Libri di testo ‘comunisti’. Problema vero, soluzione sbagliata

– Proprio in questi giorni è stata presentata da alcuni deputati del PDL, con in testa l’on. Gabriella Carlucci, una proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare per la verifica dell’imparzialità dei libri di testo nelle scuole.
Nel mirino dei deputati del PDL ci sono alcuni dei libri di testo di adozione più diffusa nelle nostre scuole, dal Della Peruta-Chittolini-Capra al Camera-Fabietti, accusati di essere strumenti di un “indottrinamento subdolo e meschino perché diretto a plagiare le giovani generazioni dando insegnamenti attraverso una visione ufficiale della storia e dell’attualità asservita a una parte politica”.
Esaminando vari passaggi di questi testi, con particolare riferimento al periodo che va dalla seconda guerra mondiale ai nostri giorni, emerge nei fatti una lettura della storia recente apertamente di parte, non solamente nella sostanziale condanna dell’era berlusconiana ma anche nel parziale svilimento del ruolo delle forze moderate che hanno governato durante la prima repubblica, a fronte di una valutazione più che condiscendente nei confronti del ruolo storico delle forze di sinistra e del Partito Comunista. Si tratta di pagine che lasciano molto perplessi, a maggior ragione per il fatto che chiunque tratti per un libro scolastico eventi recenti – e quindi da un lato politicamente sensibili, dall’altro assolutamente aperti dal punto di vista del dibattito storico e storiografico – dovrebbe essere chiamato ad uno sforzo di assoluta moderazione ed equilibrio.

Eppure la via pidiellina all’oggettività non convince. Non convince dal punto di vista strategico, perché assume i contorni di una “censura” e come tale è destinata ad essere denunciata dai  sostenitori dello status quo.
Nei fatti è un errore grave, in quanto va ad accreditare un fronte a favore dei libri di testo “incriminati” che potrà – persino con qualche ragione – proclamarsi difensore della difesa della libertà di espressione e della libertà di insegnamento e che nell’intervento intrusivo della “commissione di vigilanza” sui libri troverà certa conferma della profezia autoavverantesi sul carattere liberticida del centro-destra italiano.

Ma poi non convince neppure da un punto di vista filosofico. Perché parte dal presupposto statalista che i “correttori” dei testi siano per forza migliori degli estensori – che i controllori siano per forza migliori dei controllati.
Se il problema è la politicizzazione dei libri di testo, come possiamo ritenere che la soluzione risieda nell’affidare la verifica dei loro contenuti ad una commissione di emanazione politica?
Del resto, se correggiamo oggi i testi scolastici sulla base della visione di Maria Stella Gelmini e di Gabriella Carlucci, che cosa facciamo se tra due anni il governo cambia colore? Che cosa faremmo se il prossimo ministro dell’Istruzione fosse Nichi Vendola ed il prossimo “presidente di commissione” fosse Asor Rosa? Li correggeremmo di nuovo?
E supponiamo invece che il governo del PDL prosegua invece ininterrottamente per diversi anni. Non potremmo rischiare di ritrovarci nel tempo un insegnamento viziato nel verso opposto?

Esiste, in realtà, una soluzione liberale al problema dei libri di testo “faziosi” e più in generale della visione costruttivista della scuola come strumento di “rieducazione” delle masse all’ideale di correttezza politica di una qualche aristocrazia intellettuale.
E’ quella dell’effettiva liberalizzazione del mondo della scuola per fuoriuscire dall’attuale sistema sclerotizzato che rende quasi ineluttabile per la maggior parte dei ragazzi la frequenza di istituti pubblici.
Va rilanciata con coraggio la politica del buono scuola per perseguire l’unica strada possibile per un cambiamento efficace e non coercitivo dell’istruzione: mettere le scuole in concorrenza e forzare, di conseguenza, dal basso la ricerca dell’imparzialità e della pluralità dell’insegnamento.

E’ chiaro che un corpo insegnanti che debba tutto – dallo stipendio ai gessetti – allo Stato e niente al mercato, cioè agli effettivi fruitori del servizio, sarà orientato a consolidarsi attorno a visioni politiche e culturali socialstataliste funzionali alla propria autoconservazione ed a promuovere un atteggiamento di conformismo intellettuale nelle giovani generazioni .
Al contrario, se le scuole e gli insegnanti cominceranno a dovere molto – se non tutto – alla libera scelta educativa delle famiglie, dovranno necessariamente sforzarsi di garantire un’offerta formativa all’altezza e quindi anche equilibrata ed aperta alle diverse sensibilità culturali e valoriali presenti nel paese.

Sfortunatamente, al di là, di richiami sporadici alla libertà di scelta per le famiglie, nel governo è più forte la tentazione di gestire il problema dei libri “comunisti” nel senso di una specie di “giacobinismo di destra”.
Per molti versi la sensazione è che il sostanziale monopolio pubblico sulla scuola non sia considerato un male in sé dalla maggioranza e da Berlusconi, ma che sia considerato un male solamente nella misura in cui le dinamiche ideologiche della scuola di Stato la conducono a veicolare un messaggio politico e culturale ostile al governo dell’attuale premier.

In questo senso probabilmente l’istruzione pubblica cesserebbe di essere un problema nel momento in cui cessasse di essere antiberlusconiana, proprio allo stesso modo in cui la RAI cessa di essere un problema per il centro-destra nella misura in cui organigrammi e palinsesti cambiano colore – Minzolini al posto di Borrelli e Lerner, Ferrara al posto di Biagi e così via…
La scuola rappresenta certamente un sistema molto più vasto e complesso della tv pubblica e molto più difficilmente “destrizzabile”, ma la strada prefigurata dal progetto di legge della Carlucci sembra anche in questo caso quella della bonifica top-down.

In pratica ci si sta muovendo in un’ottica evidentemente a-liberale, che non prevede che il potere possa essere in alcun modo ridotto, ma che possa solamente passare di mano.
L’involuzione del nostro centro-destra rispetto agli ideali ed alle aspettative che lo avevano animato in passato sta tutta qui. Nella resa ad una concezione in cui il gioco politico finisce solamente per ridursi alla lotta tra due fazioni simmetriche che combattono per accrescere il proprio controllo sull’apparato statale.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

16 Responses to “Libri di testo ‘comunisti’. Problema vero, soluzione sbagliata”

  1. pg8 scrive:

    Visto che la Costituzione impedisce, giustamente, oneri a carico dello Stato per le scuole private, direi che la vera idea libertaria sarebbe quella di studiare seriamente e proporre testi scolastici alternativi, se si è in grado. Quella che è sbagliata, secondo me, non è infatti la soluzione ma il problema posto dalla Carlucci. O noi accettiamo l’idea che editori e professori sono persone intelligenti quantomeno come Faraci (mi scuso per l’esempio), oppure cadiamo nel solito errore di essere i migliori. La scuola di Stato DEVE essere la scuola dei migliori (e in genere lo è), dei liberi, e non dei partiti (chè sarebbe di parte). Punto.

  2. Marco Faraci scrive:

    @pg8
    Nessuno sta dicendo che i professori non siano intelligenti. Quello che sostengo è che un sistema in cui i professori sono dipendenti pubblici e devono tutto (certezza del posto di lavoro, fondi per le scuole, etc.) allo Stato è un sistema che li orienta inevitabilmente al sostegno a quelle visioni politico-culturali che sostengono lo Stato Massimo. Questo vizia in una direzione ben precisa il loro approccio e ciò dal mio punto di vista è un grave problema.
    Preciso, poi, che buono scuola non vuol dire finanziare le scuole private, ma vuol dire finanziare l’istruzione e la libertà di scelta educativa delle famiglie.

  3. Secondo me basterebbe una policy soltanto: dichiarare in forma ufficiale e scientifica (anche costituzionale) che il comunismo è stato un totalitarismo. Ciò potrebbe bastare a spostare gli impianti perniciosi dei testi scolastici su posizioni più “anglosassoni”.
    Per quanto riguarda i voucher, sono un eccellente strumento, a patto che vengano consegnati alle famiglie e non alle scuole. Nei Paesi seri si fa così, e nessuno può dire che è una forma di finanziamento ai “privati”.

  4. chivicapisce scrive:

    “Questo vizia in una direzione ben precisa il loro approccio e ciò dal mio punto di vista è un grave problema.”
    Visti i risultati elettorali e visti a maggior ragione i dati sulle preferenze di voto dei giovani, mi pare proprio che ci sia da stare tranquillissimi….

    Oltretutto mi sembra curioso vedere terribili pericoli di “ideologizzazione” nelle due ore di storia e geografia a scuola e non sulle 18 ore di palinsesto Mediaset.

    Questi fanciulli votano PDL perchè ideologizzati dai professori comunisti o perchè guardano per 9 mesi il Grande Fratello?

    Vai a capire dove sta il pericolo…

  5. cocombr scrive:

    io ho fatto le scuole pubbliche è mai nessuno mi ha influenzato per cercare di farmi diventare comunista, cosa invece che presso alcune scuole dicasi cattoliche cercano di farti diventare di destra

  6. Roberto Di Masci scrive:

    Forse interpreto male, ma l’articolo mi pare contenga un giudizio implicito sulla scuola pubblica, come scuola che, in quanto di Stato, sarebbe “fisiologicamente” orientata sugli indirizzi culturali della maggioranza di governo.
    Secondo me le grandi strutture come quella della pubblica istruzione hanno un’inerzia che impedisce loro di seguire le oscillazioni che determinano le maggioranze di governo. Poi considero che libri di testo ve ne sono parecchi, e misurare su questi il “grado di ideologizzazione” dell’insegnamento pubblico mi pare parziale: al liceo studiavo su uno dei testi “incriminati”, non mi piaceva per niente, e se non sono diventato un comunista forse il “merito” è anche dei Sigg. Camera & Fabietti. Mi si perdoni la digressione.

    Non sono pregiudizialmente contrario alla scuola privata, tutt’altro: sono per una scuola plurale e pluralista. Tuttavia non vorrei che a una sana competizione nel livello degli insegnamenti e di servizi offerti, si sostituisse un antagonismo dei “modelli educativi” o “progetti educativi”. Sono associazioni di parole che sento e leggo da più parti, e che suscitano in me forti perplessità, per non dire diffidenza. Sono tendenze che, per quel malpensante che sono, fanno il paio con l’uso che Berlusconi fa del verbo “inculcare”. Non vorrei che i genitori si trovassero a dover decidere, non su quale offerta formativa, ma su quale “progetto educativo” investire il loro “buono scuola”. Non so se ho reso l’idea.

    Intendo il pluralismo come presenza di una pluralità di voci e di orientamenti culturali nell’ambito di ciascuna scuola, e non di tante scuole quanti sono questi “modelli educativi”, ciascuna a curare il proprio contro gli altrui. Credo che sia possibile una scuola privata che sia pluralista, concorrenziale anche con quelle estere che oggi appaiono un lontano miraggio; ma occorre porre regole alla competizione delle strutture e degli individui, fondate sulla qualità dell’offerta e su un sistema rigoroso di borse di studio, che ritengo uno degli strumenti per avvicinarsi a quell’eguaglianza dei punti di partenza che consente alla società intera di mettere a frutto più pienamente il potenziale dei suoi figli. Mi chiedo e vi chiedo: dove sono oggi le premesse a tutto ciò? Se ora il piglio contro i libri di testo “faziosi” è quello della crociata, perché dovrebbe accadere altrimenti per la scuola intera?
    Il problema, a mio avviso, va oltre il ministro di turno, che sia la Gelmini o chi per lei: il problema è che in questo Paese l’idea di laicità non è stata mai accettata, mai neanche compresa.
    A me pare che, allo stato attuale, le scuole più palesemente orientate, almeno nominalmente se non sostanzialmente, non siano le scuole pubbliche, ma le scuole private; almeno la loro gran parte. Mi sbaglio? Senza le regole cui accennavo e la loro rigorosa osservanza, la “sussidiarietà” è una truffa, e il discorso che Calamandrei pronunciò sulla scuola nel 1950 rimane in tutta la sua profetica validità.

  7. il buonoscuola va bene ma in aggiunta al finanziamento statale (e dopo un aumento dello stesso) altrimeni si avrebbero le scuole private che possono contare sul finanziamento di ente privato + il buonoscuola e le scuole pubbliche che possono contare solo sul buonoscuola.

    credo che se si dice che i docenti statali sono orientati a difendere lo statalismo(o semplicemnete lo Stato) allora usando lo stesso criterio i docenti delle scuole private saranno portati a difendere il soggetto che è titolare della scuole(confindustria,vaticano,musulmani,…) .

    sulla contrarietà al controllo ministeriale e su un’eccessiva presenza di interpretazione comunista della storia(almeno ai miei tempi) sono d’accordo.

  8. giancarlo scrive:

    Non mi convince….si ragazzi,non mi convince questo essere comunque contrari a quanto fa il PDL o una parte di esso..Risulta peloso questo distinguo da parte degli eredi (suppongo) di una parte politica che per anni si è battuta per libri di storia alternativi alla vulgata sinistra.Dopo 40 anni di insegnamento posso garantire non solo la presenza di testi critici dal risorgimento in poi a tutto quello che possiamo dire monarchico,destra,esercito,moderati,liberali ,democristiani e alleati….spesso si esalta senza la dovuta criticità l’URSS e tutti i regimi che da li scaturiscono..ma tutto questo non avrebbe senso se non si tenesse conto dell’alto numero di docenti di sinistra ,,spesso nelle materie di Storia e Filosofia.Ovvio che bisogna fare i complimenti al PCI per essere riuscito a creare il consenso nella cultura e università ..ovvio punto di partenza per l’occupazione “militare” di pilastri della società pere cui oggi paghiamo lo scotto..La scuola e la magistratura…..

  9. chivicapisce scrive:

    “..ma tutto questo non avrebbe senso se non si tenesse conto dell’alto numero di docenti di sinistra ,,spesso nelle materie di Storia e Filosofia.Ovvio che bisogna fare i complimenti al PCI per essere riuscito a creare il consenso nella cultura e università ..”

    secondo me fumate robaccia…

  10. giancarlo scrive:

    Chivicapisce…chiticapisce caro mio…o tu fumi quell’erbaccia o sei di sinistra come immagino…pensare che i giovani si rovinino col grande fratello….ma…ne conosco ben pochi….mentre che abbiano idee distorte del nostro passato ben di più…

  11. Simone scrive:

    Quindi vorreste affermare che uno scuola finanziata dallo stato produce statalisti?
    E se così fosse, vista la bassa diffusione delle scuole private in Italia (di qualità tra l’altro spesso ridicola) perché c’è Berlusconi al governo da 20 anni? Non dovremmo essere una roccaforte della sinistra?

  12. chivicapisce scrive:

    X giancarlo:
    i gggggiovan,i caro lei, o si rovinano con TUTTO quello che gli arriva dal mondo esterno o si rovinano con NULLA di qello che gli arriva. Deciditi.
    Non possono rovinarsi solo con quello che ti fa più comodo.

    A me pare proprio che i commenti a questo post grondino ideologia da tutti gli orifizi.

  13. chivicapisce scrive:

    X simone:
    ecco bravo… prova spiegarglielo tu che a me danno del comunista.

    X tutti:
    mi scuso per i refusi… scrivo troppo di getto

  14. Lorenzo scrive:

    Sono l’unico a cui da studente è toccato ascoltare (in Veneto) discorsi di docenti che spiegavano come saremmo rimasti invasi dai “colorati”, che avremmo presto avuto un primo ministro “colorato”, etc? Sottolineo inoltre che il programma di storia raramente viene portato a termine, visto sovente il docente di italiano-storia-latino è la stessa persona e in quinta la storia è spesso sacrificata alla preparazione di materie più importanti per l’esame finale. Nella mia classe ad esempio (sono diplomato nel 2002) arrivammo a malapena alla prima guerra mondiale. Questo problema dello studio distorto degli ultimi cinquant’anni della storia d’Italia, francamente, mi pare esagerato. Non nego che qualche libro di testo possa esser parziale, ma visto l’andazzo generale dell’informazione italiana dubito che questo crei schiere di votanti indottrinati.

  15. Marco Faraci scrive:

    @Simone e chivicapisce
    Non è che il livello di ideologizzazione “a sinistra” della scuola si misura su quante persone votano a sinistra, per cui se vince la destra allora vuol dire che la scuola non è sbilanciata a sinistra. Con questa logica si potrebbe dire che nei paesi del blocco comunista non c’era propaganda, solo per il fatto che la maggior parte della popolazione intimamente non sosteneva il regime ed alla prima occasione buona ha votato in massa per altri.
    Allo stesso tempo il livello di liberalismo in un paese non si misura in quante persone votano per Berlusconi. Mi sembra francamente surreale che Simone porti come prova del fatto che non è vero che vero che la scuola statale produca statalismo il fatto che la gente voti Berlusconi. Vuol dire attribuire al voto berlusconiano una valenza di antistatalismo che mi pare proprio non abbia.
    La scuola statale contribuisce una cultura dello statalismo, della dipendenza e del conformismo assolutamente trasverasli all’antiberlusconismo ed al berlusconismo.

  16. fabrizio dalla villa scrive:

    Io sono lontano dal mondo scolastico da diverso tempo ormai, però, non credo all’indottrinamento della scuola, nel senso che a scuola mi si può far studiare ciò che si vuole, poi sta alla mia intelligenza, dubitare e verificare ogni situazione, confrontare varie fonti, e via di questo passo. Ho, invece, l’impressione che la Carlucci voglia cambiare l’indottrinamento dei ragazzi, facendolo passare da una parte all’altra dell’emiciclo parlamentare. Quindi, secondo me queste sono questioni di aria fritta! Non esiste l’imparzialità assoluta, dal momento che la nostra natura umana ci chiede di parteggiare per questo o quello, in questa o quella situazione.

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