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Giovanardi (1) – Il diritto naturale dà ragione all’Ikea

– Una delle sortite meno fortunate venute in questi giorni da esponenti della maggioranza è stata quella del sottosegretario alla famiglia Carlo Giovanardi che ha pesantemente attaccato una pubblicità della catena Ikea che raffigura due uomini che mano nella mano vanno a fare la spesa sotto la scritta “Siamo aperti a tutte le famiglie”. Secondo il sottosegretario, che ha sfoderato per l’occasione un lessico da far invidia a Di Pietro, l’iniziativa di IKEA “contrasta a gamba tesa contro la nostra Costituzione”. Il riferimento è chiaramente all’articolo 29 della Carta secondo cui “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

La presa di posizione del leader dei Popolari Liberali (sic!) lascia interdetti, anche perché – come correttamente ha sottolineato il responsabile delle relazioni esterne per l’Italia di IKEA – la Costituzione stabilisce qual è la famiglia oggetto di diritti da un punto di vista giuridico, ma non può certo definire la famiglia in un senso più generale. “Noi abbiamo a che fare con una realtà quotidiana in continua evoluzione, ci sono tipologie di famiglie molto variegate. Ikea quindi completa e aggiunge altre famiglie della realtà domestica, come quelle delle coppie di fatto, dei single, quelle composte da nonni e nonne”.

Se parlare di “offesa alla Costituzione” appare sesquipedale, più logico e comprensibile sarebbe stato semmai rilevare come i manifesti di IKEA rappresentino una forzatura – al limite un’”offesa” – della morale tradizionale cattolica, specie se una tale osservazione fosse provenuta da un privato cittadino o da un ministro del culto. Comunque si sarebbe trattato di un’uscita inopportuna nel caso di un politico di governo, sia per il suo onere di rappresentanza di una società civile variegata, sia per il dovuto rispetto ad un’azienda che sceglie di fare business in Italia.

Nella polemica con IKEA il sottosegretario ha preferito in ogni caso basare la propria difesa della famiglia tradizionale proprio su considerazioni di ordine legale, prima che di natura culturale o religiosa.

Purtroppo arrivare a sostenere che il riconoscimento “privato” di forme di famiglia diverse da quella tradizionale sia “anticostituzionale” rappresenta una preoccupante invasione di campo della politica nella sfera personale ed allo stesso tempo una deriva verso concezioni di positiviste che pure, in teoria, dovrebbero essere aliene al pensiero cristiano.

Da un lato si viene a ribaltare l’assunto secondo cui è lecito ciò che non è esplicitamente vietato dalla legge, affermando invece che è lecito solo ciò che è esplicitamente consentito.

Dall’altro si stabilisce un’equivalenza tra legalità ed etica, dove la seconda diventa emanazione della prima. E’ moralmente giusto quello che stabilisce la legge, per il solo fatto che lo stabilisce la legge.

Si tratta di un quadro ideologico che – se portato alle sue conseguenze – può restringere pericolosamente gli effettivi spazi di libertà per gli individui ed estendere a piacere i confini della “dimensione pubblica”. Persino un manifesto pubblicitario o una relazione affettiva tra due persone vengono, infatti, assorbiti dalla sfera di decisione politica e ad essa rispondono.

Al tempo stesso, peraltro, si genera una viziosa commistione tra concetti che appartengono al dominio del diritto e concetti che fanno riferimento al dominio della morale – con la morale che influenza la legge dello Stato, ma in definitiva si consegna allo Stato delegandogli il compito di implementare dall’alto una certa costruzione sociale. In quest’ottica le dinamiche naturali della società non fanno testo ed anzi diventano, nel caso, storture da correggere, perché non conformi all’etica pianificata.

Se accettiamo questa visione, è chiaro tra l’altro che nessuna innovazione sociale è possibile senza che essa sia il prodotto di una preventiva innovazione normativa, così paradossalmente le affermazioni di Giovanardi finiscono persino per corroborare le tesi simmetriche del costruttivismo sociale “progressista”, secondo le quali i princìpi di non discriminazione (sulla base dell’orientamento sessuale, della razza, del genere, etc.) vanno pesantemente incastonate all’interno della legislazione, al punto da relegare in clandestinità ogni opinione e comportamento difforme, anche  quando questi si manifestino in ambiti diversi da quello statale.

Sbagliano, in definitiva, quei cattolici che per la difesa della famiglia tradizionale puntano tutto sulla sua tutela istituzionale anziché su considerazioni più alte di ordine sociale, culturale ed etico. Sbagliano perché rafforzano le fondamenta di uno statalismo etico che può finire al momento opportuno per travolgere anche loro.

La Costituzione, del resto, è mutabile e così come oggi “riconosce” la famiglia fondata sul matrimonio, un domani potrebbe tranquillamente “riconoscere” ogni tipo di unione eterosessuale o omosessuale come fondamento dell’unità familiare.

In quel momento, venendo dietro al Giovanardi-pensiero, qualsiasi credente colpevole di sostenere che per lui la famiglia è solo quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna potrà essere accusato di offendere la Carta Fondamentale.

Naturalmente non siamo certi che il sottosegretario abbia ponderato tutte queste implicazioni né che sia intimamente convinto della “supremazia” della Costituzione su altre fonti di valori, intesa come principio generale.

Il Giovanardi-pensiero come teoria giuspositivista “consapevole” probabilmente non esiste, ma in ogni caso è significativo che un politico cattolico di primo piano abbia sentito il bisogno di ricercare nella Costituzione una valenza di Bibbia “laica” che, in quanto tale, rafforzi ed universalizzi la legittimazione del legame eterosessuale come l’unico degno di assurgere ad una dimensione sociale.

Di fronte al ricorso generalizzato e bipartisan al diritto positivo come strumento di ingegneria sociale, la posizione liberale deve collocarsi a difesa di diritti individuali prepolitici. A difesa del diritto di ogni persona all’espressione e manifestazione delle proprie preferenze nell’ambito delle normali relazioni di mercato. Di un’evoluzione sociale spontanea, in assenza di regìe dall’alto. Di una “tolleranza” che non discende necessariamente dall’idea che tutti gli stili di vita e che tutte le forme di pensiero si equivalgano, bensì da quella che nessuno ha diritto di utilizzare l’apparato coercitivo dello Stato per plasmare gli altri a sua immagine.

Un’ultima nota. Viva IKEA, la sua capacità di rispondere alle esigenze dei consumatori, il suo coraggio di investire in Italia, malgrado i mille sgambetti che subisce e le ostilità localiste e corporative. Viva il suo diritto a fare le sue campagne pubblicitarie come meglio crede, assumendosene il relativo rischio di mercato.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

5 Responses to “Giovanardi (1) – Il diritto naturale dà ragione all’Ikea”

  1. grano scrive:

    Rischio di mercato? Questi hanno capito tutto: hanno fatto la pubblicità furbetta, un po’ “liberal” ed un po’ iconoclasta, sicuri che il 99% delle famiglie italiane manco ci avrebbe fatto caso o avrebbe sorriso e che però il Giovanardi di turno avrebbe tirato su un bel casino, con polemica sui media, dibattiti nei talk show etc.etc. Sai quanta pubblicità indiretta gratis…?

  2. Michele Dubini scrive:

    A dire il vero, nemmeno il diritto positivo dà ragione a Giovanardi. Anzi, semmai è proprio il contrario. E lo dico da giuspositivista kelseniano.

    http://www.fareitalia.com/63_la_famiglia__e_plurale_o_non_

  3. Andrea B. scrive:

    O santo cielo … addirittura “iconoclasta” la definiamo questa pubblicità ?

    L’IKEA avrà fatto pure la furbetta con questo genere di messaggio (ed hanno pure in catalogo un armadio di nome “pax”, che se ci pensiamo bene è subliminalmente omofono a “pacs” … presto, l’ acqua benedetta ! ), ma tenuto conto che è già dal qualche mese che questa pubblicità è fuori, che dire della tempistica dell’ uscita di Giovanardi, giusto prima della festa di Pasqua ?

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