Contributi silenti, il furto dell’Inps a danno dei precari

– Se dovessimo mutuare uno slogan descrittivo per la proposta di legge radicale sui cosiddetti contributi “silenti” potremmo riprendere pari pari il grido di sfida che Margaret Thatcher rivolse anni fa ai notabili europei: “Rivogliamo indietro i nostri soldi!”

Sennonché, come l’esperienza insegna, uno stato o un Governo nazionale hanno ben altre possibilità di veder riconosciuto un diritto e, contestualmente, veder cessare un arbitrio (giacché sussiste una liason strettissima tra le due cose) rispetto a quelle, scarsissime, di un qualsiasi cittadino vessato da una vera e propria macchina infernale quale il vorace Leviatano dell’epoca contemporanea.

E, dunque, la situazione dei milioni di lavoratori atipici, parasubordinati e non “disciplinati” da una qualsivoglia cornice ordinistica esistenti in Italia presenta davvero i caratteri dell’emergenza sociale. O meglio della truffa conclamata e dimostrabile per tabulas. Non si potrebbe definire altrimenti, infatti, un meccanismo che impone ai soggetti citati (una parte considerevole della forza-lavoro nazionale) di continuare a versare all’INPS una quota notevole del proprio stipendio intermittente con il rischio di non percepire nemmeno un euro di pensione.

Si tratta di un’ipotesi concretissima, dal momento che il requisito minimo valido al conseguimento della stessa è il limite delle 35 annualità di contribuzione. Che magna pars di costoro vedranno come un miraggio irraggiungibile. Per intanto la messe raccolta nei forzieri della Gestione Separata dell’istituto previdenziale pubblico potrà essere utilizzata per pagare gli altri trattamenti, quelli dei fortunati capaci di ottemperare alle condizioni stabilite dall’attuale normativa previdenziale.

Facile comprendere e desumere da questo caso emblematico tutta la fallacia ed insostenibilità dell’ architrave  che dovrebbe reggere l’edificio  fondamentale della spesa sociale. Quale equità può essere retoricamente strombazzata in presenza di un vulnus tanto macroscopico da apparire quasi castale nella sua plastica evidenza? Eppure i governi di ogni colore non hanno fatto altro che perpetuare e ,se possibile, accentuare lo scempio sia aumentando via via l’aliquota sia, come accennato in precedenza, trasferendo ad altro uso e destinatario il cucuzzaro.

Dopo l’istituzione della Gestione Separata ad opera dell’Esecutivo Dini nel 1995, gli interventi legislativi successivi si sono limitati semplicemente ad autorizzare il giochino di prestidigitazione contabile e ad incrementare dal 19 al 26% la percentuale del prelievo. Nulla è stato, invece, esperito per tentare di rimediare all’ingiustizia: eppure tutti, da Berlusconi a Prodi hanno sempre decantato le virtù riformatrici della propria azione di governo.

La proposta di legge depositata dai radicali presso la Camera dei Deputati che chiede, sic et simpliciter, la restituzione dei contributi versati a tutti coloro che non hanno raggiunto l’obiettivo agognato dei 35 anni, langue sul posto dall’oramai lontano 4 agosto del 2008: in due anni e mezzo non si è nemmeno proceduto alla calendarizzazione dell’iter di discussione: altri provvedimenti, gabellati per fondamentali, hanno evidentemente ottenuto una corsia preferenziale. Un ulteriore proposta datata ottobre 2010 sembra incontrare medesima sorte.

Per tentare di smuovere il macigno, il movimento di Marco Pannella ed Emma Bonino ha lanciato una giornata nazionale di mobilitazione per il prossimo 20 maggio. In molte città italiane si svolgeranno delle manifestazioni presso le locali direzioni dell’INPS  e sarà possibile, in quel contesto, firmare l’appello in favore di una “calendarizzazione e discussione della proposta entro il 2011″. Un impegno veramente commendevole anche se appare assai difficile che venga preso nella giusta e dovuta considerazione. Le parole del Commissario Straordinario dell’INPS, Matrapasqua, non lasciano molte speranze: nelle parole testuali di costui quest’intervento causerebbe “un sommovimento sociale”. Un invito esplicito, quindi, al quieta non movere, secondo la regola aurea dell’agire politico italiano.

Ci sarebbero davvero tutti gli auspici nefasti per trarre un pronostico negativo sulle sorti per nulla magnifiche né tantomeno progressive di questo paese, se non fosse che qualche timido segnale di resipiscenza si intravede seppur in lontananza. Questa battaglia radicale, pur nella sua settoriale asistematicità, fa, ad esempio il paio con l’interessante iniziativa di Benedetto della Vedova, Enzo Raisi e Libertiamo sul contratto unico di lavoro mirante a riparametrare un assetto del diritto del lavoro e del welfare altrettanto ingiusto ed antieconomico quanto la giungla previdenziale.

Ecco, se trasformati in realtà questi due interventi, quasi chirurgici, sarebbero un buon punto di ripartenza per un’economia asfittica ed oramai alle corde.


Autore: Salvatore Antonaci

39 anni, salentino con aspirazioni cosmopolite. Una laurea in Lettere e Filosofia, molti interessi, scrive e si dedica, di tanto in tanto, a lavoretti (molto) precari. Già militante e dirigente radicale, collabora con il Movimento Libertario e con altre organizzazioni di area liberale come Libertiamo e Confcontribuenti. Sempre animato dallo stesso spirito curioso, laico e dialettico.

3 Responses to “Contributi silenti, il furto dell’Inps a danno dei precari”

  1. derubata scrive:

    E i contributi versati per anni,
    ma non nei limiti stabiliti dalle
    leggi,sempre più avare,
    perché l’ente di previdenza se li trattiene e
    non eroga a chi li ha versati,un relativo
    proporzionale vitalizio,
    fosse anche di non molti € ?

  2. Sì, è proprio il caso di specie

  3. ivan scrive:

    fate qualcosa, va bene la proposta di fini, parificare i contratti, togliere l’art. 18, ma contributi uguali per tutti

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