Eluana fece in tempo a morire per scampare l’oltraggio di essere “salvata” per mano della forza pubblica, in attuazione di un disegno di legge senza precedenti, pensato apposta per lei e per quell’assassino di suoi padre (come nessuno mai lo chiamò, ma molti pensavano che fosse, se definivano “omicidio” la morte della sua figlia sventurata).

Quella proposta si è trasformata, nel frattempo, in uno strumento di vendetta. In una “legge” (con rispetto parlando) scritta con leggerezza e arroganza, da una maggioranza ubriacata dal fanatismo e dall’opportunismo, destinata a sabotare quel poco ordine normativo che, sul piano deontologico,  ancora resisteva nel rapporto tra medici e pazienti incapaci.

Quella legge, sommersa e riemersa più volte dall’agenda parlamentare, viene ora “invocata” dalla maggioranza come una vera urgenza istituzionale. Perché? Per tamponare la falla del “bunga bunga” e tenere a galla la barca del PdL berlusconiano, che imbarca acqua dal “fronte etico” e che abbisogna per l’appunto di un “tappo etico”, per non dissipare l’immagine santa del nocchiero peccatore, sempre in bilico tra la promiscuità privata e la pubblica virtù.

Così quest’oggi alla Camera non si parlerà quasi di nulla, ma, di certo, di questa legge di improrogabile urgenza, perché come dice il suo relatore, on. Di Virgilio,

‘ci sono centinaia di famiglie che vivono grandi sofferenze umane ma questo sembra non interessare all’opposizione che ancora una volta, dopo due anni, prende tempo e fa slittare la discussione in Aula sul testamento biologico’.

E che ci faranno, con questa legge, le centinaia di famiglie (non sono pochine?) cui la prossimità alla morte di un congiunto consegna il pegno e la responsabilità di un umanissimo soffrire? Non è una coincidenza che a spingere di più per un voto “liberatorio” sia il ministro Sacconi, che voleva fare di Berlusconi l’icona della resistenza cristiana alla deriva nichilista, e oggi deve difenderne la rispettabilità morale imbarcandolo – neppure di forza, ma per inerzia – in questa campagna talebana contro la libertà della vita e il senso della morte?

La legge sul fine vita, nel risiko della politica italiana, ha anche il vantaggio di disarticolare il Nuovo Polo, costringendo l’Udc a seguire il PdL e la Lega, per non dispiacere alle gerarchie ecclesiastiche. Quindi è perfetta alla bisogna. E poco importa se imporla così significa prostituire la legislazione all’interesse di chi è alle prese con casi di umanissima e privatissima prostituzione, e dovrebbe farsi bastare, come difensore, l’ottimo Ghedini, senza scomodare il fantasma della donna – Eluana Englaro – cui di certo, negli ultimi anni, ha più mancato di rispetto.