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Sorpresa, Milano è in bilico. Per Palazzo Marino, la gara è aperta

– La competizione per la conquista della poltrona di Sindaco di Milano è più di un’elezione amministrativa. Era solito sostenerlo il PCI, ma la massima vale anche oggi, forse soprattutto oggi. Perché il centro sinistra ha la storica occasione di espugnare la città del leghismo, la patria di Berlusconi, il fortino del sempre verde e ciellino e “connesso” Formigoni. Il PD, però, sembra prudente e affida la propria analisi al segretario cittadino, Roberto Corneli: «Il fatto che i sondaggi diano quasi per certo il ballottaggio- dichiara sulle colonne di Europa- è già un segno del giudizio negativo che i milanesi danno del lavoro svolto dalla Moratti». Evoca i numeri, Corneli, e proprio sui numeri, nella capitale economica del paese, si gioca la battaglia.

Intanto quelli delle percentuali, molto diverse, che due istituti pubblicano sul sito sondaggielettorali.it. Il primo è commissionato dal Comitato Pisapia x Milano e realizzato da Ipsos. La battaglia pare giocarsi davvero sul filo del rasoio: Giuliano Pisapia, candidato della coalizione di centro sinistra, è al 42,1%, e sta alle costole dell’avversaria, Letizia Moratti. La sindaca, che orgogliosamente rivendica il proprio primato sul sito, nella pagina, dal nome molto romantico, Il mondo di Letizia, è ferma ad un poco convincente 43,8%. Ipsos, insomma, prevede il ballottaggio, dal quale uscirebbe vincitore proprio Pisapia, con un bel 52,4%, magari dopo aver attratto attorno al suo nome anche pezzi di mondo cattolico (non ciellino, per carità!) e di Nuovo Polo.

Sui risultati, però, grava l’ombra degli indecisi, di chi si astiene, di quella massa silenziosa, come la chiama il Professor Draghi, che pesa un bel 35% al primo turno. Un secondo sondaggio, realizzato da Euromedia Research, stima questa massa ad un valore molto più basso. La ricerca, commissionata stavolta dal Comitato Moratti, e pubblicata il giorno successivo a quella Ipsos, è realizzata dall’istituto più amato dal Premier. La Moratti vincerebbe subito, con un bel 50,5% tondo tondo.

I numeri della battaglia, poi, sono quelli dei budget elettorali. Secondo Europa, la Moratti, che si è fatta immortalare da Bob Krieger, avrebbe speso circa 15milioni di euro. Una cifra esorbitante, senza paragoni, tanto che Pisapia, intervistato da Cruciani a La Zanzara, forte di un profilo del tutto diverso, ha sottolineato il fatto che lui non li avrebbe spesi, meglio usarli per fini più nobili. I suoi zeri, insomma, sono di meno, anche se di tutto rispetto, come i 400mila euro raccolti grazie alle donazioni dei cittadini. Gli stessi milanesi, in tutto 2000, che si sono armati di creatività e messi all’opera nei 20 comitati sparsi in città e organizzati nel gruppo CreaxMilano. Si tratta di professionisti che si incontrano per contribuire alla causa con le proprie idee e il proprio lavoro e che affiancano la campagna principale ideata e gestita da Roberto Basso e dall’agenzia Com.unico.

Due stili di comunicazione molto diversi, quindi: da una parte il libro sui risultati ottenuti in città durante l’amministrazione e inviato a tutte le famiglie, dall’altra un’energia quasi movimentista ispirata da slogan modello Mitterand – La forza gentile, e stile Obama – Il vento del cambiamento. Lo stesso vento che vogliono alimentare anche i Radicali, decisi, scendendo al fianco di Pisapia, di eleggere Milano a città simbolo dell’Italia da cambiare. «Abbiamo deciso di provare a legalizzare Milano», spiega Emma Bonino, candidata insieme a Pannella nella lista guidata da Marco Cappato, che tanto si sta spendendo per la città di Firmigoni, come è chiamato dalle parti di Torre Argentina il governatore lombardo, accusato, in forma molto documentata, di avere presentato nel 2010 un gran numero di firme false a sostegno del proprio listino regionale.

Accanto alla Moratti, invece, scende direttamente in campo Silvio Berlusconi. Non è una novità, era già accaduto nel 2006, quando ottenne più di 53mila preferenze, per poi dimettersi, dopo avere dimostrato però da che parte stava la capitale economica del paese.  Stavolta la competizione sembra ancor più radicale e pre-politica, si confrontano visioni del mondo diametralmente opposte. Tanto che pure la musica ci si mette. Ornella Vanoni si candida nella lista pro-Moratti e Roberto Vecchioni invece preannuncia un concerto per Pisapia.

Il Nuovo Polo per l’italia, intanto, fa la sua parte con Manfredi Palmeri accusato dal sindaco, in maniera non troppo velata, di essere tra gli uomini colpevoli di aver intralciato il suo lavoro, per avere denunciato le infiltrazioni mafiose nel sistema degli affari milanese e preteso l’istituzione di una commissione anti-mafia del Consiglio Comunale – di cui è presidente uscente – avversata e boicottata dalle altre forze di maggioranza. Il candidato dell’area Fini-Casini-Rutelli è di una generazione più giovane dei suoi avversari – è del 1974, mentre Pisapia e Moratti sono del 1949. Sembra, per molti versi, un candidato perfettamente “mediano”. Radicato nella Milano liberale e moderata e nell’originario movimentismo berlusconiano, ma insofferente del berlusconismo devozionale che soffoca la classe dirigente del PdL ; estraneo ai circuiti dell’antagonismo e dell’estremismo, ma sensibile ad una richiesta di cambiamento “radicale” degli obiettivi e dello stile di governo, che arriva, trasversalmente, da destra come da sinistra. E’ impensabile che vinca. E’ possibile che il suo risultato scompagini – e di molto – il gioco dei suoi avversari

Dottor House (Pisapia), propone una città più felice, la zia per bene e sicura (Moratti), una Milano che lavora, seria, nebbiosa e operosa, il cugino che prova a ribellarsi (Palmeri) auspica la primavera: il quadro dei principali candidati sembra questo. La competizione è aperta. Fino all’ultimo giorno. E all’ultimo voto.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

2 Responses to “Sorpresa, Milano è in bilico. Per Palazzo Marino, la gara è aperta”

  1. Silla scrive:

    “Fusse ca fusse la vorta bbona!” (Per Pisapia, ovviamente). Ma io spero che i “meneghini doc” sapranno tradurre in milanese corrente, anche coi fatti, il famoso detto dell’indimenticabile Nino Manfredi

  2. la Moratti ed i legaioli rispediti a casa? magari!!!

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