Sovversivo. Anzi, inconcludente

di SIMONA BONFANTE – Nicola Gratteri è Procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria. Non è uno di quelli che questo governo non è legittimato; non dice che alla giustizia non servono riforme ma più soldi; e non è neanche di quelli che il centrodestra non ha fatto niente per la lotta alle mafie. Sabato sera, al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, intervistato da Gianluigi Nuzzi, a cospetto di una platea tendenza-anti-cav, Gratteri ha anzi spiegato come la vita dei malavitosi non sia stata mai così dura come da quando sono state introdotte le misure repressive proprio dal governo in carica, mica da Prodi.

Questo per dire che Gratteri non è uno prevenuto. Gratteri è anzi uno di quei magistrati che ti parla di giustizia dal punto di vista tecnico, che va nel merito delle questioni, che ti mostra – laicamente – l’irrazionalità di una legge, l’inadeguatezza di un’altra, un vuoto normativo o una sovrabbondanza normativa.
Molto serenamente, ad esempio,  Gratteri ha mostrato al pubblico festivaliero quale sia la soluzione ai mali della giustizia italiana – ovvero l’eccesso di discrezionalità dei magistrati, la lentezza dei procedimenti, e l’inefficienza gestionale. La soluzione – ha spiegato il Procuratore – è la posta elettronica!

Informatizzare la filiera giudiziaria significa risparmiare una caterva di soldi, sollevare gli agenti di polizia dalla funzione di ‘messaggeri’ di notifiche giudiziarie cartacee; significa inoltre limitare la tentazione di abusare, o usare male, il potere discrezionale che, entro certi limiti, l’ordinamento conferisce ai magistrati. Informatizzare significa insomma, al di là di ogni ragionevole dubbio, ridurre, fino ad azzerarli, i tempi ed i relativi costi della burocrazia giudiziaria, quindi il costo materiale che grava sul contribuente, il costo materiale e psicologico che grava sulle vittime, il costo insostenibile, infine, che grava sulla sostanzialità della nostra democrazia.

Per intenderci: oggi le notifiche si fanno a mano; gli atti vengono spediti agli avvocati non per email ma tramite ufficiali giudiziari auto-muniti che fanno su e giù per l’Italia a recapitare missive e dispacci emessi dagli ‘amanuensi giuridici’ delle procure nazionali. Se un procedimento coinvolge – chessò – 60 imputati, e se questi risiedono in città diverse, in regioni diverse, i tempi ed i costi di notifica, come è intuitivo comprendere, levitano in maniera ignominiosamente esponenziale.
Ebbene – direte voi – che ovvietà. Come ovvio, oltretutto, è che in un sistema così, oltre a sprecare tempo e denaro, il magistrato finisca col godere di una sbalorditiva – potenzialmente eversiva – discrezionalità. È talmente ovvio, quindi, che i problemi della giustizia italiana di cui il Presidente del Consiglio si fa così appassionatamente carico, possano in realtà trovare soluzione nel più concreto, banale, tecnologicamente consueto ma meno mediaticamente dirompente dei modi: con la posta elettronica.

Il Ministro Alfano, con il suo IPhone ed il suo IPad, può mai non capire che il problema – buona parte del problema – che il suo dicastero è chiamato a risolvere sta proprio lì?
Ma suvvia, certo che lo capisce. È solo che la missione del ministro, la vera missione del Ministro – poerello – non è risolvere i problemi della giustizia ma dare costrutto giurisprudenziale alle necessità del collegio difensivo del Presidente Berlusconi.

Berlusconi non è un sovversivo, non almeno più di quanto continuino a dimostrare di essere i Palamara, i Cascini con i quali Berlusconi condivide sostanzialmente il medesimo disprezzo dei cittadini. Dell’efficienza delle funzioni pubbliche, della qualità e trasparenza della spesa, a Berlusconi come all’Anm non frega assolutamente nulla. A l’uno ed agli altri interessa solo condurre la guerra (in)civile alle estreme conseguenze politiche, con la rimozione dell’avversario. A dispetto del sangue (metaforico) che questo fa scorrere sul corpo della nostra democrazia.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Sovversivo. Anzi, inconcludente”

  1. Marcello M scrive:

    Con quelli che sono i tempi della giustizia basterebbe pubblicare un documento una volta l’anno con le convocazioni in tribunale e obbligare i cittadini a leggerselo.. farebbero molto prima

  2. Per il supremo bene del paese, se non si arrende B. si devono arrendere quei magistrati di Milano. B. è stato eletto per governare (e se no, che democrazia sarebbe?) e non per difendersi nelle cause. E loro lo devono far governare. E poi, voi avete mai visto un magistrato, dico uno, che è intervenuto contro la pessima qualità di questa democrazia? Io mai. E allora? A superare il limite, sono stati prima loro e poi B.. Parliamone o, almeno parlatene; la strada giusta per il cambiamento si può si può prendere. Napolitano (il meno peggio di prima e seconda repubblica) deve richiamare quei magistrati e non B..

  3. Elle Zeta scrive:

    per favore informarsi e motivare invece che straparlare sarebbe buona regola. Gratteri è un magitrato capace ed onorevole e sicuramente da ammirare. Ma nell’articolo il discorso si amplia al “conflitto” politica magistratura. Io credo che per onestà intellettuale bisognerebbe chiedersi perchè daò 2001 ad oggi non si è fatta una pur necessaria riforma sostituita da decine di interventi spot cadenzati sulle udienze e le occorrenze processuali del pdc. Interventi che hanno pesantemente pregiudicato il lavoro e l’efficacia dell’azione giudiziaria penale e civile. perchè ad esempio non sono state itituzionalizzate le felici esperienze gestionali dei tribubali di Bolzano e Torino e di altri tribunali? Perchè di recente Alfano e Brunetta hanno annunciato informatizzazione del processo ripetendo l’annuncio di due anni fa a cui è seguito il nulla? Come si spiega che la riforma è scomparsa affondata tra prescrizioni brevi, processi brevi, salvaRuby e varie amenità? Ragazzi non è antiberlusconismo ma esigenza di civiltà di un paese che riesce a distruggere le istanze degli utenti della giustizia.

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