Le correzioni di Tremonti, il best seller del nostro declino

L’inventore del solve et repete dichiara solennemente che non si debbono vessare le imprese con troppi accertamenti, scatenando l’abituale fiume d’inchiostro sul nulla. In effetti, si potrebbero concentrare nello stesso arco temporale gli accertamenti compiuti da più soggetti della pubblica amministrazione, un’idea così geniale che Tremonti ha deciso di tenerla opportunamente in serbo per i fuochi d’artificio pre-elettorali.

Sta di fatto che il paese continua a non crescere, e che il Caro Leader ha deciso di far sentire la propria voce attraverso un editoriale del direttore del Giornale, che fa il ventriloquo del ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan senza neppure uno straccio di virgolettato, per sostenere nientemeno che “Tremonti è un tappo rispetto al realizzarsi del progetto liberale”. Tra tanti tappi e altrettante bassezze, il tema di Tremonti ostruzionista nei giorni dispari e diga contro la dissipatezza fiscale comunista nei giorni pari è ormai un classico, anche se Sallusti lo presenta come una new entry assoluta.

E mentre attendiamo l’ennesimo giudizio elettoral-divino sul governo, oltre alla promozione degli statisti Responsabili, è utile segnalare che dallo zucchero filato dei giornali emerge un numeretto magico: 2 per cento. Il tasso di crescita del Pil che permetterebbe al paese di riassorbire parte della disoccupazione e (soprattutto) di generare risorse fiscali per ridurre l’impatto di una manovra per il 2013-2014 che la Banca d’Italia cifra nell’ordine dei 35 miliardi di euro ma che, se la nostra “crescita” dovesse ridimensionarsi ulteriormente, finirà con l’eccedere i 40 miliardi. Se pensate allo psicodramma della correzione 2011-2012, che è stata di soli 25 miliardi di euro eppure pareva aver raschiato il fondo del barile ed inciso muscoli e tendini, data la scomparsa del tessuto adiposo, avete la misura di quello che ci aspetta, mentre sovreccitati peones pidiellini fanno a gara per tentare di compiacere il Capo lanciando proposte di riforma costituzionale iper-parlamentariste, rinnegando antiche vocazioni presidenzialiste.

Ma Tremonti è tranquillo, per lui la correzione necessaria sarà “una delle più basse al mondo” (perché siamo pur sempre un paese da record), e dell’ordine dello 0,5 per cento di Pil, cioè solo 15-16 miliardi nel biennio 2013-2014. Quindi vi invitiamo sin d’ora a prendere buona nota di questa previsione, visto che i media sono in tutt’altre faccende affaccendati. Così tra alcuni mesi, quando Tremonti medesimo, tra una metastorica riflessione sul decommissioning nucleare ed una sulla costituzionalizzazione della libertà d’impresa, verrà a dirvi che il destino cinico e baro ci ha nuovamente colpiti ma noi ne usciremo meglio di altri e che il declino italiano “è una menata”, saprete che in tutta questa farsa non c’è assolutamente nulla di imprevisto.

«Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell’aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l’intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine» (Jonathan Franzen, Le Correzioni)


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

4 Responses to “Le correzioni di Tremonti, il best seller del nostro declino”

  1. Massimo74 scrive:

    Lo 0,5% del pil non dovrebbero essere circa 7/8 miliardi di euro?

  2. Mario Seminerio scrive:

    Corretto. Ma la manovra è dello 0,5 per cento l’anno per il biennio 2013-14.

  3. Roberto A scrive:

    no,la manovra è dell’1,2 nel 2013 e del 2,,3 nel 2014,equivalenti a 20 miliardi per il 2013 (PIL nominale previsto per il 2013 circa 1696 miliardi) e 40 miliardi per il 2014 (PIL nominale previsto per il 2014 circa 1755 miliardi).C’è pero’ da dire che questa volta,leggendo il bilancio a legislazione vigente fino al 2014,mi pare che Tremonti lo abbia costruito in maniera prudenziale,abbassando il tasso di crescita previsto e alzando la spesa per interessi…e magari ha pure previsto per il 2013 e il 2014 la spesa in maniera prudenziale (abbiamo visto come ad esempio,nel 2010 la spesa alla fine sia stata inferiore di 14 miliardi rispetto alle ultime previsioni della DFP).Ora,non so se Tremonti si riferisca alla riduzione del deficit strutturale che la UE stabilisce debba essere ogni anno almeno dello 0,5,con pero’ la previsione che per i paesi messi peggio si arrivi anche allo 0,8…per ottenere quella correzione di 40 miliardi per il 2014,bisognerebbe ridurre la spesa corrente primaria a legislazione vigente per quell’anno al livello previsto per il 2011:infatti,per il 2011 è prevista in euro 677 miliardi,per il 2014 in 717 miliardi…

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