di CARMELO PALMA – Passi per l’intransigenza leguleia dei suoi avvocati, che non riescono a svestire la toga quando siedono sugli scranni in cui li ha collocati il cliente, come, peraltro, faticano a svestire quella di pm gli accusatori del Cav., che hanno inseguito il “loro” imputato fin dentro le aule del Parlamento.

Passi per la professionalità gregaria del suo pacchetto di mischia parlamentare, che ne accompagna il tramonto malinconico, senza potere opporsi né, tantomeno, avvicinarsi a quel grumo doloroso di impotenza che segna il volto e le gesta del Cavaliere “onnipotente”.

Passi anche la generosità cavalleresca di un Ministro Guardasigilli che doveva fare la “rivoluzione liberale” della Giustizia – nientemeno – e se n’è rimasto per settimane inchiodato col culo alla sedia di Montecitorio ad azionare col ditino pigiato sul tasto rosso (e poi infine su quello verde) la ghigliottina legislativa al processo Mills, ricevendone in cambio l’investitura – subito smentita, secondo le abitudini della casa – a Palazzo Chigi.

Siamo perfino disponibili a lasciar passare la “responsabile” disponibilità dei berlusconiani acquisiti che – al di là del percome e del perché – sono pur sempre parlamentari senza vincolo di mandato, liberi di andare fin dove li porta il cuore. E se il cuore li  ha portati a cavillare sull’art. 161 del codice penale, chi siamo noi per giudicare?

Passi tutto.  Ma non l’alibi “garantista” di questa manfrina. Questa maggioranza e questo Signor Presidente del Consiglio, produttori seriali di reati, aggravanti, “eccezioni giudiziarie” e “pene esemplari”, questa banda di professionisti del giustizialismo di piazza che diventa garantismo di governo solo per parare il culo al principale e ai faccendieri dell’inner circle berlusconiano,  facessero pure la “guerra” alle Procure, ma lasciassero perdere le questioni di principio che hanno considerato oziose e politicamente contro-producenti quando a beneficiarne sarebbero stati i nemici dell’ordine e della sicurezza – cioè chiunque non avesse rapporti di parentela o di cointeressenza col Presidente del Consiglio.

Come ha ieri ricordato Benedetto Della Vedova:

“Un governo garantista dovrebbe depenalizzare i reati minori, ridurre il ricorso alla carcerazione preventiva, favorire l’accesso ai riti alternativi. Voi avete fatto l’esatto contrario. Su tutto.”

Il garantismo è solo il nom de plume che il Cavaliere riserva ai fatti (giudiziari) suoi. E’ come quando chiama “amiche” quelle che paga perché non facciano le puttane.