vinto le primarie perché aveva una idea di Milano più chiara di quella del suo avversario diretto, Stefano Boeri. Era una lotta interna alla sinistra, di cui l’avvocato rappresenta l’identità molto meglio dell’architetto. Ora va anche detto, però, che è un uomo marcatamente di sinistra e che i partiti a sinistra del Pd (FdS, Verdi, SeL e Lista Milly Moratti) godono, in città, di buone simpatie elettorali. Alle comunali del 2006 presero l’11,2% dei voti (le liste allora erano Rifondazione, Verdi, Uniti con Dario Fo e Comunisti italiani) a cui aggiungere le preferenze personali di Milly Moratti, candidata nella Lista Ferrante. E’ probabile che queste compagini abbiano un certo peso in una futura giunta Pisapia. E come si sa, dalle ideologie nascono anche gli approcci ai problemi.

Non si tratta di qualità personali. Scorrendo le liste a sostegno di Pisapia, e si tratta solo del mio punto di vista, a partire dallo stesso candidato sindaco troviamo persone valide, degne del voto, preparate.
A puro titolo di esempio, ecco un elenco. Nella lista Milano Civica la prof.ssa Anna Maria Morazzoni, storica della musica, e la regista teatrale romena Maria Stefanache. Nella lista Milly Moratti il manager dello spettacolo Claudio Trotta, l’editore d’arte Gabriele Mazzotta e il fotografo Lucio Convertini. Nei Verdi il capolista Enrico Fedrighini. Nel Pd il capolista Stefano Boeri, l’architetto sconfitto alle primarie, il documentarista Ruggero Gabbai e il consigliere uscente Pierfrancesco Maran. Nella lista Bonino-Pannella il politologo Claudio Radaelli e vari dirigenti radicali tra cui Marco Cappato, Giulia Crivellini, Giorgio Inzani, Lorenzo Lipparini e Emiliano Silvestri. Nella lista Sinistra per Pisapia il capolista Basilio Rizzo, che conosce a menadito luci ed ombre della macchina amministrativa, e il regista e attore Silvano Piccardi. In Sinistra e Libertà il filosofo Roberto Escobar, l’ex assessore alla cultura in provincia Daniela Benelli e il preside di sociologia all’Università della Bicocca Enzo Mingione.

Le qualità personali di questi (e altri) candidati sono indiscutibili. Ma le loro idee sono compatibili con quelle del Nuovo Polo?
E’ la stessa domanda che ci si può porre sull’operazione Pennacchi a Latina, su cui però, non conoscendo Latina, nulla dico. Se non che, essendo liberale, la definizione “fascio-comunista” mi è del tutto estranea.

Torniamo allora alle idee. Ne pongo una sola sul piatto: la difesa delle cascine del Parco Sud. Non è l’argomento più rilevante della campagna ma, tanto, mi serve solo come esempio. Sia Giuliano Pisapia sia la sua “sinistra” hanno chiaramente espresso l’intenzione di difendere dette cascine, e la loro produzione, convertendole al biologico (perché costa di più al consumatore, dunque fa guadagnare di più al produttore) e sostenendole due volte con i soldi pubblici: la prima volta per finanziarne la conversione, la seconda volta acquistandone i prodotti in regime monopolistico per cucinare i pasti delle scuole, oggi gestiti da Milano Ristorazione, una Spa a capitale interamente pubblico, su cui pesano gravi inefficienze, uno “scandalo-nomine” e molte lamentele sulla qualità del servizio.
Resto perplesso: di aprire Milano Ristorazione ai privati e i pasti scolastici alla concorrenza nemmeno l’ombra, e l’idea di finanziare doppiamente le cascine non mi convince.

Presentarsi con una lista autonoma significa avere un’idea di sviluppo della città diversa da quella degli altri. Prima di fare fughe in avanti occorrerebbe quindi spendersi alacremente per far conoscere ai milanesi questa idea. Solo in un secondo momento, e senza confondere i due piani, ragionare se su svariate questioni programmatiche (locali) la sinistra-centro di Pisapia o un eventuale secondo mandato della Moratti, stavolta più influenzato dalla Lega, siano compatibili con Fli.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

11 Responses to “A Milano esiste un candidato di FLI. Puntiamo su di lui”

  1. roberto scrive:

    Credo che FLI stia facendo un errore: sta pensando troppo al futuro piuttosto che al presente. Che succede, per ipotesi, se Palmieri arrivasse al ballottaggio? FLI voterebbe comunque la Moratti?

  2. andrea scrive:

    Palmieri al ballotaggio ? Ma se i sondaggi non gli danno due cifre …

  3. PINO FASULO scrive:

    SE PALMERI ARRIVASSE AL BALLOTTAGGIO … SAREBBE CON LA MORATTI O CON PISAPIA, QUINDI QUANDO MAI CON PALMERI AL BALLOTTAGGIO FLI POTREBBE VOTARE MORATTI? IL VERO PUNTO E’: FLI PREFERISCE UN “COMUNISTA” A MILANO (PERCHE’ QUESTO E’ PISAPIA, PER FERMARSI LI’!) O LA PROSECUZIONE DI IDEE LIBERALI? SAREBBE COME DIRE: MEGLIO TAGLIARSELI CHE SODDISFARE LA MOGLIE! ASSURDO!

  4. Paolo Luchessa scrive:

    Lasciamo perdere i “big” del FLI che non si fanno vedere (come si puó vedere chi non esiste?) o il povero Manfredi che é sempre piú solo (meglio che male accompagnato). Non so’ quanti pochi voti gli attribuisca il sondaggio citato da Andrea ma se si fa’ vedere in giro con Fini e/o Briguglio, Granata o Bocchino, oltre a ricevere pomodori perde anche i pochi voti che ha! La domanda buona la pone Pino Fasulo: FLI preferisce un comunista a Milano? Ovvio! L’importante é battere Berlusconi che é capolista, a casa sua e come al solito “ci mette la faccia” (anche perché é un vero BIG, quidi ha qualcosa da metterci). E poi si fa’ anche dispetto al Senatuuur che non fa’ mai male! La mia convinzione é che la maggioranza dei fli-ini, indipendentemente dalle indicazioni del vertice (?), in caso di ballottaggio voterá Pisapia.

    Cordialitá

    Paolo Luchessa – Nürnberg

  5. roberto scrive:

    Rispondo ad Andrea ed a Pino Fasulo: la mia era chiaramente una riflessione e un incitamento ad appoggiare Palmieri lasciando stare per il momento il ballottoggio. Per quello ci si può anche astenere se i candidati non ci convincono come in questo caso.

  6. a FLI conviene tatticamente sempre appoggiare il candidato contro berlusconi in queste elezioni sperando di provocare un crollo degli eletti pdlinnini.

    questo stesso articolo è un’incoerenza perchè parla di futuri ballottaggi invece di proporre qualche idea forte per Milano che tolga voti a Pisapia e Moratti.

    personalmente; dubito che un’alleanza con la lega e comunioneliberazione al propria interno possa esprimere delle politiche(locali o nazionali) più liberali di una con i Radicali

  7. salvio scrive:

    avevo chiesto un approfondimento sul tema e direi che è arrivato. grazie mille :D

  8. @maschileindividuale. Il pezzo che ho scritto serve a incitare a parlare delle idee e non del ballottaggio. Non trovo incoerenze. Proposte di idee se ne trovano da parte di chi è più autorevole di me, sebbene anch’io ne abbia lanciata qualcuna, tempo fa, su questo sito (e forse ne lancerò qualcun’altra nei prossimi giorni).

  9. ivan scrive:

    concordo con l’articolo.

    se diamo indicazioni sul secondo turno, l’elettore potrebbe anticipare l’indicazione già al primo turno.

    al secondo turno voterei Pisapia (ma non lo direi mai ora per non suicidarmi)

  10. filipporiccio scrive:

    FLI non ha mai nemmeno partecipato a un’elezione seria e già pensa a come indirizzare i voti dei “propri” elettori nel secondo turno, come se potesse decidere per loro.
    Vi assicuro che i pochi che voteranno FLI a Milano al primo turno, al secondo turno se ne fregheranno altamente di quello che gli diranno di votare i vertici di FLI. Ed è giusto che sia così.
    Per il resto, FLI sta già dando prova di essere paragonabile ai partiti della prima e seconda repubblica, senza ancora aver affrontato un’elezione. Complimenti vivissimi.

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