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Riflessioni sparse sull’uso dell’ebook per i testi scolastici

– “Immerse nella rete, le persone hanno l’esperienza  di un iperpresente nel quale tutte le conoscenze sono accessibili. E’ un’enorme ricchezza e un cambio di prospettiva”. Con queste parole, alcuni anni fa, Remo Bodei, professore di Storia della filosofia all’Università di Pisa, rispondeva alla domanda su come cambiasse il modo di pensare di chi si immergeva nella Rete. Su cosa diventasse  la memoria all’epoca di Internet.

Più recentemente Nicolas Carr si è domandato se per caso Google renda stupidi. Forse prendendo spunto da John Brockman, anima del sito web Edge, che all’inizio del 2010 ha organizzato l’annuale dibattito online intorno alla domanda: in che modo Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?  Ancora, da ultimo, Luca de Biase, blogger ed editorialista del Sole 24 Ore, ha pubblicato un saggio (Cambiare pagina, Bur, pp. 36), nel quale spiega i meccanismi della comunicazione contemporanea, delineando quella futura, nella quale la trasformazione del pubblico da spettatore a creatore può rivoluzionare non solo l’universo mediatico, ma la nostra vita stessa.

In sintesi, Internet, con il suo utilizzo sempre più generalizzato, fornisce la possibilità di accedere ai dati più diversi tra loro con estrema facilità. Da qui il passaggio, per alcuni versi già in itinere e per alcune fasce di persone già avvenuto, dal cartaceo al digitale, anche nel mondo dei libri. Proseguendo ancora nel ragionamento, il passaggio dal libro cartaceo all’ebook approda al settore dei testi scolastici. Qui il problema diviene ancora più complesso, con pareri differenti, pregiudiziali contrapposte e interessi forti da conservare o da acquistare. Da un lato chi propone di sostituire ai libri scolastici tradizionali, innovativi supporti elettronici sui quali  leggere, o audioleggere, la versione digitale dei primi. Richiamando, a favore della propria tesi, motivi pratici (ad esempio, la pericolosità per bambini e adolescenti di portare con sé zaini pesanti e poco consoni ad una corretta postura fisica) e di contenuto. Dall’altra parte, quanti sostengono anche a fini pedagogici l’imprescindibilità del cartaceo. Convinti che il libro, a prescindere da qualsiasi considerazione, “è un’altra cosa”.

In questa diatriba che richiama l’infinita querelle des ancienne et des modernes bisognerebbe capire, davvero senza preconcetti, senza prese di posizioni aprioristiche, le ragioni di entrambi. Prima di decidere. Valutare i pro e i contro di un’operazione che diverrebbe epocale. Avendo come unico fine quello di offrire un beneficio agli studenti.

Può essere utile richiamare il caso francese, dove esistono già sbocchi creativi come libri “arricchiti” con link e contenuti musicali o cinematografici. Si pensa  alla distribuzione di lettori elettronici dietro abbonamento. Oggi l’offerta in Francia è di 40mila titoli, mentre negli Stati Uniti è attorno al milione. Ma gli editori “spingono” perché la trasformazione si compia. Gallimand, la casa editrice  con la collezione più prestigiosa del mondo, quella dal catalogo più ricco e che, con il nipote del fondatore, è a capo degli editori francesi, ha già digitalizzato 20mila opere, ma conta di arrivare presto ad un milione con l’aiuto dello Stato.

In casa nostra le cose non stanno ancora così. Il primo passo, nella direzione del testo scolastico digitale, già è stato fatto: a questo strumento possono accedere quei ragazzi ai quali sia stato riconosciuto un DSA (disturbo specifico nell’apprendimento). Per questi l’AID (Associazione Italiana Dislessia) prevede già, dietro specifica richiesta, la distribuzione anche gratuita di sussidi scolastici. Più complesso appare l’allargamento dello strumento all’intera popolazione scolastica. Alla sua realizzazione ostano alcuni elementi, anche di natura molto diversa tra loro, ma che può avere una sua utilità richiamare.

Innanzitutto il Miur sta già prevedendo da anni, con grande lentezza, l’immissione della LIM (lavagna interattiva multimediale) in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Poche sono ancora le scuole dotate di questo strumento nelle singole classi e, soprattutto, con docenti veramente in grado di farne buon uso. Il progetto è valido e va supportato, anche se necessita di fondi, sia per la strumentazione che per la formazione. Questo tipo di innovazione tecnologica ha la possibilità di essere applicata in modo più ampio e flessibile, permettendo l’interattività tra alunni e strumento e non ne fa fruitori quasi passivi (come l’ebook).
Certamente, l’innovazione della scuola non può passare per le tasche dell’utente: non si può imporre l’acquisto dell’ebook, che in assenza di DSA non sarebbe gratuito, a tutte le famiglie, considerando quante non hanno mezzi sufficienti all’acquisto dei semplici testi, delle mense, delle gite o visite e altro. Più in generale, l’ebook non ha di per sé utilità per tutti, è quasi un semplice lettore per la versione digitale del testo, la quale, inoltre, se non dotata di campi interattivi perde la sua utilità: è una semplice copia del testo che facilità la sua comprensione solo in alcuni casi specifici. Per quanto concerne l’utilizzo del testo cartaceo non può ipotizzarsi la sua completa e generalizzata sostituzione con la versione digitale: la lettura digitale, proprio perchè messa in atto con diverse zone neurologiche del cervello, presuppone minore, diversa, concentrazione e partecipazione da parte del lettore.

In definitiva i libri in formato digitale in ambito scolastico certamente costituiscono uno strumento indispensabile per accostarsi alla lettura e quindi alla conoscenza per tutti coloro che trovino difficile e/o impossibile accedere ai comuni libri cartacei. Più complesso, forse meno opportuno, sembrerebbe la radicale archiviazione del cartaceo.

Il futuro è digitale … Anche il giornale non ha più bisogno di essere stampato: scaricando un’applicazione su un dispostivo elettronico si hanno le notizie del giorno e delle settimane precedenti, con più foto, filmati e mappe interattiva”. Così recentemente ha dichiarato Donald A. Normann, ingegnere, psicologo e studioso di scienze cognitive, presentando il suo Vivere la complessità (Pearson, pp. 266). Sostenendo la comprensibilità, cioè oggetti con molte funzioni ma intelligibili già dopo la prima lettura delle istruzioni. E’ necessario offrire tecnologie accessibili a tutti. L’ebook sembra rispondere a questo auspicio.

Non dimenticando però l’importanza e il romanticismo del testo scritto, patrimonio del nostro passato e memoria per il nostro futuro. Proprio nei giorni della scoperta, nei pressi di Iklena nel Peloponneso, del più antico documento iscritto d’Europa: una tavoletta di argilla sulla quale in lineare B è un documento finanziario, databile intorno al 1600 a. C.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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