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Wikicrazia. Governare al tempo della rete

– Il decisore pubblico ha un problema: coinvolgere, capitalizzandola, l’intelligenza collettiva custodita dall’insieme dei suoi amministrati. Nell’era della Rete, però, il decisore pubblico, a questo problema ha, in parte, anche la soluzione. Così, almeno, per Alberto Cottica, che in Wikicrazia (Navarra editore, 2010), offre un prontuario strategico-operativo per quegli amministratore che volessero capire, progettare, vivere da protagonisti la decisione 2.0. Niente di sbalorditivo, per carità. Niente di rivoluzionario: si tratta solo de ‘le meraviglie della Rete spiegate agli offline’!


Alberto Cottica non è un guru del neo-umanesimo internettiano. È un economista, ma anche un creativo. Collabora con amministrazioni pubbliche italiane ed internazionali. È, però, anche fondatore, autore ed interprete dei Modena City Ramblers, band-culto degli Anni 90, nata sulle macerie della Prima Repubblica, con l’ambizione di “essere la colonna sonora del cambiamento, raccontarlo e al tempo stesso dargli forza”. Cottica se ne separa nel 2000 quando, spiega lui stesso in Wikicrazia, “con questo progetto non sento più di poter cambiare il mondo”. Obiettivo un tantino utopico! Il cambiamento però non si trasmette, si fa. La musica dei MCR finisce con l’assumere una funziona consolatoria, non catalizzatrice di partecipazione attiva, di quella partecipazione che arriva a orientare la decisione contribuendo a creare nuove realtà.

Ed è così che dalla musica Cottica passa alla Rete: ne analizza i processi di partecipazione, individuando i canali in cui decisori e target delle decisioni possono incontrarsi con mutuo vantaggio. Ragiona con le amministrazioni locali e con alcune di esse elabora esperienze di consultazione avanguardistiche, per l’Italia almeno. Tra queste Kublai, una community di creativi attivata, con il contributo del Ministero dello sviluppo economico, per elaborare progetti di sviluppo territoriale. È la prima volta che le logiche e le dinamiche della socializzazione 2.0 entrano nell’amministrazione centrale.

Da tutto questo (e da molto altro), Cottica elabora Wikicrazia. L’idea cioè che nella Rete ci siano i germogli per una nuova primavera della partecipazione civile, una nuova alleanza tra i (pochi) decisori ed i (tanti) potenziali contributori, i portatori di competenze, informazioni, expertise. La politica Wiki, per Cottica, si fonda su sei principi: l’accettazione del cambiamento; la community;  la trasparenza; il rispetto; il linguaggio “umano” (ovvero politichese-free); la meritocrazia. Condizioni facili da soddisfare, come mostrano gli esempi citati nel libro.
La Wikicrazia però non è la teoria del ritorno all’assemblearismo, nella sua versione 2.0. È semmai la convinzione che si possa rintracciare nella comunità sociale disseminata nel web l’intelligenza collettiva – ovvero le competenze, gli interessi, le idee – che i singoli possono mettere a disposizione dei decisori per aiutarli a trovare le soluzioni migliori a dati problemi. Problemi, va da sé, non di carattere ideale: fare una Tav o un parco, costruire un palazzo di cinque piani o un comprensorio di villette a schiera, fare mobilità car-based o promuovere le due ruote, magari con piste dedicate. Questo tipo di problemi, non la riforma del fisco o la separazione delle carriere dei magistrati!

In realtà dietro la Wiki-politica c’è (in potenza) molto di più. C’è l’idea del raccordo tra elaborazione, decisione e misurazione dell’impatto. L’idea che le competenze diffuse tra gli amministrati possano costituire, se ben impiegate, una risorsa per gli amministratori ai quali spetterà comunque la decisione finale.
Utopia? Forse. L’amministrazione americana però ha già testato forme virtuose di partecipazione, come nel caso dell’ufficio brevetti che ha implementato esperienze di call pubblica che si sono rivelate, come sovente avviene in rete, mirate ed efficaci.  Non mancano neanche in Italia, i buoni esempi: il problema è renderli contagiosi, sistematizzarli. E per questo serve infrangere l’inerzia, accettare l’idea che il cambiamento – con la Rete – è già. Serve prendere atto che il cittadino – l’individuo – è il sovrano sottoscrittore di un patto, non un passivo, subordinato ricettore di scelte istituzionalmente acefale. In fondo è proprio questo principio che la Rete ha permesso di riaffermare.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Wikicrazia. Governare al tempo della rete”

  1. Alberto Cottica scrive:

    Chapeau. Ben scritto e completamente centrato. Davvero brava! Vado a condividerlo.

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