– A Milano il PdL è riuscito ad espellere dalla lista, di cui il Capo è anche capolista, un candidato che ha “rimbalzato” su di un manifesto – abusivamente affisso sui tabelloni elettorali – le stesse accuse di “brigatismo giudiziario” rivolte alla Procura meneghina da un Berlusconi furioso e diffuse urbi et orbi, perché a conoscerle – e condividerle –  fossero milioni di elettori. Molti di più di quelli che avrebbero conosciuto le intemerate del candidato ignoto se non fossero state in realtà uguali a quelle di Berlusconi.

Ieri tutti – tranne il Capo, che ha taciuto – si sono dichiarati incompatibili con lo scrivano ma solidali col paroliere, indignati con chi ha imbrattato i muri, ma non con chi ha imbrattato i giornali e le tv degli stessi oltraggi ai pm della Procura milanese. E in queste convulsioni logiche c’è qualcosa di irrimediabilmente mediocre, di umanamente desolante.

Lassini è Berlusconi. Non ne rappresenta il lato oscuro, ma quello “in chiaro”, teletrasmesso quotidianamente dalle Tv. Non ne piega le parole ad una propaganda scopertamente eversiva, ma le ha semplicemente ripetute, dal basso di una condizione che lo rende personalmente più attaccabile, ma non più censurabile sotto il profilo politico e morale.

Lassini è (e di certo si sente) Berlusconi anche nella vicenda umana, una vittima della giustizia e dell’ingiustizia, spregiudicato abbastanza per lucrare sulle disavventure che lo hanno visto uscire innocente e per farne una sorta di lasciapassare politico universale. Lassini sarebbe ancora più uguale a Berlusconi se non fosse lui l’autore della marachella, ma se la fosse semplicemente intestata per guadagnare voti, visibilità e “rispettabilità” in un partito in cui la classe dirigente si seleziona ormai guardando a chi sputa più lungo, non a chi pensa più in largo.

Che Berlusconi –  che è capace di contraddirsi come pochi e di reggere l’urto della contraddizione come nessuno –  sia stato costretto a “rinnegarsi” scaricando Lassini è anch’esso un segno dei tempi e della natura del potere berlusconiano, mai così fragile e assoluto. Il principio che autorizza il Capo a fare tutto e gli altri a non potere nulla vale non solo al di là, ma anche al di qua della barricata berlusconiana.

Visto che Lassini può uscire politicamente dal gioco e, per così dire, dimettersi “anticipatamente” dalla carica di consigliere comunale, ma non può ritirare la candidatura dalla lista del PdL, c’è quasi da sperare che gli elettori del PdL lo risarciscano, almeno simbolicamente, con una valanga di preferenze.