Fuori dall’Europa?

di SIMONA BONFANTE – Fuori dall’Europa, minaccia il Presidente del Consiglio, se l’Europa non si mostrerà solidale, responsabile. Fuori dall’Europa – gli fa eco il Ministro dell’Economia, in questo frangente impegnato per far digerire agli europei l’idea che il suo approccio ‘creativo’ alle questioni contabili, pur non avendo prodotto nulla di benefico nei meccanismi italioti di composizione del debito, meriti di essere esteso anche alle politiche di bilancio dei 27.


L’idea di adottare a livello comune parametri di computazione del debito nazionale tali da farci apparire – senza esserlo – meno peggiori di quello che siamo, è da sempre il pilastro della politica di riscatto nazionalista teorizzata e praticata da Tremonti.
Mentre in Italia, però, il comando è tutto suo, di Tremonti, in Europa è diverso.

Il vero Presidente del Consiglio Tremonti, allora, che fa? Minaccia. Minaccia, appunto, di uscire dall’Europa, qualora non venisse tenuta nel dovuto conto la “bolletta nucleare”, ovvero i costi che l’Europa dovrà affrontare per dismettere, bonificare, smaltendone le relative scorie, le centrali presenti in alcuni paesi europei. Costo che – fa notare Tremonti – non può gravare, impunemente, sulle spalle di paesi nuclear free come l’Italia. Dove l’avverbio “impunemente” va tradotto con “senza che si tenga nel dovuto conto il costo che l’Italia si sta sobbarcando per gestire 20.000 immigrati” in cerca di libertà di transito verso i paesi europei realmente ambiti da costoro, come la Francia o la Germania.
Bravo, Tremonti, è questo che ci serve per ringalluzzire l’orgoglio nazionale: un finto numero positivo da sbandierare in campagna elettorale (la prossima, quella politica). Un finto debito pubblico relativo meno imbarazzante, meno oggetivamente testimone dell’italiota marginalità.

L’Europa è devastata dalla irrilevanza politico-strategica cui l‘hanno costretta i tecnocrati che l’hanno concepita in questi, maledetti, burocraticissimi termini. È devastata da quel minoritarismo retorico che ha preteso di farsi protagonista della ‘storia’, limitandosi a posare per la photo opportunity di quel gran giorno che è stato, nel 2004, lo sfondamento ad Est dei confini europei: la continentalizzazione geografica dell’Unione alla quale, questi allargatori di tecno-immobilità, non hanno saputo accompagnare la capacità, il coraggio, la lungimiranza di fare gli europei, ovvero costruire l’identità politica comune.

L’Europa non è percepita bene, o meglio: non è percepita per nulla. Nei cuori e nelle menti degli europei semplicemente non esiste. È così anche per gli italiani, a dispetto della presenza (ed incidenza) sostanziale dell’Unione nelle dinamiche normative ed economiche della realtà nazionale.
Basta quindi fingere di ignorare cosa avrebbe dovuto e potuto essere l’Europa, cosa non si è fatto e cosa invece si è fatto perché non ciò non fosse per strappare un applauso; basta fare in Tv quelli che, per quanto ci consta, l’Europa se ne può pure andare a cagare, per far leva, alimentare e poi cavalcare lo sfascismo anti-europeista sotto le insegne del quale condurre una nuova, regressiva, pericolosa crociata di popolo.

Il condottiero lampedusano, nel suo continuo alzare la posta per dividere il paese, e quindi imperare, nel suo artificioso dividere il mondo in chi è con lui e chi è contro di lui, nel suo arrivare ad identificare i contropoteri costituzionali a gruppi di sovversione organizzata pronta a fare un golpe pur di mettersi di traverso alle sue fantasmagoriche idee, ha varcato adesso il punto di non ritorno della mistica meta-democratica costruita attorno alla sua figura. Lo Stato sono io – dice ormai Berlusconi senza i freni istituzionali inibitori che il ruolo – e la reponsabilità pubblica – dovrebbero invece consigliargli. Lo Stato, non più semplicemente la libertà, la democrazia, il riformismo ecc.

Il lui-Stato, tuttavia, è quello che è andato contro l’Europa sul gasdotto bilaterale anti-europeo concordato con Putin. Il lui-Stato è quello che, quando lo stesso Putin faceva stragi in Georgia, si preoccupava di comprenderne le ragioni, mettendosi contro quelle imposte dalla ratio della nostra appartenenza continentale. Il Lui-Stato, insomma, si è già strutturalmente identificatio in un’alternativa irriducibile alla prospettiva comunitaria.

D’altra parte, per comprendere i benefici che ci ha portato questa ‘visione strategica’ da venditore di polizze d’assicurazioni, basta sentire chi vive sulla propria pelle il peso della reputazione e della rilevanza conquistata all’Italia in questo quindicennio di alternativa al ribasso; si senta, ad esempio, un imprenditore che prova a fare business in quei paesi che il governo italiano si ostina a vedere come emergenti, e non piuttosto – come da un decennio fanno già Germania, Regno Unito, Francia – traino dell’economia globale e opportunità di ri-definizione sviluppista delle rispettive economie nazionali.

Il minuscolo Berlusconi che non ha prospettiva strategica più profonda del perimetro della sua fisicità – immanente e mediatica – e che delle divisioni vive, stavolta è come se temesse che dare del ‘comunisti’ agli altri dai di lui adoratori possa non bastare più. L’Europa è il bersaglio più facile e il più potenzialmente premiante, per lui. Il trend, in fondo, gli dà ragione: c’è la Francia neo-lepenista e c’è la Lega, o meglio le due leghe, che la spaccatura nelle componenti di lotta e di governo potrebbe convincere ad un commissariamento de facto della linea schizofrenicamente europeista seguita dal Governo.

Berlusconi e Bossi hanno un comune interesse ad un progetto di sfascio europeista. Alle politiche del 2008 – ricordate? – i nemici erano, nell’ordine, i comunisti, i magistrati, i francesi che volevano privarci dell’italianità di Alitalia, e i rumeni. Al prossimo giro, i nemici continueranno ad essere i comunisti, i magistrati, i francesi che ci vogliono rubare il petrolio di Gheddafi, poi i tunisini al posto dei rumeni e una new entry: l’Europa. Allora come ora, l’interesse dell’Italia non è quello di Berlusconi. Ma la narrazione, anche stavolta, potrebbe riuscire a farlo apparire così.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

3 Responses to “Fuori dall’Europa?”

  1. braccobaldo scrive:

    Ma che belante antiberlusconismo con il solito europeismo alla tafazzi. Ormai fli è proprio omologato alla sinistra.

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Ma che belanti commenti con il solito berlusconismo alla tafazzi. Ormai il PDL è proprio omologato al PCUS.

  3. inutile scrive:

    E’ imbarazzante come si cerchi ogni scusa di attaccare Berlusconi, quando basta aver pazienza poche ore per trovare smentite ogni volta.
    Imbarazzante è non vedere imbarazzate certe persone che stanno nel FLI, che come dice il Leader Bocchino: noi non siamo la Destra con la bava alla bocca, noi siamo quella europea come Francia e Germania.
    Il povero Italo lo ripete anche quando gli chiedono l’ora, non accorgendosi del clamoroso autogol.
    Ok ci comporteremo con gli immigrati come la Francia e la Germania? Non accettandoli?
    Dai pronti a mettere i sommergibili per affondare i barconi, così Bocchino potrà dire che siamo la Destra che lui vuole

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