– Le recenti vicende della politica italiana palesano, se ce ne fosse ancora bisogno, che la nostra democrazia è un sistema fondato sulla compravendita di voti, favori e privilegi al solo fine di ottenere poltrone e vitalizi.

Lo abbiamo constatato alcune settimane fa, con l’imposizione di una nuova accisa sui carburanti volta a reintrodurre i fondi destinati al FUS per non perdere consenso elettorale; due giorni fa, invece, è stata la volta della retromarcia del governo sul ritorno al nucleare, proclamato tramite un emendamento che fa decadere il quesito referendario in materia, programmato per il 12 e 13 giugno.

Dal Partito Democratico, covo di antinuclearisti oltranzisti, ci si aspetterebbe una reazione di giubilo; invece no, il Partito di Bersani è un fiorire di  reazioni contrarie, che invocano il diritto degli elettori ad esprimersi alle urne, dimostrando che, in realtà, l’unico vero interesse della sinistra è imbrogliare l’opinione pubblica con l’illusione di caducare il legittimo impedimento, peraltro già smontato dalla Corte Costituzionale.

I temi del nucleare e dell’acqua pubblica non sono altro che quesiti di cornice, questioni su cui indirizzare l’opinione pubblica – anche a costo di mentire, ancora, impunemente sui fatti di Fukushima e riportare in vita lo spettro di Chernobyl – per garantire il raggiungimento del quorum e tentare la spallata al governo, che dal canto suo si difende sottraendo a tradimento dal dibattito il tema a cui gli elettori sono più sensibili.

Il raccapricciante spettacolo offerto da chi è pronto a tutto per la poltrona e da chi, dall’altra parte, inganna e raggira pur di rimarvi avvinghiato, è quanto di più deleterio il paese possa osservare. L’Italia non è più in grado di sopportare questo teatrino. Il degrado del dibattito politico registrato negli ultimi mesi è il risultato di due tendenze politiche contrarie che si autoalimentano: quella del centro sinistra, che non riuscendo a battere il berlusconismo sul piano politico, cerca di disfarsene per via giudiziaria; e quella della maggioranza in fase recrudescente, pronta a sollevare addirittura un conflitto d’attribuzioni per difendere le bugie di Stato che servono al premier.

Agli ingegnosi tentativi di sgambetto della sinistra – primo tra tutti quello di accorpare in un unico referendum i quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento – il governo risponde perciò assecondando il consenso popolare, erigendosi in modo subdolo e mistificatorio a paladino della volontà generale.

Non sono le idee contrastanti a ridurre in rovina questo paese; è la dialettica pompata dal giustizialismo degli uni contro il populismo degli altri a stordire l’elettorato distraendolo dalle questioni serie aperte.

A pagare dell’ingenuità degli elettori, delle mire di potere della sinistra e delle tattiche di difesa del premier è quella parte sana del paese, sempre più minoritaria, il cui unico interesse è un proficuo dibattito sui temi che realmente contano; quella parte d’Italia che ha compreso che quello a cui assistiamo è soltanto un circo mediatico-giudiziario di pessimo gusto.

Il nostro futuro non è Berlusconi con le sue donne, né la sinistra con le sue infime strategie. Il nostro futuro dipende dal modo in cui produrremo energia, dalla politica economica con cui risaneremo (o no) il disavanzo pubblico, dalle liberalizzazioni con cui rilanceremo la crescita e dalla riduzione dell’imposizione fiscale con cui ridaremo dignità all’individuo e al suo lavoro.