Sarkozy le tenta tutte. Anche la Laicité

 – All’attacco all’estero, in difesa in patria.
Non si ferma l’attivismo di Nicolas Sarkozy, che, nel disperato tentativo di recuperare il gradimento dei francesi, sta utilizzando ogni arma a sua disposizione. Se delle imprese dei bombardieri francesi in Libia e Costa d’Avorio leggiamo ogni giorno, nell’ultima settimana argomento principe del dibattito politico interno è stata la religione, soprattutto l’Islam nei suoi rapporti con la République.

Proprio oggi (11 aprile) entra in vigore la legge, promulgata il 12 ottobre scorso, che comporta il divieto del porto del burqa e del niqab, indumenti che nascondo il volto e quindi l’identità delle donne che li indossano. La legge è solo l’ultimo simbolo del controverso dibattito che coinvolge non solo la Francia, ma tutta l’Europa, e che concerne il ruolo della religione nel dibattito pubblico, i rapporti fra Islam e società occidentale, il rispetto del pluralismo e delle differenti tradizioni religiose e culturali.

Tutti argomenti che sono stati oggetto di dibattito durante la conferenza “Laïcité : pour mieux vivre ensemble” (“Laicità: per vivere meglio insieme”) organizzata la scorsa settimana dall’ UMP, il partito di Sarkozy. L’iniziativa non è passata inosservata ed ha generato forti polemiche. Il Nouvel Observateur e RespectMag hanno raccolto circa 8000 firme tra gli intellettuali contrari all’iniziativa: tra queste, in molti hanno subito notato la sottoscrizione di Tariq Ramadan, contestato da molti per alcune sue posizioni ambigue sull’Islam. Alcuni esponenti dell’UMP ne hanno così approfittato per sparare sulla “sinistra che va a braccetto con Tariq Ramadan” inducendo Martine Aubry e Laurent Fabius a ritirare la firma dall’appello.

Come se non bastasse, anche i leader delle più importanti confessioni religiose,  riuniti nella Conférence des responsables de culte en France, con una lettera del 29 marzo scorso hanno espresso la loro contrarietà rispetto all’iniziativa dell’UMP che a loro avviso avrebbe rischiato di stigmatizzare i fedeli musulmani. E’ il tempismo del dibattito, pienamente calato nella campagna elettorale, a non convincere. Secondo i responsabili religiosi questo periodo dovrebbe indurre a: “(…) mantenersi fermi, e evitare gli amalgami e i rischi di stigmatizzazione”. Ed inoltre gli autori si chiedono: “”Il dibattito è sempre un segno di vitalità e di salute. Ma un partito politico, benché maggioritario, è il luogo giusto per portarlo avanti da solo?

 Molti nel partito di Sarkozy hanno pochi dubbi: la risposta è sì. L’UMP, con il fiato sul collo del Front National – che del “problema Islam” ha fatto un cavallo di battaglia del suo programma elettorale – è deciso ad andare avanti. Certo non mancano coloro che da destra hanno storto il naso rispetto all’iniziativa. Su tutti François Fillon e Alain Juppé che hanno, più o meno esplicitamente, espresso la loro contrarietà.
Ma a cosa è servita l’iniziativa fortemente voluta da Sarkozy? Il risultato è stata la proclamazione di 26 principi atti a riaffermare la centralità della laïcité nello Stato francese.  Questi dovrebbero poi confluire il prossimo giugno in una risoluzione parlamentare, anche se è stato subito evidenziato che la fondamentale legge di separazione del 1905, vero e proprio pilastro giuridico nella regolazione fra Stato e confessioni religiose non verrà toccata. Allora perché tutto questo sforzo da parte dell’UMP? Tanto rumore, tante polemiche, per nulla?

Le risposte sul caso specifico potranno forse venire da qui al mese di giugno. Nel frattempo è l’elemento dell’interesse politico ad emergere tra i vari fattori che hanno condizionato il dibattito. Le vessazioni cui sono sottoposte le comunità musulmane, spesso oggetto di discriminazioni, sono uno dei frutti del “fattore Le Pen”: un Front National sempre più forte che fa paura ad una ampia parte dell’UMP. Ancora una volta sono però le strumentalizzazioni della politica e l’invasione della stessa mediante gli apparati pubblici il problema: Sarkozy distingue spesso fra un “Islam in Francia” ed un “Islam di Francia” che lo Stato dovrebbe contribuire a creare.

Ma allo Stato spetta solo garantire il rispetto dei diritti fondamentali ed il rispetto della legge. Cosa vuol dire essere musulmani saranno i fedeli a deciderlo. Non lo Stato.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

6 Responses to “Sarkozy le tenta tutte. Anche la Laicité”

  1. Andrea B. scrive:

    Certamente.
    Però nemmeno cosa sarà lo Stato lo decideranno i fedeli musulmani.

  2. Andrea Verde scrive:

    Sono contento che Pasquale Annichino parli della bella conferenza “la laïcité; pour mieux vivre ensemble”, organizzata dall’Ump all’hotel Pullman nel quartiere Montparnasse di Parigi, a cui ho avuto modo di assistere personalmente.
    Davanti a circa duecento invitati ed altrettanti giornalisti, l’assise mirava a chiudere una polemica che ha investito l’Ump, accusato di voler «stigmatizzare» la seconda religione di Francia per contendere voti al Front National. «Tra la negazione di un problema e la demagogia» ha esordito il presidente dell’Ump, Jean François Copé «vi è spazio per una terza via; quella della responsabilità».
    Per Copé questo dibattito era assolutamente necessario ed ha accusato il Front National di volere gettare benzina sul fuoco; «La Francia ha bisogno di soluzioni, il Front National ha bisogno di problemi, poiché un problema in meno è un argomento elettorale in meno per Marine Le Pen» ha dichiarato dalla tribuna.
    Copé ha presentato i capisaldi del progetto di legge (una sorta di codice della laicità) che verrà presentato all’Assemblée Nationale nei prossimi giorni. Da un lato si viene incontro all’esigenza di creare nuovi luoghi di culto, prevedendo speciali finanziamenti, affitti di lunga durata con possibilità di riscatto ed agevolazioni fiscali in cambio di un controllo rigoroso della provenienza di finanziamenti stranieri (si temono gli integralisti) e dell’occupazione delle strade che dovrà cessare immediatamente.
    Si pensa inoltre di estendere il divieto dei segni ostentatori religiosi (specialmente il velo islamico) anche alle persone che attendono i bambini alle uscite delle scuole e degli asili. Divieto di rifiutare le cure di un medico di sesso maschile negli ospedali. Niente menù halal o cacher nelle mense scolastiche, ma menu’ vegetariani alternativi. Obbligo per gli studenti di seguire tutti i corsi, compresi quelli di storia, di sport e di educazione sessuale.
    Sarkozy e Copé sperano con questa sorta di patto repubblicano di fermare i richiami identitari e il communitarismo che serpeggia tra i musulmani e che fragilizza la comunità nazionale e di rispondere ai problemi dovuti alla mondializzazione e alla crisi del modello di integrazione.
    A quando un dibattito simile anche in Italia?

  3. Pasquale Annicchino scrive:

    Ne abbiamo bisogno? E chi lo organizzerebbe?

  4. Andrea Verde scrive:

    Io un’idea ce l’avrei; Noi del Predellino e voi di Libertiamo, coinvolgendo l’Ump francese; ci state?

  5. Andrea B. scrive:

    Beh … un dibattito sulla necessità della laicità delle istituzioni in Italia sarebbe più che benvenuto, ma non credo che sia questo di cui stiamo parlando, nè tantomeno credo che sarebbe proponibile dall’ attuale maggioranza, sempre pronta ad accusare di relativismo e laicismo qualunque posizione che non sia gradita ai “giannizzeri” del Pdl, ormai posti a guardia dei temi etici, a CEI piacendo.

    Sicuramente, data l’ orientamento religioso di gran parte della presente immigrazione, una riflessione sul da farsi, magari appena un poco più profonda del “fora di ball” di Bossi, sarebbe doverosa.

    Ma più che un dibattito, tantomeno sulla peregrina idea di creare un “islam di stato” come vagheggiano oltralpe e come se lo stato si dovesse occupare anche di queste cose, direi che il punto fondamentale sarebbe quello di maturare l’ idea che l’ islam non è solo una religione, ma anche un progetto politico.
    (e, per inciso, un progetto politico che da libertario mi ripugna dal profondo e che non riesco proprio ad ignorare, a differenza di tanti che invece seguono lo slogan: “finche non incide sulla mia sfera di libertà, facciano quel che credono” )

    Realizzato che l’ islam, e attenzione, l’islam nella sua accezione normale ed ortodossa, è inscindibilmente un credo religioso e politico insieme, la questione successiva sarebbe quella di determinare che genere di risposta debbano dare le istituzioni a quella che sarà la facilmente prevedibile richiesta, sempre più pressante, di introdurre elementi della sharia nel corpo delle nostre leggi, da parte di una crescente popolazione musulmana che verrà a stabilirsi qui da noi.
    Richiesta che dapprima sarà costituita dal rivendicare eccezioni alle leggi vigenti e poi con l’ inserimento diretto di intere parti delle leggi islamiche stesse nei nostri ordinamenti (vedi i tribunali che applicano già la sharia in Gran Bretagna).

    A mio avviso la soluzione sarebbe quella di non incamminarsi neppure verso questa possibilità, negando da subito eccezioni e deroghe per motivi di carattere religioso.
    Anche se mi rendo conto benissimo che il concetto risulterebbe alquanto ostico e sgradito anche a chi afferma che sì le religioni sono tutte uguali, ma una, in Italia, è “più uguale” delle altre …

  6. Andrea Verde scrive:

    @Andrea B. Perché un islam francese e non l’islam in Francia? E’ presto detto;i francesi non sopportano piu’ la pretesa di una minoranza di fare un proselitismo aggressivo attraverso gli obblighi vestimentari (burqa e velo), i divieti alimentari, la separazione dei sessi negli ospedali, nelle piscine, nelle palestre, l’occupazione delle strade per la preghiera del venerdì.
    Senza contare che molte associazioni sono sul piede di guerra contro la macellazione halal che prevede lo sgozzamento rituale dell’animale: una pratica crudele che provoca sofferenze atroci agli animali.Nicolas Sarkozy, prendendo atto della crisi del multiculturalismo, era stato perentorio; «non c’è modo che la società francese possa subire l’Islam in Francia». Sarkozy non nasconde la sua preoccupazione per i richiami identitari di cui sarebbero vittime molti giovani di origine magrebina ed africana.
    Le vecchie generazioni di immigrati vivevano in maniera tranquilla il loro credo religioso; i loro figli e nipoti acquisita la cittadinanza francese ed un buon livello di istruzione, sentono, in parecchi casi, i richiami dell’integralismo islamico ed intendono ridiscutere la presenza dei musulmani in Francia; non é un caso che il fenomeno del burqa riguardasse soprattutto le giovani donne.Altro problema sensibile riguarda il finanziamento delle moschee. La legge del 1905 vieta allo Stato di finanziare i luoghi di culto e Sarkozy teme che i finanziamenti possano arrivare da paesi ed associazioni legati al fondamentalismo; la costruzione della grande moschea di Marsiglia è stata bloccata per questa ragione: vi sarebbero cinque milioni di euro di provenienza sospetta.
    Infine il problema della lingua: la formazione degli iman e il rispetto della lingua francese sono dei punti chiave per l’Eliseo. Per costruire un islam in Francia, il francese, e non l’arabo, deve essere la lingua utilizzata nelle moschee.
    Queste in sintesi le ragioni di Nicolas Sarkozy e de l’Ump.

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