Maroni va alla guerra, ma fa un europastrocchio

– Ha iniziato troppo presto, ha iniziato male. Ha iniziato subito con tono polemico e aggressivo, ed è riuscito ad avere torto anche quando, in teoria, aveva ragione.

Così, su un tema delicato come quello dell’immigrazione, il governo italiano ha mandato in scena l’ennesimo euro pastrocchio, culminato nelle dichiarazioni di ieri del ministro degli Interni Roberto Maroni, tristemente somiglianti a quelle di un bambino che punta i piedi, vuole qualcosa e quando non l’ottiene tutta dice che era brutta e, se è proprio arrabbiato come il nostro responsabile del Viminale, cerca pure di romperla.

“Meglio soli che male accompagnati”, è stata la conclusione del ragionamento del ministro, che però, secondo alcuni testimoni oculari, nel corso della riunione ha assistito alle sfuriate dei colleghi europei sulla concessione dei permessi temporanei senza prendere la parola per una seconda volta, senza difendere la scelta del governo, senza esprimere il proprio disagio.

Scelta che equivale ad un dispetto, ad una ripicca nei confronti di un’Europa colpevole di non pensarla come lui e che, a tratti giustamente, ha visto nella decisione italiana un passo pericoloso. “Dare i permessi equivale a dire ai migranti economici che le porte, da noi, sono aperte”, osserva una fonte Ue, aggiungendo che “una volta lasciati entrare, sarà difficilissimo riportare indietro i ‘migranti economici’”.

La seconda sconfitta è giunta sulla richiesta di attivare il meccanismo di protezione temporanea, quello che era servito per l’ondata di profughi dal Kosovo, e che secondo la commissaria per gli Affari interni, la pacata e intelligente liberale svedese Cecilia Malmstrom, non ha ancora motivo per essere usato.

Ma siamo sicuri che l’Italia volesse un aiuto da parte di Bruxelles? Non più di tanto, l’obiettivo sembrava essere piuttosto quello di intaccarne la credibilità e l’immagine. Perché se da una parte è vero che gli strumenti a disposizione dell’Ue sull’immigrazione non sono sufficienti, è vero anche che la Commissione si è spesa fin dal primo giorno, con mezzi finanziari e logistici. E più di una volta ha messo in evidenza che l’Italia non ha fatto richieste specifiche, a riprova che non aveva una strategia chiara.

Ed è vero anche che un maggiore coordinamento, sia con Bruxelles che con le altre capitali, avrebbe sicuramente dato risultati migliori, tanto più che la maggioranza dei governi dei grandi paesi europei è saldamente di destra. Un elemento che avrebbe potuto giocare a favore e che invece, come per magia, ha peggiorato le cose. Perché l’Italia ha accolto meno rifugiati di altri negli ultimi anni e ha ancora una volta sottovalutato Parigi e Berlino quando si tratta di farsi rispettare in sede europea, soprattutto quando ci sono elezioni all’orizzonte.

Quando ci furono gli illegalissimi respingimenti nel 2009, la Commissione paradossalmente non protestò più di tanto nei confronti dell’Italia, così come non sta ancora protestando per i controlli, molto irrituali, condotti dalla Francia vicino a Ventimiglia. A riprova che Bruxelles, consapevole dei propri limiti, lascia a torto o a ragione le mani libere alle capitali quando il gioco si fa duro.

Se la Lega e il premier Silvio Berlusconi volevano dimostrare l’inadeguatezza della Ue, non hanno raggiunto il loro obiettivo, hanno perso credibilità in sede negoziale e ha lasciato una bruttissima impressione. Quella di un grande paese che invece di negoziare da adulto, ha agito come un bambino e si è reso piccolo da solo.


Autore: Cristina Marconi

Nata a Roma nel 1979, laureata in filosofia alla Normale di Pisa, bilingue francese, giornalista professionista dal 2005. Vive a Bruxelles, da dove scrive regolarmente, tra le altre cose, su Il Messaggero e Il Mattino. Per l'agenzia di stampa Apcom, dove ha lavorato per 8 anni, si occupava soprattutto di economia e finanza.

3 Responses to “Maroni va alla guerra, ma fa un europastrocchio”

  1. creonte scrive:

    che poi chi vuole fare “il padrone a casa propria” e non rispettare le quote latte, come può imporre agli altri delle quote immigranti?

  2. jo scrive:

    se avesse chiesto per favore gli avrebbero detto di sicuro di si

  3. Cristina Marconi scrive:

    No, ma se non avesse iniziato a parlare di esodi biblici al primo barcone e avesse chiarito subito di cosa avevamo bisogno, in termini di fondi e strumenti, sarebbe andata meglio, sicuramente.

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