– La festa del 25 aprile, nata per festeggiare la fine dell’occupazione tedesca con la liberazione di Milano, è sempre stata tra le più controverse. Per anni si è ripetuto lo scontro polemico su chi festeggiava, chi no e perchè. Molto di questo scontrarsi – ormai sessantennale – è dipeso dalla sopravvivenza, per decenni dopo la guerra, di movimenti politici, dichiaratamente fascisti o comunisti, che pretendevano di ricollegare le proprie origini come strutture di massa gli uni alla Repubblica Sociale e gli altri al Comitato di Liberazione, visto illegittimamente come prodromico a una rivoluzione comunista. Si trasformava così ogni volta l’argomento della Liberazione in un confronto tra rancori e trionfalismi che coinvolgeva le rispettive, sia pur sbilanciate, macchine culturali e di propaganda d’area. In questo modo si aggiungevano alla festa significati che non ne avrebbero dovuto far parte.

Nelle posizioni del MSI e del PCI c’erano evidenti esagerazioni. A partire dall’equivoco per cui la resistenza sarebbe stata tutta rossa ed antifascista quando per larga parte parte fu invece bianca o monarchica, spesso costituita di ex fascisti, e semplicemente antitedesca. Per arrivare poi all’idea secondo la quale un partito di destra fascista dovesse per forza essere erede non del bagaglio culturale e politico di un ventennio complesso, ma della RSI in quanto tale, e quindi della acritica difesa dei tedeschi (idea semplicemente forzata che si diffuse e derivò direttamente dalle sciagurate leggi contro gli aderenti alla repubblica sociale, che li condannarono al ghetto determinando così esse stesse, di fatto, l’auto-identificarsi dei missini con i repubblichini).

Per chi, nel 2011 e con FLI, vorrebbe una destra autenticamente moderna, la frattura sul 25 aprile non può più avere molto senso. Per noi valgono le parole che Gianfranco Fini, l’ultimo segretario dell’MSI, espresse due anni or sono: “Il 25 aprile rappresenta ‘la festa della libertà di tutti gli italiani, senza ambiguità, senza reticenze, senza ‘se’ e senza ‘ma’”. Il tempo ha cambiato le cose. Salvo rare ed eccentriche eccezioni, il 25 aprile è ormai la festa di tutti, perché tutti, oggi, riconoscono che in questo giorno ci sono “cose” da festeggiare: terminò una occupazione sanguinaria, si dimostrò che il consenso al regime fascista andava dileguandosi, divenne chiaro al mondo che l’Italia aveva scelto di andare oltre.

La libertà dall’oppressione è un concetto che travalica qualsiasi fazione politica. Per queste ragioni,  Generazione Futuro Roma ha scelto di celebrare questa festa con una commemorazione in un luogo speciale: il Cimitero Militare Americano di Nettuno. Può sembrare strano, ma le corone di fiori il 25 aprile in quel luogo, ogni anno, sono pochissime. Ci siamo quasi dimenticati – come paese – di una parte, ed anche la più rilevante, dei nostri liberatori. E’ accaduto perché conveniva ad una certa propaganda rappresentare la guerra di Liberazione più come lotta partigiani contro repubblichini e Tedeschi che come campagna d’Italia delle armate alleate, sostenute dai partigiani italiani, contro i Tedeschi. Eppure non furono i pochi fucili, le poche munizioni (e nessun mezzo pesante) nelle mani partigiane a liberarci dall’occupazione della Wehrmacht, quanto il sacrificio di sangue degli Alleati e delle inesauribili risorse militari ed economiche americane.

Questo 25 aprile va letto anche come una giornata di solidarietà con le nazioni che vivono oggi, nel terzo millennio, il travaglio del passaggio dalla dittatura alla democrazia. Pensiamo in primo luogo alla guerra civile in Libia, una nazione con la quale l’Italia è “destinata” a condividere il futuro. Ma pensiamo anche all’Afghanistan, oggi visitato dal presidente della Camera (accompagnato da Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare). Ci auguriamo che, come noi oggi a Nettuno, anche i cittadini libici e afgani possano festeggiare un domani un loro giorno da dedicare all’orgoglio della ribellione e alla gratitudine per le nazioni intervenute in loro sostegno, i paesi che oggi combattono per una Libia e un Afghanistan più liberi. Esattamente come accade in Italia tanti anni fa. Buon 25 aprile a tutti i popoli che lottano per la libertà.