Liberalizzare il gas, un’occasione da non perdere (per consumatori e imprese)

 – In queste settimane in Parlamento si decidono le sorti di un settore altamente strategico per il paese. Si tratta di decidere come attuare la direttiva 2009/73 sul gas e quanto aprire al mercato il settore. La Comunità europea non ha mostrato un gran coraggio, e lascia agli stati membri la scelta tra tre modelli.

Il primo modello prevede la separazione proprietaria della rete, la ownership unbundling; ciò comporterebbe lo scorporo di SNAM da ENI e la costituzione di un soggetto terzo, chiamato a gestire in modo neutrale e indipendente la rete infrastrutturale, garantendo la parità di accesso ad essa. Un simile modello è già applicato nel settore elettrico, che ha visto nel 2004 la cessione di Terna, proprietaria e gestore della rete elettrica da parte dell’ENEL. Il risultato è stato il quadruplicarsi degli investimenti per l’efficientamento e lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto dell’elettricità e una maggior concorrenza nel settore.

Il secondo modello “ammesso” da Bruxelles prevede la costituzione di un organismo indipendente deputato alla gestione della rete, che però rimane di proprietà dell’incumbent.
Il terzo modello, più chiuso al mercato, consente all’impresa verticalmente integrata di essere proprietaria e di gestire la rete del gas, salvo sottostare ad una più stretta vigilanza da parte dell’autorità di regolazione.
Quest’ultimo modello è il più conservatore ed è anche quello disegnato dallo schema di decreto legislativo predisposto dal Governo ed oggi all’esame delle commissioni parlamentari.

Durante le audizioni che si sono svolte in questi giorni, però, è emersa una preferenza, da parte delle imprese e dei soggetti ascoltati, come RETE imprese Italia, per una più coraggiosa liberalizzazione del settore e l’unbundling proprietario.
Gli argomenti a favore di questa opzione sono molti. Alcuni di questi sono stati sapientemente elencati in un recente paper di Carlo Stagnaro e Federico Testa.

In primis, c’è una forte correlazione tra investimenti infrastrutturali e grado di separazione dall’incumbent. In secundis, il gestore della rete, se fa parte dello stesso gruppo in cui operano soggetti che svolgono altre attività della filiera a monte o a valle, tende a pianificare i propri investimenti in modo da premiare le proprie collegate o la propria controllante e penalizzando la concorrenza; ciò implica la necessità di una più costosa (e pure fastidiosa, per la stessa impresa verticalmente integrata) vigilanza da parte dell’autorità. È chiaro che il gestore di rete tenderebbe a investire per meglio connettere le fonti di approvvigionamento del gruppo cui appartiene alle aree di vendita controllate dalle società collegate e dalla società controllante. Solo un controllo serrato e invasivo può trattenere il gestore di rete da porre in essere comportamenti anticoncorrenziali.

Dati alla mano, è dimostrato che i prezzi del gas per imprese e famiglie sono più bassi laddove la rete è sottratta al controllo dell’incumbent. Lo dimostra uno studio della Ernst&Young del 2006 e lo conferma un’analisi comparativa tra il mercato statunitense (dove prevale il modello di unbundling proprietario) e quello europeo (dove operano molte imprese verticalmente integrate), condotta da Sergio Ascari per l’IBL.

Lo stesso studio di Ernst&Young chiarisce che anche la sicurezza energetica trae beneficio dal maggior grado di concorrenza che si raggiunge con la separazione delle reti. Ciò smentisce in modo netto quanti argomentano che la rete è un’infrastruttura tanto strategica da dover rimanere saldamente nelle mani del campione nazionale. Premesso che ad ogni modo la separazione proprietaria non significa cedere per forza a gruppi stranieri e soggetti potenzialmente ostili la rete, va considerato che un mercato più aperto consente l’ingresso di nuovi attori nel mercato e quindi una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

Comments are closed.