Largo ai giovani (dentro)

di FRANCESCO LINGUITI – Prima di tutto una domanda: chiamereste un novantenne a svecchiare la vostra impresa, o società o che dir si voglia?
“La vecchiaia è quando si comincia a dire: ‘non mi sono mai sentito così giovane’.”
Questa famosissima frase di Jules Renard, scritta più di un secolo fa, sembra fatta apposta per questo articolo.

Sappiamo tutti perfettamente che l’Italia è il paese della gerontocrazia. Le grandi leve del potere sono, sovente, in mano a uomini (validissimi, validi e meno validi) che per questioni anagrafiche in altre culture del potere e del lavoro sarebbero stati, con tanti ringraziamenti, sostituiti da altrettanto validi professionisti ma più giovani, pronti a prendere di petto le sfide della trasformazione e della contemporaneità.

Siamo il paese dove l’ago della bilancia finanziaria è stato tenuto da quel Cuccia che, finché non è trapassato, intorno ai novant’anni continuava a dettare le regole del gioco.
Il nostro stimato Presidente della Repubblica ha 86 anni – ma in fondo in Italia la dimensione simbolica del Presidente della Repubblica è una dimensione meta-monarchica – il nostro presidente del consiglio ne ha 75 – e qui va meno bene visto che un premier dovrebbe incarnare le istanze di progressione e cambiamento di un paese – e poi gli altri esempi si sprecano, uno per tutti: siamo il paese con i docenti universitari più vecchi d’Europa.
Da noi persino la pop star più amata dai giovani … ha 58 anni.

Sto scrivendo banalità sapute e risapute, lo so bene, anche nei lavori meno qualificati in Italia conviene esser giovani solo quando si può accedere a raccomandazioni, o a calci in culo, o a contratti talmente poco pagati da essere ritenuti “improponibili” per professionisti con un curriculum lungo.
L’accesso ai “ruoli” della visibilità sociale è, spesso e imprescindibilmente, irraggiungibile dai più giovani ed anche dai meno vecchi. La mia buffa esperienza, di pochi mesi fa, è stata quella di sentirmi dire “sei un quarantenne con il curriculum perfetto per quella carica, vogliamo dare un segno di ringiovanimento” e poi ovviamente è stata eletta la solita ottima boiarda di lungo corso, esimia signora quasi settantenne.

Da noi è importante sentirsi giovani dentro. Se fossimo cinici e se non amassimo sinceramente gli anziani (la vera risorsa spirituale dell’umanità!) potremmo essere caustici come Cicerone quando affermava che “nemo est tam senex qui se annum non putet posse vivere” ossia, nessuno è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno.
Poi, però, nel nostro Paese, come spesso accade, sfioriamo il ridicolo.

Sapete cos’è la SIAE? Certo che lo sapete, la SIAE – Società italiana degli autori ed editori – è l’ente pubblico che si occupa di tutelare i diritti d’autore (morali ed economici) delle opere (nel senso di lavori, prodotti) d’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, al cinema, alla televisone, alla musica, al teatro, alle arti visive, all’architettura (ecc.).

La SIAE si occupa di tutelare i diritti morali dell’opera:

  • il diritto di rivendicare la propria paternità di autore dell’opera
  • il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modifica dell’opera che possa danneggiare la reputazione dell’autore
  • il diritto di decidere se diffondere o meno l’opera

E si occupa di tutelare i diritti d’ utilizzazione economica dell’opera:

  • diritto di effettuare la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi mezzo
  • diritto economico di esecuzione, rappresentazione, recitazione o lettura pubblica dell’opera
  • diritto economico sulla distribuzione dell’opera a distanza (mediante radio, televisione, via satellite o via cavo, su reti telematiche e quindi web ecc.)
  • diritto di porre in commercio l’opera
  • diritto di apportare modifiche all’opera originale , di trasformarla, adattarla, ridurla ecc.

In poche parole la SIAE è una spina dorsale dell’industria culturale italiana, quindi, del Paese. Ma è un ente in crisi. Nei sui bilanci vi è un buco di 800 milioni di euro. Una situazione per certi versi drammatica che mette a serio rischio la produzione culturale italiana. Il dramma economico si staglia in un panorama tecnologico e massmediatico complesso e dinamico.

La SIAE è chiamata a tutelare il diritto d’autore nell’era del web, del video e del radio streaming on line, dei contenuti per cellulari, dei self medium, della condivisione illegale dei contenuti, della pirateria cinematografica e musicale (non vado al cinema ma scarico i film, non compro i cd ma li scarico gratuitamente dal web e così via).

Che la pirateria, da un punto di vista socioculturale, sia giusta o sbagliata – in Svezia il partito che come unico punto di programma quello di depenalizzare la pirateria è riuscito a far eleggere i propri rappresentanti in parlamento – la SIAE avrebbe come compito, ineludibile, quello di trovare soluzioni che possano dare nuove risposte alle sfide della contemporaneità, e, inoltre, risanare il bilancio. Svecchiare e risanare, quindi.

Bene. Per vincere queste sfide e per non cadere nel baratro la SIAE è stata commissariata e – con indicazione del presidente del consiglio e del ministro dei Beni Culturali – commissario straordinario è stato nominato Gianluigi Rondi.
Rondi è un critico cinematografico, anzi il decano dei critici cinematografici italiani, attualmente è (cariche che manterrà) presidente dell’Ente David di Donatello e presidente del Festival internazionale del film di Roma (Fondazione Cinema per Roma).

Quanta energia dovrà avere Rondi! E quante competenze … nella managerialità … nella gestione delle risorse economiche … nelle nuove tecnologie massmediatiche … nelle nuove modalità della distribuzione e del consumo culturale. Ma quanti anni ha Rondi? Ne ha novanta!
Ecco il grottesco. E quindi ritorniamo alla domanda con la quale abbiamo aperto l’articolo: “chiamereste un novantenne a svecchiare la vostra la vostra impresa, o società o dir si voglia?”.
Voi non lo fareste di certo, ma lo Stato italiano sì.

Rondi non è un manager, non è un esperto di nuovi media (al massimo usa l’email), è certo un uomo di grande signorilità, di grande cultura, di forte senso patriottico, ma perché è stato messo lì? Forse, proprio, solo perché ha novant’anni. Non potrà, quindi, fare più di tanto, avrà un atteggiamento civile e gentile, e la sua nomina, per cui, fa contenti tutti.

Per far contenti tutti in Italia ci vogliono i vecchi, gli inattaccabili, i sacerdoti dell’immobilità.
I giovani sono sacrificati all’altare dell’inattaccabilità ed incontrovertibilità degli anziani. E così si mantiene lo status quo, e il paese rimane fermo, ma non ad aspettare i giovani, ma ad aspettare che nuovi vecchi prendano il posto di vecchi … vecchi.
Ma beninteso, non bisogna inveire contro la vecchiaia … visto che tutti aspiriamo ad arrivarci.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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