La primavera dell’attivismo confindustriale

di LUCIO SCUDIERO – E’ iniziata una primavera di grandi manovre nell’establishment economico italiano, e ha l’obiettivo non dichiarato di cingere d’assedio i Palazzi del potere politico.

Nelle dichiarazioni di solitudine di Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne si scorge un’inquietudine minacciosa che sa di messa in mora di un Governo  che  quest’anno celebra il  diciassettennio perduto del berlusconismo, più che i centocinquanta dell’Unità nazionale.  La rimozione di Geronzi dalla poltrona di presidenza di Generali ha solo aperto le danze dell’attivismo confindustriale, per così dire.

La questione di fondo è che la nostra economia va male, incede a ritmi da tartaruga. Nei giorni scorsi l’Istat ha diffuso i dati della produzione industriale di febbraio, cresciuta dell’1,4% sul mese precedente, in ribasso rispetto alle stime dello 0,3%. A guardare l’indice di produzione industriale, che misura lo stock e non le variazioni, a febbraio 2011 siamo ancora ben lontani dai livelli del 2008: il dato corretto per gli effetti di calendario è all’89,7% su  101,8% del 2008 (anno base 2005, dove la produzione industriale era fatta uguale a 100).

Oggi il ministro Tremonti presenterà il Piano Nazionale delle Riforme in Consiglio dei Ministri, facendo seguito alle anticipazioni del collega Brunetta che due giorni fa prometteva una “frustata” all’economia italiana entro due settimane, con buona pace della riforma costituzionale dell’articolo 41.

Il PNR dovrebbe contenere una riforma del fisco nel senso dello spostamento della tassazione dalle persone alle cose, con una stretta sull’Iva che mira ad alleggerire la pressione sui redditi da lavoro. Un trasferimento d’imposizione del valore tra i 10 e i 40 miliardi di euro, che nelle intenzioni di Tremonti deve restare neutrale da un punto di vista finanziario, cioè non toccare i saldi di contabilità pubblica. Ammesso che l’operazione vada concretamente in porto, è evidentemente la puntata al ribasso della scommessa fiscale iniziale che avrebbe dovuto condurre alla sostituzione dell’Irpef con un’imposta diretta a due aliquote. E manca, al momento, qualsiasi piano di lungo termine che impegni il Governo nella direzione dell’unica riforma strutturale veramente imprescindibile per il Paese: un taglio graduale, robusto e selettivo della spesa pubblica.

Ad ogni modo, fuori dal versante fiscale, le ultime mosse del capo ombra dell’esecutivo vanno nella direzione opposta alla “frustata” invocata da Brunetta. Due giorni fa la Cassa Depositi e Prestiti ha modificato il proprio statuto attribuendosi la facoltà di “assumere partecipazioni in imprese di rilevante interesse nazionale”, con l’individuazione di quest’ultimo requisito rimandato alla definizione con decreto del ministero di via Venti Settembre. Una misura che contribuirà ad allontanare ulteriormente gli investitori stranieri dall’Italia, esercitando un effetto deterrente: “i danni più gravi – ha scritto Franco Debenedetti sul Sole 24 Ore di ieri  – saranno quelli che non vedremo, le iniziative abortite, gli investimenti non fatti, il graduale restringersi delle prospettive”.

Una nuova puntata della pantomima Italia vs Europa, che segue quella sui permessi temporanei per i profughi nordafricani e le minacce secessioniste di Maroni, ma dagli effetti più truculenti per le prospettive di rilancio del nostro Paese.

Insomma, si naviga a vista. Corta. Se poi si aggiunge che i referendum incombenti su nucleare e servizi idrici locali rischiano di bruciare un giro d’affari cospicuo, l’ipotesi del fai-da-te politico dei confindustriali prende ancora più corpo. Montezemolo, non a caso, ha tirato la coupè fuori dal garage. La primavera è appena iniziata.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “La primavera dell’attivismo confindustriale”

  1. Euro Perozzi scrive:

    Non c’è scampo!
    Gli imprenditori onesti scapperanno da questo paese. Resterà solo la mafia. A loro pagare una grassa tangente in tasse e alla politica è comunque un affare dovendo riciclare proventi illeciti e lo stato-classe politica sarà ben felice di farlo. Zero problemi.
    Pian piano questo paese si avvicinerà all’Africa anche dal punto di vista sociale: le mafie saranno le nostre tribu.
    Chi “vincerà” le prossime elezioni non avrà la testa per opporsi alla nuova classe dominante fatta di potere politico imbelle e potere economico mafioso… Inutile sperare nell’Europa é solo un etità geografica.

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