di PIERCAMILLO FALASCA – Mentre un oscuro parlamentare del PDL propone di modificare l’Articolo 1 della Costituzione (affinché la Repubblica Italiana sia fondata non solo “sul lavoro”, ma anche “sulla centralità del Parlamento”), il ministro dell’Economia rispolvera la sua vena antistatalista e parla apertamente del carattere oppressivo del fisco. Dopo la proposta di modifica dell’Articolo 41 della Carta, rapidamente riposta nel cassetto (insieme alla legge annuale sulla concorrenza, un obbligo normativo che il Governo viola palesemente), ecco un altro fronte retorico grazie al quale riempire le pagine dei giornali e i servizi dei tg. I mesi trascorrono e l’economia italiana scivola lentamente, ma il Governo non sa far altro che proseguire nella strategia dell’esagerazione preventiva: si punta a 100 non per realizzare 10, ma perché sognando 100 in molti dimentichino il piano della realtà.

Giulio Tremonti – novello Masaniello contro le tasse – siede a Via XX Settembre da tre anni, avendo peraltro occupato quella poltrona per sei anni e mezzo nell’ultimo decennio. E’ il principale ispiratore della riorganizzazione del sistema di riscossione nazionale dei tributi e della nascita di Equitalia. E’ insieme l’ideatore di alcune delle più avanzate proposte di riforma fiscale e l’affossatore di ogni tentativo di effettivo taglio delle tasse. “C’è la crisi”, ha detto più volte il ministro, facendo spallucce a chi gli parlava di riduzione della pressione fiscale per le famiglie e le imprese. Anzi, la storia di questo governo è infarcita di subdoli e insensati aggravi fiscali: dalla Robin Tax all’ultimo ritocchino alle tasse sulla benzina, per tacere delle misure di polizia fiscale implementate anno dopo anno.

In un paese più sobrio, il ministro accompagnerebbe le dichiarazioni roboanti (rese ieri in Commissione Finanze) ad un pacchetto di misure concrete e immediatamente implementabile. In questa Italia di tardo impero, l’attività di governo si esaurisce poco più in là dei lanci di agenzia stampa.

Tremonti va sfidato, sul campo su cui propagandisticamente ha scelto di (ri)giocare. In Parlamento, più che sui media. E’ proprio l’ora di tornare a parlare di fisco e di burocrazia fiscale, con proposte concrete e coraggiose: tagliamo la spesa, per tagliare le tasse; optiamo per controlli fiscali più garantisti, anche inasprendo le sanzioni successive per chi evade davvero.