– Da qualche settimana un incubo turba i sogni del presidente francese Nicolas Sarkozy. E’ quello di non arrivare neppure al ballottaggio nelle elezioni del prossimo anno a causa della rapida ascesa politica di Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie e da poco nuovo presidente del Front National. L’onda “bleu marine” appare travolgente, al punto che i sondaggi delle ultime settimane accreditano la giovane leader dell’extrème droite addirittura in testa al primo turno delle presidenziali.

Il fenomeno Le Pen si iscrive in modo naturale nel trend di crescita delle destre anti-immigrazione a livello europeo – dalla Lega a Blocher e Bignasca, da Wilders al Vlaams Belang, dai Democratici Svedesi agli eredi di Haider. Tuttavia, rispetto a movimenti politici di altri paesi del continente, l’ascesa di Marine presenta caratteristiche assolutamente peculiari che derivano dalla specifica cultura politica francese.

In Europa molti partiti della destra “dura” tendono spesso a coniugare visioni culturali identitarie con un certo livello di antistatalismo, specie in ambito fiscale. E’ certamente il caso, ad esempio, dell’UDC svizzera o del Partito della Libertà olandese. In certi casi, poi, sono portati a riscoprire dimensioni comunitarie che non coincidono necessariamente con la nozione di Stato (l’identità cristiana, le identità linguistiche, le piccole patrie), ma che anzi per certi aspetti si pongono in concorrenza con essa.

Nel caso del Front National è diverso. Nell’eloquio di Marine Le Pen il concetto di istituzione statale torna in modo ossessivo e rappresenta il principio ispiratore ed ordinatore della sua visione politica. Marine Le Pen vuole “uno Stato forte e stratega”, “uno Stato protettore”, “uno Stato che lotti ovunque contro l’ingiustizia generata dal regno del denaro”. Malgrado la politica di cordone sanitario che è stata imposta da sempre all’FN, oggi il partito della Fiamma non può considerarsi un corpo estraneo alla cultura politica francese. Anzi per certi versi ne è un prodotto inevitabile ed esemplare.

Grandeur nazionale, centralizzazione, protezionismo, controllo pubblico sull’economia, ostilità alla globalizzazione ed all’americanizzazione, critica del capitalismo e difesa dell’eccezione culturale francese. Le parole d’ordine del Front National non sono in fin dei conti lontane da quelle storiche del socialismo e del gollismo. Anzi una delle ragioni per cui per i partiti maggiori è spesso difficile confutare in modo convincente le posizioni della Le Pen, è che la leader del FN in molti casi dice “in chiaro” quello che in fondo pensa l’anima profonda della sinistra e della destra tradizionale.

E così Marine può raccogliere voti UMP quando i suoi uomini vanno al ballottaggio con i socialisti e raccogliere voti di sinistra quando i suoi candidati vanno al ballottaggio con l’UMP – rivendicando come il Front National sia ormai il vero “fronte repubblicano”. A suo modo la neo-leader riesce a fare suoi tutti i valori della République, incluso quello della “laïcité”, da sempre una delle vacche sacre della politica transalpina. Come ben le riesce, affianca e supera Sarkozy e il Partito Socialista, rivendicando il carattere secolare della Francia come baluardo contro l’avanzata islamica.

Anche se non ci sono dubbi che all’attuale livello di consenso della Le Pen contribuiscano alcuni importanti fattori di immagine, come il fattore anagrafico e la novità di una leadership femminile, la questione del nuovo posizionamento del partito non va sottovalutata. Il Front National cresce anche perché presenta oggi un’offerta politica più prevedibile, più comprensibile, più in linea con le attese tradizionali dell’elettore d’oltralpe. Marine sembra avere espunto le sfumature libertarie e “poujadiste” che facevano talvolta capolino nella retorica del padre per abbracciare uno statalismo ideologico che va oltre i confini della destra e della sinistra e che trova in Francia un terreno molto fertile.

E’ per queste ragioni che è sensato prevedere che, diversamente da quanto avvenuto nel 2002, l’eventuale raggiungimento del ballottaggio alle presidenziali 2012 segnerà il definito accreditamento del Front National nel mainstream della politica francese – specialmente se a rimanere escluso fosse l’attuale inquilino dell’Eliseo, per il prevedibile collasso del sistema di equilibri sul quale si regge la destra di governo.